hulk e witsel

hulk e witselCon la chiusura dei gironi di Champions i verdetti sono sotto gli occhi di tutti; tra illustre eliminazioni e sorprendenti qualificazioni, la coppa dalle grandi orecchie si avvicina alla fase eliminatoria in uno scenario, per certi versi, inaspettato. Le critiche hanno subito colpito, in maniera feroce, le ricche assenti, che con i loro ampi budget hanno passato il mercato estivo a rinforzarsi con l’obiettivo di fare ben a livello europeo; ma, mentre l’attenzione si è focalizzata sui colossi inglesi, in pochi si sono soffermati sul grave fallimento della squadra padrona del gas: lo Zenit.

A settembre, sfruttando i giorni extra del calciomercato russo, la società di San Pietroburgo aveva creato scalpore decidendo di accontentare le richieste dell’allenatore: così Luciano Spalletti aveva raggiunto il Portogallo e con un blitz aveva bruciato la concorrenza aggiudicandosi Hulk e Witsel, un affare da novantacinque milioni più l’ingaggio faraonico dei due. Con questa forte manifestazione di potere monetario la squadra dell’est mandava un chiaro messaggio: voler giocare alla pari con le grandi d’Europa. I fatti, però, hanno clamorosamente smentito gli intenti e  dimostrato che, paradossalmente, i soldi sono stati la causa del disastro.

spalletti zenitIl primo errore è stato sicuramente spendere un budget straordinario per portare alla propria corte dei grandi nomi, anziché concentrare le proprie risorse per rinforzare i reparti che ne avevano bisogno, come la difesa che non ha giocatori in grado di tener testa ad attacchi nella media europea. Di conseguenza, ecco il secondo errore, con il tecnico toscano che ha concentrato l’attenzione sulla fase offensiva della squadra e sulla valorizzazione dei nuovi acquisti, rendendoli il fulcro del gioco. Un’idea sciagurata, che qualsiasi difesa nella media europea ha potuto gestire, isolando i due e quindi immobilizzando la manovra della compagine russa. Oltre a questi problemi di scelta tecnico-tattica, col passare delle giornate ne è sorto un altro che sembra essere il più grave di tutti: uno spogliatoio spaccato tra la vecchia guardia, che si è stufata di fare il lavoro sporco e mal digerisce il pesante ingaggio dei nuovi, e gli ultimi arrivati, sempre più capricciosi e isolati sia in campo che fuori. Tutto questo si è visto contro il Milan, dove Hulk ha mal digerito, in maniera plateale, la sostituzione, nonostante per tutta la partita lui e i suoi compagni, Witsel a parte, si fossero ignorati a vicenda.

Queste situazioni rischiano di diventare la normalità soprattutto in squadre dove sceicchi o ricchi magnati possono permettersi di accontentare i capricci di ogni mercenario, destabilizzando lo spogliatoio e il lavoro dell’allenatore, con evidenti cali nei risultati. Sarò forse un inguaribile nostalgico, ma questo sport continua a dimostrare che spesso l’avere i soldi per comprare i campioni non è a priori un vantaggio, perché i soldi bisogna anche saperli usare.

0 Commenti a “Zenit, quando i soldi sono un problema

Rispondi