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La partita di martedì sera tra Juventus e Shakthar Donetsk ha messo in luce una serie di questioni tecnico-tattiche, inerenti al gioco dei torinesi, interessanti per il prosieguo della stagione degli uomini di Conte e anche per gli avversari che li dovranno affrontare.

 

Anzitutto il 3-5-2, modulo classico utilizzato dai bianconeri, si esprime al meglio quando i torinesi prendono il campo per tutta la partita giocando tutta la gara con il piede sull’acceleratore; capita raramente di vedere un match della Juve deciso dal colpo di un campione (l’ultimo giocata di questo tipo forse è stata la punizione di Del Piero con la Lazio).

In sintesi se la Juve gioca male e si fa schiacciare dall’avversario pareggia (fino ad ora è comunque imbattuta). Le poche volte che è capitato di vedere la Juve in balia dell’avversario (vedi primo tempo con Milan, Napoli e Inter lo scorso anno, più gran parte del match con lo Shakthar), i torinesi hanno fatto molta fatica a riprendere in mano il gioco, dovendo a volte aspettare la pausa per prendere fiato e capire cosa stesse succedendo (vedi Milan e martedì). Insomma la Juve per vincere deve fare gioco.

 

Il 3-5-2 bianconero è però figlio di un unico modo di impostare le partite che, se sfruttato al massimo delle caratteristiche dei suoi interpreti, permette ai bianconeri di schiacciare qualsiasi avversario. L’obiettivo è infatti quello di frastornare l’avversario con il ritmo, le accelerazioni e gli inserimenti dei centrocampisti (vero reparto stratosferico dei campioni d’Italia).

La manovra juventina solitamente ruota intorno all’azione passante dai tre “cervelli” della squadra: Bonucci, Pirlo e Vucinic. I quali impostano il gioco a seconda della zona del campo dove si trovano con lanci lunghi (Bonucci), precisi (Pirlo) oppure aprendo gli spazi per l’inserimento dei compagni (Vucinic).

Fondamentale è infatti per il gioco che vuole Conte il compito che svolgono gli altri quattro giocatori che compongono la linea mediana bianconera. Gli esterni di centrocampo (solitamente Lichtsteiner e Asamoah) sono decisivi ai fini dell’equilibrio difensivo (quando difende bene la Juve è messa con un 5-1 (Pirlo)-2-2), ma allo stesso tempo è vitale il loro lavoro di attaccare gli spazi dietro i difensori esterni e inserirsi tagliando la difesa avversaria da sinistra a destra (Asamoah col Genoa) o viceversa (Lichtesteiner col Parma). In più la capacità di saltare l’uomo in velocità mettendo dentro palloni interessanti per le punte (che in questo momento latitano) conferma l’importanza che hanno le ali in questo modulo.

 

Ma ancora più utile è il ruolo svolto dai due centrocampisti interni Vidal e Marchisio. Sono loro i veri insostituibili del centrocampo di Conte; loro impongono il ritmo alla squadra, si buttano in tutti gli spazi che le punte o gli esterni mettono a disposizione sfruttando alla perfezione gli assist col contagiri di Pirlo. Quando l’italiano e il cileno sono al massimo della forma tutta la Juve gira alla perfezione perché come loro due ha “un’anima aggressiva” che se esplode fa sfracelli ma se viene minimamente tarpata va totalmente in confusione.

Guardare le due sfide di Champions per credere. A Londra fu Vidal il vero trascinatore (con una gamba sola) incattivito contro tutto e volenteroso di azzannare la preda in maglia blues, martedì sera a Torino uno spento cileno ha fatto da spettatore non pagante a una spenta Signora. Anche nella stagione passata i grandi match avevano visto come protagonisti il duo di centrocampo, rispettivamente Marchisio con le milanesi e Vidal contro Roma e Napoli.

Martedì contro lo Shakhtar il duo di mediani si è preso una giornata di ferie (forse anche perché costretti a faticare molto in fase difensiva, dove Willian non dava punti di riferimento e Mikitharian obbligava Pirlo a fare quello che non sa più fare cioè difendere). Il problema è che se loro non attaccano lo spazio, che comunque Matri non ha creato, e le fasce sono bloccate Pirlo non sà chi servire; se in più aggiungiamo che Vucinic non era in serata e la profondità con cui giocavano gli ucraini non permetteva a Bonucci di salire palla al piede per tentare di impostare ecco spiegato lo scialbo, e immeritatissimo, pareggio europeo.

Insomma più che preoccuparsi della tutela del cervello (Pirlo) forse è il caso di stare attenti anche alla corsa di Vidal e agli inserimenti di Marchisio. Sembrano sempre di più questi fondamentali a dettare i tempi alla Juve.

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