verratti pescara

Marco Verratti, classe ‘92, numeri da fuoriclasse e il futuro in mano, salvo colpi di scena passerà al Paris Saint Germain per una cifra intorno ai 14 milioni di euro. Grandi italiane (ma è giusto continuare a chiamarle “grandi”?) bruciate dai petrodollari parigini, e il prospetto più promettente del nostro calcio che emigra all’estero.

Ed allora è lecito chiedersi dove stia l’errore di fronte a questo “furto” che priva la serie A di un giocatore che sarà in pianta stabile nel prossimo ciclo della nazionale.

 

È davvero colpa degli sceicchi, che con le loro faraoniche offerte falsano il mercato sbaragliando la concorrenza? Per molti il problema sta proprio nell’assoluta mancanza di criterio nell’uso dei soldi da parte dei nuovi padroni del calcio europeo, che quando desiderano un giocatore non badano a spese e sono pronti a tutto pur di portarlo a casa. Ma siamo sicuri che l’offerta per il talento pescarese sia davvero eccessiva? Certo, 14 milioni per un diciannovenne sono tantissimi, eppure nessuno si scandalizza all’idea che l’Inter (o un altro club europeo) possa accaparrarsi le prestazioni di Lucas Moura, stessa età di Verratti, per una cifra ben maggiore (si parla addirittura di una trentina di milioni). La verità è che i nostri club sono anche disposti a fare dei sacrifici economici per dare una sterzata alla qualità della propria rosa, ma non se i soldi sono da investire in un calciatore italiano. L’esotico esercita ancora un grande fascino sulle dirigenze (e le tifoserie) dei nostri club, cosicché per ottenere uno come Verratti ci si inventano comproprietà con inserimento di altri giocatori nella trattativa (vedi Juve), mentre per un brasiliano o un argentino non ci si fanno problemi a mettere sul tavolo ingenti cifre cash. Viene così il dubbio che se si fosse chiamato Verrattinho o qualcosa di simile anche Juve, Milan o Inter avrebbero alzato l’offerta ai livelli di quelli del PSG.

 

Si potrà obiettare che Verratti non ha mai calcato i campi di Serie A, ma forse che Lucas lo abbia fatto? Andatevi a guardare alcune gare del campionato brasiliano, e vi accorgerete che la nostra Serie B ha poco da invidiare. E in quattro anni tra Lega Pro e Serie B, con l’ultimo campionato a livelli strepitosi, il centrocampista biancazzurro ha dimostrato di essere pronto per il calcio che conta. Ma anche in questo caso è emersa la mancanza di coraggio da parte dei top club italiani nel decidere di puntare forte (per il dopo Pirlo nel caso della Juve, per il nuovo ciclo nel caso di Inter e Milan) su un giovane italiano.

 

A questo punto a far saltare la trattativa ormai conclusa con il PSG può essere solo il giocatore stesso. Perché se è normale che una piccola società come il Pescara non dica di no ad un offerta simile per un gioiello coltivato in casa, solo il cuore pescarese di Verratti potrebbe dire di no alla cascata di milioni in arrivo da Parigi. Ma certo non si potrà biasimarlo se deciderà di abbandonare la sua città per un contratto che gli garantirà quasi due milioni all’anno, e soprattutto per accettare l’offerta di chi ha dimostrato di credere veramente in lui. Di chi, anziché proclamare per mesi che puntava forte su di lui senza però mai presentare uno straccio di offerta decente, ha deciso che per costruire un squadra vincente in Europa ci volesse Marco Verratti, diciannovenne, italiano.

 

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Leggo Tex Willer e fumo Camel Light.

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