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Non vedevamo l’ora, e questo week end il gong della Coppa del Mondo di Sci è finalmente arrivato, con la tradizionale apertura in quel di Soelden, in Austria. Sabato è andato in scena il Gigante femminile, in un contesto ambientale già prima della partenza parecchio agitato per l’annuncio del definitivo ritiro di Tina Maze e le voci che vorrebbero Anna Fenninger (pardon, Veith) incinta e quindi fuori dai giochi anche per questa stagione. Oggi è stata la volta degli uomini, fra i quali è tornato a gareggiare quel magnifico campione che è Ted Ligety, fermo da fine gennaio per infortunio. Al netto dell’assenza di due dei principali contendenti alle rispettive sfere di cristallo, Lindsey Vonn e Aksel Lund Svindal, è stato un week end entusiasmante, che ha offerto sì qualche minima indicazione per la stagione appena iniziata ma soprattutto che ha messo in mostra alcuni spunti tecnici da stropicciarsi gli occhi.

medium_2016-10-23-30c929217dDonne: la Gut fa paura. Cominciamo, per galanteria e cronologia, dalla gara femminile di sabato. Il Gigante rosa, orfano per vari motivi di Veith, Vonn e Rebensburg, aveva nel duello Gut-Shiffrin uno dei temi più interessanti, oltre alla curiosità di vedere all’opera l’ottima squadra di specialità azzurra nonché gli eventuali progressi di promesse ancora non sbocciate e per le quali cominciano a sorgere più di una perplessità, Weirather su tutte. La prima manche aveva già offerto risposte soddisfacenti a tutti e tre gli interrogativi. Lara Gut si è letteralmente divorata il Rettenbach, marcando un’abissale distanza dalle altre grazie soprattutto alla capacità di aver trovato le linee perfette per dare il giusto il ritmo ad una pista che, altrimenti, o ti addormenta o ti massacra: 1.42 alla Shiffrin seconda e una mano e tre quarti già sulla prima vittoria stagionale. Già, la Shiffrin, presentatasi a Soelden con un’impressionante quantità di muscoli in più rispetto a quando l’abbiamo lasciata alle finali di Sankt Moritz dello scorso anno. Il motivo, dice Mika, è avere ancor più sicurezza nelle prove tecniche e avere la giusta base per tentare di prendersi qualche punto anche nella velocità. Funzionerà, di sicuro, ma per il momento la Shiffrin è apparsa leggermente imbolsita, priva di quella straordinaria delicatezza e armonia che ne ha segnato finora i successi.

marta-2Bene, benissimo le italiane, in particolare due atlete da cui ci si aspettava un certo tipo di risposte: Sofia Goggia, dopo gli interminabili calvari degli ultimi anni, e Marta Bassino, chiamata a mostrare di aver raggiunto la giusta maturità necessaria per competere a questi livelli. In ambo i casi, sono arrivati segnali eccellenti. Ci si aspettava di più, forse, da Federica Brignone, trionfatrice all’apertura della scorsa stagione. Il quarto posto a fine prima manche a poco meno di due secondi dalla Gut lasciava apertissima la strada per il podio ma precludeva ogni speranza di vittoria: pace. Disastro totale per la detentrice della coppa di specialità Eva-Maria Brem (che però siamo certi si rimetterà presto sulla giusta carreggiata), ma soprattutto per Tina Weirather e Ragnhild Mowinckel: certo, la norvegese si è presentata al cancelletto con un paio di fratture (e non è un modo di dire) e perciò può considerarsi sufficientemente giustificata, ma stiamo parlando di due atlete attese al salto di qualità ormai da troppi anni, e il dubbio che non ci si trovi di fronte, alla fine dei conti, a due reali crack si fa sempre più pressante.

