zamparini iracondo

Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura che la via era smarrita. Proprio così, mi guardavo intorno da mesi, e francamente non ci capivo nulla. Tanto poco ci capivo che infine mi sono perso. Nel mio confuso vagabondare mi sono imbattuto in questo tizio, che mi ha detto: “Io sono il Calcio. Tu ne sei il dio, ma l’essenza del calcio sono io, che è ben diverso. Seguimi, e ti mostrerò la verità.” E visto che intorno a me più che scontatezze, baruffe da bar sport e lamentele non c’era nulla, l’ho seguito senza indugio.

zeman lussuriosoCi siamo trovati in una landa desolata e povera di ogni cosa, dove un gruppetto di animelle correva all’impazzata inseguito da sciami di api e vespe, nel tentativo di fuggire da queste e raggiungere una strana insegna senza nome. A capitanare questa triste combriccola ho visto Claudio Lotito, e ho chiesto alla mia guida dove diavolo eravamo finiti. “Qui penano in eterno gli ignavi“, mi ha detto lui, “gente che si è accontentata di vivacchiare su quello che aveva, senza osare mai ed adeguandosi sempre alla legge del più forte”. Ci siamo allontanati da lì, per ritrovarci immersi in una violenta bufera, dove veniva sbattacchiato qua e là niente meno che Zdenek Zeman. “Ecco i lussuriosi“, diceva il Calcio, “che troppo hanno amato il piacere di quello che facevano, senza pensare che questa loro fissazione sarebbe stata la loro rovina”. Abbiamo proseguito il nostro viaggio, e poco dopo abbiamo incontrato un uomo che faticava le pene dell’inferno nel tentativo di spingere un enorme masso chissà dove. Quel tizio mi ha visto e mi ha detto: “Quanto denaro ho sperperato, nell’inseguire una vana gloria che mai nemmeno ho raggiunto! Così tanti i soldi che ho buttato via, così poche le vittorie che ho raggiunto! E ora mi ritrovo qui, a soffrire per l’eternità insieme ad altri prodighi”. Ci siamo allontanati dallo sceicco Mansour, per arrivare alla palude dello Stige, dove gli iracondi erano immersi nel fango della loro stessa rabbia. Non mi sono sorpreso più di tanto nel vederci sguazzare Maurizio Zamparini: con un po’ più di ragionevolezza e senza lasciarsi prendere dalle foghe dell’ira nel gestire i suoi allenatori, forse il Palermo non sarebbe retrocesso.

zamparini iracondoEccoci allora giungere di fronte a una schiera di dannati tutti accovacciati a terra sotto una torrenziale pioggia di fuoco. Uno mi sembrava di conoscerlo. “È proprio Mino Raiola”, mi ha detto il Calcio, rispondendo alla mia curiosità, “senza dubbio il più grande degli usurai, che ha fatto di me uno strumento di guadagno a danni di altri, fregandosene di ciò che questo sport è veramente.” Lo confesso, con un leggero compiacimento mi sono rimesso in cammino. Siamo arrivati a pochi passi da alcune strane fiammelle, dentro cui ardevano i consiglieri fraudolenti, che tanto male consigliarono fino quasi a raggiungere il dolo. Ho fatto un leggero cenno con la mano a Marco Branca, e me ne sono andato via subito. Finalmente siamo giunti alla fine di questo doloroso viaggio, nella più profonda cavità dell’Inferno, dove Lucifero in persona dilaniava i corpi dei tre peggiori traditori: Ronaldo, Luis Figo e Christian Vieri, rei di aver violato quanto di più sacro ci sia nel mondo del calcio: la fede dei tifosi. Io ero sbigottito, rattristato e spaventato da quanto avevo visto. Pare proprio che questo sport non faccia sconti. Che sollievo uscire a riveder le stelle.

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