zeman sta fallendo

«Ogni movimento rivoluzionario è romantico, per definizione»
Antonio Gramsci

 

Zeman è un rivoluzionario, Zeman è romanticismo. Movimento, profondità, spettacolo, difesa alta, attaccanti mai domi e goleador scolpiti nel compensato, nel legno meno pregiato, dopo ore ed ore di corsa e salti sui gradoni degli spalti. Zeman odora di tabacco e di campi sabbiosi dell’Oratorio, sa di spuma nera bevuta di fretta e di palloni calciati al di là delle barriere, sulla provinciale oltre il muro. Per questo Zeman è romantico, per questo Zeman non potrà mai vincere.

 

 

Zeman stupisce con Cascione, Zanon, Rambaudi e Di Francesco ma delude con Lamela, Destro, Totti e De Rossi. Zeman, più che un uomo una sigaretta e come tale, alla fine, più fumo che arrosto. A Roma, capitolo 1°, stupì, divertì, colpì perchè la piazza non si aspettava nulla da lui e la squadra era ricolma di giovani corridori, umili e rampanti. A Roma, capitolo 2°, il boemo sta fallendo la sua rivoluzione, una rivoluzione che sa, purtroppo, di vecchio. Cacciato fuori dai piani alti del calcio italiano, con le sue ideologie calcistiche, per essere stato scomodo a molti, è tornato con la sua stessa flemma, la sua stessa sigaretta e la sua stessa visionaria idea di gioco. Ma se lui è lo stesso, tutto attorno è cambiato. I Rambaudi ed i Di Francesco sono l’immagine di un calcio anni novanta che oggi, sinceramente, fa tanto vintage e siccome non stiamo parlando di moda, beh, fa anche tanto ridere. Allora potevi stupire e, magari, anche vincere con una squadra di umili gregari, oggi no, neppure nella Serie A violentata dal ratto dei petrocammelli d’Arabia. Servono i campioni, ma Zeman non ama i fuoriclasse. Perchè? Chiaro, perchè è un rivoluzionario. I protagonisti delle rivoluzioni si bastano da soli, loro e basta sono i fuoriclasse, i fuori dagli schemi, i fuori dal Mondo che li circonda e non possono essere affiancati da altrettanti elementi di rottura, si infrangerebbe un precario equilibrio. Zeman, fosse per lui, vorrebbe undici Florenzi, altro che Totti, De Rossi o Lamela, vorrebbe undici uomini pronti a spaccarsi il culo nei campi piuttosto che passare mezzora dopo l’allenamento a pettinarsi ed a massaggiarsi i piedi con cui, dicono, dipingono calcio. Se poi si trova l’umile gregario con i geni del fuoriclasse, meglio (vedi Insigne), ma raramente capita.

 

È passato un mese da Inter-Roma a Juventus-Roma ed in un mese è cambiato il mondo giallorosso, la rivoluzione è stata sventata, gli equilibri sono stati ristabiliti. Con le stesse idee con cui aveva affranto i cuori nerazzurri, Zeman e tutto ciò che lo circonda s’è infranto contro l’Hulk bianconero. Zeman ha sempre ignorato il calcio che girava intorno a lui, per lui c’era solo L’IDEA, la sua idea, e per questo è stata una Caporetto. La sua idea, la rivoluzione, l’utopia, non c’è più, non c’è a Roma, non c’è negli uomini che ha a disposizione, non c’è nel modo di giocare, non c’è nel modo di attaccare, non c’è nel modo di affrontare la partita. La Roma è stata, da inizio stagione, una involuzione continua: da rivoluzionario a riNvoluzionario.
A Trigoria, forse iniziano ad essere stanchi di rivoluzionari. Prima Luis Enrique, ora il ritorno di Zeman, quindici anni dopo ed una generazione calcistica dopo. Kafka diceva che “ogni rivoluzione evapora, lasciandosi dietro solo la melma di una nuova burocrazia” e i lupacchiotti lo stanno provando sulla loro pelle. Forse è vero anche che gli uomini non fanno la rivoluzione più volentieri della guerra. Guardate Totti: chi glielo fa fare, a 36 anni suonati, di mettersi a sgambettare sulla fascia come un Sansovini qualunque, di cambiare nuovamente stile di gioco quando la sua carriera inizia a battere gli ultimi rintocchi? E De Rossi? Una vita calcistica dedicata alla Roma, lui, Capitan Futuro, un supereroe de noantri, che ha detto no a tutti pur di vincere a Roma ed ora si trova, per l’ennesima volta, a dover ricostruire dal nulla e la vittoria è sempre più una chimera.

 

Zeman è romanticismo ma è anche l’emblema di un calcio che, probabilmente, non potrà più essere e non sapete quanto effettivamente spero di sbagliarmi, perchè a me la spuma nera ed il campo sabbioso dell’Oratorio piacevano, eccome se mi piacevano.

 

«Le rivoluzioni costano carissime, richiedono immensi sacrifici e, per lo più, finiscono in cocenti delusioni»
Tiziano Terzani

 

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

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