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Arrivo al cinema, di corsa. Non voglio perdere l’inizio ma, come sempre, sono in ritardo.
Una famiglia perfetta, grazie”. Sala 2, ci siamo.
Mi siedo e sono pronta.
Finalmente un film italiano che mi aveva incuriosita. Il trailer, parte del cast e le tematiche trattate promettevano bene. Immaginate di essere asociali, affaticati dalle vostre scelte, annoiati della vita. Immaginate di voler controllare tutto voi, almeno il giorno di Natale. Di poter scegliere moglie, figli, madre, fratelli. Di poter scegliere ogni singola battuta da dire, solo per un giorno. Un giorno perfetto, in cui la vostra famiglia è, a tutti gli effetti, perfetta. In cui perfino voi siete perfetti.
una famiglia perfettaPare interessante provare a scoprire, in un film, se la famiglia (prima, fra tutte le cose che abbiamo, che non ci scegliamo noi) sarebbe meglio se fosse costruita, finta, preparata, studiata. Se potesse essere scelta in ogni dettaglio e resa luogo di perfezione.
L’idea è buonissima. Un uomo, tendenzialmente matto, che paga degli attori per fingersi la sua famiglia, il giorno di Natale. E, classico ma non scontato, impara qualcosa.
Temi come la solitudine, l’amore per la moglie e quello filiale, la fedeltà.
Un immenso braciere di buoni propositi e spunti interessanti, spento in un istante da una secchiata gelida fatta di tre terribili componenti: metà del cast deludente, un vertiginoso calo della credibilità, uno scadere nel solito trito trash italiano che dovrebbe farci vergognare di gran parte del nostro (contemporaneo) cinema.
Sergio Castellitto (che interpreta Leone) e Claudia Gerini (Carmen) la fanno da padrone: applausi a due bravi attori che, nonostante tutto, tirano la storia verso picchi intensi e coinvolgenti.
Poi mani sugli occhi, onde evitare di inciampare sulle espressioni vuote della Crescentini, e soprattutto mani sulle orecchie, per evitare di sentire una voce monoespressiva come quella dell’esordiente (e, per favore, fermati qui) Eugenio Franceschini.
Un vero peccato, perché l’idea di base era forte. Poteva essere, finalmente, un film interessante e intenso. Si poteva andare in profondità di cosa significa la famiglia, di cosa significhi ritrovarsi un determinato padre, un determinato fratello, perfino una determinata persona da amare. E, a dirla tutta, c’è un momento in cui il film sembra cogliere questo punto: perché anche se te la scegli, la famiglia, non è mai come la vorresti.
Leone scrive parola per parola un copione da recitare, ma tra un’avventura e l’altra (qui è dove, per intenderci, esplode il trash in cui il cinema italiano degli ultimi anni ci ha trascinati), si impone il fatto che ha davanti persone vere, e non immagini di una vita che vorrebbe, e le deve accettare.
Da salvare, forse, c’è il finale, che fa sperare in qualcosa di buono, perché nella vita di Leone fa irruzione, finalmente, la realtà, e lui (si spera) comincia a guardarla.

una famiglia perfetta 2Una famiglia perfetta è l’evidente risultato di un’occasione sprecata. Una grande possibilità, quella di dipingere personaggi profondi in bilico tra finzione e realtà, quella di scavare al fondo della solitudine umana, quella di far emergere la potenza del bisogno di amore che ognuno porta dentro. Possibilità buttate via in un film che, in fondo, un po’ delude. Che non è all’altezza di un’idea originale, che usciva dai soliti cinepanettoni di cui ancora (qualcuno mi spieghi perché) non ci siamo annoiati, e che invece uscirà presto dalle sale e rimarrà un vago ricordo nella mente dei 15 spettatori in sala con me.

Che bello sarebbe stato mettere un’impostazione teatrale, giocare sui ruoli, puntare sull’improvvisazione, dare spazio alla vera comicità italiana che c’era nei film di una volta…
Ma il lamento lascia il tempo che trova, e possiamo impegnarci ad indicare un lato positivo: questo è comunque un buon inizio. 

Una famiglia perfetta è il segno che qualcuno ha ancora buone idee.
Adesso basta solo trovare qualcuno in grado di realizzarle.

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