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«A Madrid nessuno mi aveva mai dedicato un coro». Basterebbe questo e poco altro per comprendere la personalità di Gonzalo Higuain, l’attaccante del Napoli edizione 2013/2014, quella dell’era post-Cavani.
Higuain nasce in Bretagna, Francia, Brest per la precisione durante l’unica avventura calcistica fuori dall’Argentina del padre Jorge Higuain, “El Pipa”. Gonzalo ha avuto un’infanzia agiata, figlio di un calciatore professionista e di una pittrice “Zacarias”, palesemente non è il prototipo del ragazzino delle “villas miseria” ( il tipico agglomerato di baracche dei sobborghi argentini che prende il nome del romanzo di Bernardo Verbitsky). 124118974-ad238dc8-45ab-4b0b-a4db-ee488c231ddaÈ cresciuto con l’amore dei genitori, a pane,calcio ed arte. Lo stesso amore che avrebbe voluto rivivere una volta arrivato a Madrid dal River Plate, con l’etichetta di prossimo crack del calcio mondiale, e con la benedizione di Diego Maradona. A raccontarla tutta la sua storia con il Real è stata più che positiva. 107 gol in 191 partite, cinque trofei e la convinzione generale che Gonzalo non fosse l’ennesimo talento sprecato. Nella stagione 2009-2010 segna addirittura di più del nuovo numero 9 del Madrid, un certo Ronaldo, Cristiano, piazzandosi secondo nella classifica marcatori spagnola dietro solo all’extra-terrestre. Da quella stagione in poi però, il rapporto di Higuain con la Casa Blanca non è, e non sarà più lo stesso. Segna, tanto, ma spesso e volentieri entrando dalla panchina, a gara già risolta. Si capisce che non è più lui il centro del progetto, tutti gli allenatori del Real (al di fuori di Mourinho) non lo vedono praticamente mai, favorendogli prima Raul e Van Nisterlooy,entrambi a fine carriera, e dopo Benzema che a volte cammina, mentre Gonzalo corre, veloce. Durante la scorsa estate è sul mercato, lascerà Madrid dopo sei anni ed una valanga di gol.

Si ma perchè? e soprattutto perchè nessuno gli ha mai cantato un coro? Ovviamente non può essere facile diventare idolo dei tifosi tra i Blancos, palati raffinati abituati a Di Stefano, Zidane ed al Fenomeno. Tuttavia l’opinione più diffusa in Spagna è un’altra. Come recitano le pagine di whoscored, in un interessantissimo articolo di confronto tra lui e Cavani, la questione è prettamente “politica”. Higuain non è un Galactico, non fa parte della stirpe dei Zidanes y Pavones, non è un uomo di Florentino Perez (nel frattempo, misteriosamente tornato alla presidenza). Il presidentissimo blanco ha un’altra idea, gli investimenti milionari, i contratti, le presentazioni faraoniche, impongono che il Real sia fondato su Benzema, Kakà, Di Maria prima e mister 100 milioni Gareth Bale poi. Gonzalo invece è “soltanto” un grande giocatore, il suo nome non è mai sulle prima pagine, lui fa gol, non gossip, le sue maglie non vendono come dovrebbero, ma lui gioca bene. Come si sente spesso ripetere in “Melinda & Melinda” (film capolavoro di Woody Allen) lui «non è un nome».

Eppure. Nel 2006 Raymond Domenech, allora CT della Nazionale Francese, aveva provato a convincerlo ad indossare la maglia dei galletti, in occasione degli imminenti Mondiali. argentinaLa risposta di Gonzalo, pur dopo qualche pensiero, fu eloquente, nonostante non fosse ancora stato convocato dall’Argentina, “Nací en Francia un poco por casualidad, pero soy argentino. Es lo que siento y quiero”. Yo soy Gonzalo. Ci riproverà ancora Domenech, nel 2009, a convincerlo. Stavolta però non ci sarà neanche il minimo dubbio a riguardo. Il CT dell’Argentina è diventato Maradona. Higuain giocherà i Mondiali con la casacca albiceleste, e lo farà da titolare, lasciando in panchina quel Milito che aveva appena vinto tutto con la sua Inter, allenata proprio da Jose Muorinho.

La storia del passaggio di Gonzalo alle Merengues è, come quasi tutte le storie che coinvolgono il Real, alquanto strana, e ci permette una digressione abbastanza singolare. Per sei mesi, durante il 2007, il cartellino di Higuain è in comproprietà tra River e Locarno. L’allenatore del Locarno però non avrà mai il piacere di allenare il “Pipita”, ne tantomeno ci andrà mai vicino. La questione è prettamente collegata ad un giro, più o meno lecito, di denaro e calciatori intrapreso sovente dalla HAZ con le squadre argentine in difficoltà finanziarie. Anche nel trasferimento di Higuain c’è lo zampino della HAZ (società facente capo a Zahavi, ma collegata in qualche modo a Abramovich), che ancor prima di pagare l’intera somma ai Millionarios, gira il cartellino dell’allora diciannovenne argentino al Real in cambio di 13 milioni, effettuando una vera a propria operazione di speculazione finanziaria, e ricavandone un profitto di 7 milioni netti. Lo stesso giochino è ripetuto spesso da altre società di questo tipo nell’ambito dello “smercio” di giocatori (soprattutto argentini) in campionati europei (i casi Mascherano e Tevez ad esempio).

