messi accerchiato milan-barça

messi giù«Bisognerebbe marcarlo a uomo». Queste parole di Silvio Berlusconi saranno risuonate nella mente di Allegri per decine di ore nel prepartita. Il Conte Max sapeva bene che nel momento in cui l’eroe della serata fosse stato Leo, sarebbe successo quello accaduto a Dino Zoff. Ovvero, saluti e grazie.
Ma non ce n’è stato bisogno. Laddove tutti corrono, Messi passeggia pigramente lungo l’out sinistro, cercando di risolvere l’ennesimo cubo di Rubik che solo le difese italiane sono in grado di offrirgli.

Già, la statistica parla chiaro: mai in gol su azione e prestazioni così così contro l’Inter (3 partite), Milan (5 sfide) e anche con l’Udinese nel lontano settembre 2005 in un vittoria per 4-1 dei blaugrana che vide Messi in campo per oltre un’ora. Risultato: 3 gol su 56 in Champions alle difese italiane e tutte avvenute su calcio di rigore.

Che sia un fuoriclasse lo si vede a metà primo tempo: salta Constant con una facilità disarmante e quasi ti illude che il calcio sia pura banalità, che sia uno sport accessibile a tutti. Ma il giocatore più forte al mondo, l’uomo che contende a Maradona e Pelé la palma di migliore di tutti i tempi, ancora una volta ha steccato alla Scala. È come se contro le difese realmente organizzate e collaudate per reggere il suo impatto, l’argentino non riuscisse ad essere sé stesso, né quello che scardina le difese (?!) della Liga, né quello che rifila 5 gol in novanta minuti in Champions al Leverkusen.

messi accerchiato milan-barçaIl calcio italiano ha nel proprio sangue l’arte del sapersi difendere, e allora caro Leo ti rivolgo un invito: vieni in Italia e prova a segnare 91 gol in una stagione. Di sicuro reti ne farai a raffica, perché non tutte le squadre in Italia sono attrezzate al livello del Milan nell’impostare una partita come quella di ieri sera, e non tutte le squadre in Italia hanno un allenatore che ieri sera si è laureato a pieni voti in tattica e marcatura, ma certamente non chiuderai le partite in goleada come ti capita ormai sempre più spesso in Spagna. Lì, la tua squadra parte già con l’1-0 nel tabellino. Ma lì, in Spagna, non trovi un Mexes, un Samuel, un Lucio o un Nesta pronti a prenderti a calci piuttosto che farti passare. Non troverai mai gente come Cambiasso, Gattuso, Ambrosini o Motta pronti a scendere a patti con il diavolo pur di fermarti.

The italian job, insomma, fin qui ha funzionato: 699′ minuti in campo, 3 gol su rigore, uno ogni 233′. Per l’argentino che viaggia alla media in carriera di un gol ogni 90′ nella Liga e uno ogni 106′ in Champions equivale quasi a un digiuno. Chissà se la squadra più titolata al mondo riuscirà a resistere nell’inferno del ritorno, ma di indizi che fanno una prova ormai ne abbiamo parecchi. E allora cara Pulce vieni in Italia e prova a fare 50 gol in 37 partite!

 

Rispondi