coupe henri delaunay

Un mio professore diceva che la grazia è una circostanza esterna, non prevista, che mette in ordine il corso della vita. Capita. Non te la meriti, non l’hai scelta. Capita. Non so se si può definire così, ma per lo meno la somiglianza lasciatemela fare: arrivano gli Europei e d’un tratto ci si scorda del gol di Muntari, della terza stella della Juve, non si tifa più né Inter, né Napoli, né Roma. Ci sono solo gli Azzurri, e 56 milioni di abitanti circa, da rivali, d’un tratto, diventano fratelli. Tutti sotto lo stesso tetto. Tutti orgogliosi di essere italiani, di vivere nella nazione più bella del mondo.

 

Quest’anno, ormai come al solito mi vien da dire, si comincia in salita. Diranno che siamo “mafiosi”, che non ci è bastato Calciopoli per ridare purezza al nostro calcio; diranno che siamo tra le nazioni che stanno trascinando l’Europa verso il baratro, con la minaccia “spread” sempre d’attualità; diranno che oltre alla forma, il nostro calcio manca anche di contenuti: lo dimostrano il ranking uefa e gli scarsi risultati dei club nostrani oltralpe.

 

Forse non si ricordano però del grande Impero Romano, capace di dare segni di civiltà ad ogni angolo del mondo allora conosciuto; forse non si ricordano dei monaci benedettini che hanno ricostruito l’Europa seguendo la regola “ora et labora”; forse non si ricordano di Cristoforo Colombo o di un certo Durante di Alighiero degli Alighieri che hanno dato un contributo indispensabile alla crescita culturale e sociale del globo – per non parlare di Michelangelo, Leonardo, Giotto, Petrarca, Manzoni, etc…

 

Mancanza di memoria? Rinfreschiamogliela: chi ha causato e amplificato la crisi che ora bussa invadentemente anche alle nostre porte? E quali sono i club più indebitati al mondo? E gli scandali calcistici sono vivi solo da noi, oppure Giggs, Cole e chi più ne ha più ne metta possono insegnarci qualcosa?

 

La verità è che l’Italia è indiviata e attaccata perchè ha caratteristiche assenti nel resto del mondo: la capacità di adattarsi a ogni circostanza, di ripartire dal nulla, di caricarsi tutto sulle spalle e di assumersi le proprie responsabilità, la capacità d’inventiva, l’estro. Ci attaccano perchè ci temono. Ma non sanno un’altra cosa: a parole sono anche capaci, ma sul rettangolo verde comandano i fatti.

 

10 giugno 2012: comincia il nostro cammino. Non sarà facile. Lo sappiamo. Ma noi ci siamo, alziamo la testa, camminiamo fieri, compatti, uniti. Siamo l’Italia! Siamo gli Azzurri! Noi siamo l’arte, noi siamo la cucina, e checchè ne dicano, NOI SIAMO IL CALCIO! Non saremo quello tecnico, quello dei gol da cineteca, ne quello del fair play. Ma nel calcio conta solo una cosa, e a Berlino, qualche anno fa, abbiamo dimostrato di poterla conquistare.

 

Stringiamo i denti, serriamo i ranghi, siam pronti alla morte l’Italia chiamò!

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