Nell’agosto del 2012 Higuain gioca, e segna, nella finale di Supercoppa di Spagna contro il Barcellona. Forse è questo che lo convince a restare nonostante le insistenti voci che lo vogliano alla Juventus. Higuain-Benzema-Mourinho-2013-reutersLa stagione 2012/2013 ancora una volta non è deprimente per Gonzalo. Gioca 28 partite segnando 16 gol in campionato, alternandosi in maniera quasi spasmodica con Benzema, ed anche se secondo la stampa spagnola “Benzema gioca in casa e Higuain in trasferta”, Mourinho ha piena fiducia in lui, lo apprezza, al punto da offrire (secondo voci di mercato) sessanta milioni lo scorso gennaio per portarlo al Chelsea, altro che Eto’o. Fiducia. In nome della quale lo Special One minaccerà la dirigenza del Real con la famosa frase “O Van Nisterlooy (tornato in splendida forma ad Amburgo) o Morata”. Gonzalo nel 2011 s’era infortunato abbastanza seriamente, e lui Benzema proprio non vuole farlo giocare. Ma tant’è, Mou e la dirigenza Blanca non hanno mai avuto un gran feeling, non condividevano prettamente le stesse idee e le loro strade si dividono presto. Cosi come quelle di Gonzalo e del Real Madrid. Nell’estate del 2013 Higuain lascia quello che è forse il club più prestigioso al mondo per ricominciare. Tutto lascerebbe presagire che questa volta il matrimonio tra l’ex numero 20 e la Juventus si farà, se non fosse che «un vero argentino non gioca a Torino».

Gonzalo Higuain arriva a Napoli, al Napoli, per la cifra record di circa 40 milioni, un contratto che prevede accorgimenti anche per quello che riguarda i diritti d’immagine (record anche quello). Quando Gonzalo arriva nel capoluogo campano capisce subito che qui le cose sono diverse. higuain napoli arrivoLa gente lo ama. Lui, il “Pipita” è l’asso scelto per rimpiazzare uno dei più prolifici giocatori della storia del Napoli, “El Matador”. Anche l’argomento soprannome è interessante. Higuain è il “Pipita”, in quanto figlio del “Pipa”, il tubo, chiamato cosi per le dimensioni non proprio proporzionate del suo naso. Caso vuole che “el pipita” in Argentina viene anche utilizzato, pare, per indicare un ragazzino particolarmente sveglio, vivace, l’equivalente dello scugnizzo napoletano. Sull’ultima definizione non scommetteteci, ma di certo il soprannome di Gonzalo non è “El Pepita”, ad indicare il suo talento.
«Un vero argentino non gioca a Torino». Eravamo lì. Higuain arriva all’aereoporto dove ad attenderlo c’è questo coro, a fare da cornice ad un bagno di folla difficilmente immaginabile, anche da chi, come lui, voleva essere semplicemente amato. La prima parte della stagione è buona, ma non indimenticabile, Higuain fatica a trovare la via del gol con costanza, seppur le sue prestazioni lascino intravedere tutta la classe di una vera pepita, d’oro. Poi qualcosa cambia, il Napoli cambia.

L’11 dicembre dell’anno appena passato, il Napoli affronta l’Arsenal in una gara che vale il passaggio del turno in Champions League. Il Napoli deve vincere, e sperare che la corazzata Borussia Dortmund non batta il Marsiglia, ultima della classe nel girone. Oppure può battere battere la squadra di Wenger con 3 o più gol di scarto, a condizione che il Borussia non faccia lo stesso. Servirebbe quindi un miracolo. Eppure. Al 22′ del primo tempo il Marsiglia pareggia il gol del Borussia. Al Napoli adesso basta solo vincere, con qualsiasi scarto. Ma la partita è bloccata, e se pur gli uomini di Benitez giocano meglio, sprecano tanto davanti a Szczesny. Servirebbe una magia, di un fuoriclasse. In quella serata, Gonzalo ci vede l’opportunità di una vita, il momento giusto per diventare protagonista, e ricevere l’amore che ha sempre cercato. lacrime arsenalGioca una partita magnifica il pipita ed al minuto 72 si inventa una rasoiata che infila l’incolpevole portiere polacco. Il Napoli è in vantaggio, la squadra di Klopp bloccata. Higuain è il re di Napoli. Sarebbe una magnifica storia da raccontare, quasi una favola. Il ragazzo pieno di talento, che ha assaggiato il Santiago Bernabeu, il palcoscenico più famoso del globo, arriva a Napoli e trascina gli azzurri agli ottavi di Champions League. Colui che non ha mai avuto un coro dedicato, si prende la devozione eterna di un’intera città. Ma nel calcio non tutto va sempre come deve, ed a due minuti dalla fine il Borussia va in vantaggio per 2-1. Agli azzurri adesso servono due gol nello spazio di 4/5 minuti. Ne fanno uno, con una prodezza di Insigne, uno scugnizzo. Non basta. Il Napoli è fuori dall’Europa ed il sogno di Gonzalo si è infranto, e lui scoppia in lacrime.

Quelle lacrime, quell’attaccamento dimostrato da Higuain, gli sono valse (insieme alle sue prestazioni) un posto privilegiato nel cuori dei tifosi napoletani, popolo che pretende, ma che rende indietro con gli interessi. Quelle lacrime, sono una naturale conseguenza quando hai sensazione che il tuo sogno si sia distrutto. Stavolta però, la sensazione di Gonzalo è sbagliata. La gente lo ama, per le lacrime, per la passione, per un talento a momenti sconfinato. Non possiamo sapere come finirà l’avventura di Higuain con la squadra partenopea, quali risultati insieme raggiungeranno, quali trofei alzeranno. Di una cosa si può essere certi, adesso il figlio di “Zacarias” e del “Pipa”, il ragazzino prodigio dei Millionarios, quello fatto fuori dalle strane politiche del Real Madrid, lui, Gonzalo, ha qualcuno che lo ama, qualcuno pronto a dedicargli un coro.

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