La seconda manche ha complessivamente confermato i risultati della prima, denotando la magnifica condizione di Lara Gut, che più delle altre sembrerebbe aver avuto dalla propria una preparazione fisica già pressoché ottimale, l’impressione che la Shiffrin, non appena si scioglierà un pochettino potrà tornare ad essere, se non più di prima, devastante, e le ottime prospettive del team italiano (che brava la Bassino, al primo podio in Coppa del Mondo!), in attesa che profili come Elena Curtoni, che ha patito un brutto infortunio in Sud America appena un paio di mesi fa, tornino ad essere al top delle proprie possibilità. La lotta per la generale, in ogni caso, sembra essere destinata al trittico Gut-Shiffrin-Vonn, con l’incognita Veith, e, perché no, alla mina vagante Viki Rebensburg, che chissà che non riesca a sfruttare la sua straordinaria polivalenza per mettere in difficoltà la classifica delle altre contendenti. Lo sapremo non appena tornerà dall’infortunio che l’ha costretta ai box in questa prima tappa stagionale.

2016-10-23T122813Z_1916168282_LR1ECAN0YMQ4Q_RTRMADP_3_ALPINE-SKIINGUomini: Hirscher e Pinturault da impazzire. Ben più aperta (e spettacolare) è stata la gara maschile, dove due fuoriclasse assoluti quali Marcel Hirscher e Alexis Pinturault hanno steso sul ghiaccio del Rettenbach un manto di classe che più luminosa non si può. Durante la prima manche, l’austriaco, partito con il pettorale numero 3, ha aggredito il Rettenbach con la consueta grinta e, soprattutto, straripante potenza, che gli hanno permesso di condurre linee vertiginose come fosse un tratto di scorrimento qualsiasi. E siccome Soelden le gambe le spezza, e parecchio, il tutto ha assunto contorni ancor più eclatanti, tanto che, una volta giunto al traguardo con quasi un secondo su Fanara, si è ben pensato che la gara fosse già bella che finita. E invece è spuntato fuori un Pinturault in condizione smagliante, quella delle quattro vittorie di fila della scorsa primavera, che non possedendo il tasso muscolare di Hirscher ha saggiamente deciso di affrontare il Rettenbach con una perfetta gestione di intraversate nei punti peggiori e curve da manuale dove queste erano possibili, chiudendo davanti all’austriaco di 17 centesimi e lasciando presagire una seconda manche da brividi. Cosa che, puntualmente, è accaduta: davanti a tutti c’è Neureuther, che già sa che per l’ennesima volta gli toccherà a breve lasciare la piazza più alta del podio a qualcun’altro, e ora tocca ai magnifici due. Parte Hirscher, aggressivo al limite della cattiveria, potente, veloce, al secondo intermedio è già avanti di più di un secondo. Poi succede che tutto questa cattiveria lo fa andare un pelo lungo in uscita di curva, e la pendenza del muro del Rettenbach non perdona: swwwassshh, Marcel e in terra. In terra? Macché! Con un colpo di reni disumano si ritira in piedi in un fazzoletto, e riprende la sua discesa. Ok, che numero, ma quanto avrà perso? Al traguardo è 67 centesimi avanti a Neureuther… Roba da matti, da non crederci nemmeno a vederlo.

A questo punto vien da pensare che ormai sia fatta, che nemmeno lo straordinario Pinturault di questi tempi possa opporsi ad una tale e manifesta superiorità. E invece ecco che il francese concede un saggio di tecnica che andrebbe studiato in ogni scuola sci: trova in fretta il ritmo perfetto, intraversa il giusto, senza mai esagerare, trovando velocità e linee armoniche, mai violente, e taglia il traguardo con 7 decimi di anticipo rispetto a Hirscher. Pazzesco.

Chiosa dedicata al pessimo inizio degli azzurri: si salva solo De Aliprandini, dato alla vigilia come il più in forma dei nostri e capace di ottenere un ottimo decimo posto. Ma poi è il vuoto: Nani è l’ombra di se stesso, Eisath, al solito, ben figura nelle prime 10-12 porte per poi addormentarsi inesorabilmente in un ritmo da esercitazione, Moelgg non conclude la manche. Urge un rapido cambio di marcia, a cominciare da una condizione atletica apparsa tutt’altro che ottimale e dal recupero di quella cattiveria agonistica fondamentale per poter dire la propria in una disciplina che, a partire dall’anno prossimo quando finalmente si tornerà a sci con raggi di curva adatti ad un Gigante come si deve, vedrà ulteriormente aumentare la concorrenza per i tanti velocisti che vi si cimenteranno. Forza, perché il talento c’è.

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