bettini_e_gli_azzurri

Il ciclismo e Vinokoruv ci hanno regalato l’ennesimo finale inaspettato, pochi avrebbero previsto un simile ordine di arrivo al termine della prova olimpica svoltasi sabato scorso.

 

Il ciclista kazako, che a settembre smetterà, ha così concluso una fantastica carriera, seppur macchiata da un anno di squalifica per doping. Chiude così un cerchio di importanti piazzamenti e vittorie iniziato proprio con le Olimpiadi del 2000 dove si era classificato secondo alle spalle di Ullrich, permettendo in quel frangente al Kazakhistan di ottenere la prima storica medaglia olimpica.

 

Vino non era certamente tra i favoriti ma è stato bravo prima ad inserirsi nella fuga e poi a chiudere per primo allo scatto di Uran nel finale; nello sprint la maggior esperienza e lucidità gli ha permesso di trionfare.

Il breve e poco impegnativo strappo di Box Hill alla lunga è quindi risultato decisivo: lungo questi pochi chilometri di salita si sono consumati i vari tentativi di fuga tra cui quello finale risultato poi decisivo per le sorti della gara. Bettini aveva quindi visto giusto nel prevedere che una fuga sarebbe andata a buon fine. Proprio la squadra italiana è stata la più attiva nel promuovere un tentativo da lontano, prima con Pinotti e poi con Paolini e Nibali che sono stati bravi a rimanere davanti anche quando si sono mossi spagnoli e svizzeri.

 

Non si può comunque parlare di fallimento della squadra inglese, perché nonostante non sia riuscita a controllare la corsa gli sforzi fatti per tenerla unita sono stati ammirevoli. Vedere il fresco vincitore del Tour tirare e sacrificarsi per i compagni non può colmare l’amarezza per una medaglia perduta, ma rimane comunque un grande spettacolo di unità e dedizione alla causa. Corridori come Millar o Froome se inseriti nella fuga avrebbero potuto sicuramente dire la loro, ma la decisione presa, di correre tutti uniti in favore di Cav, non è mai stata revocata, e bisogna rendere atto della volontà con la quale hanno perseguito questa scelta.

 

Anche la squadra azzurra ha eseguito alla perfezione gli ordini di Bettini, l’unico rammarico è dato dal fatto che Modolo non è riuscito ad entrare nell’azione promossa da Cancellara che poi successivamente si è riportato sui primi: al ciclista veneto sono mancate le gambe e gli uomini giusti per entrare nell’azione decisiva. Nibali ha ancora una volta dimostrato di essere  tra i ciclisti più forti e temerari del panorama internazionale, i suoi continui attacchi hanno contribuito a rendere dura la corsa e a portare a termine la fuga. L’importante lavoro della squadra, nonostante non sia stato finalizzato al meglio, rende fiduciosi per il mondiale di settembre, dove il percorso sarà favorevole ai nostri uomini di punta che, se supportati da una squadra all’altezza, potranno ottenere risultati prestigiosi.

 

Concludendo bisogna dare ancora spazio al vincitore, un corridore cui la macchia del doping nulla toglie alla sua ferrea volontà: nel 2011, dopo un brutto infortunio, voleva ritirarsi, ma la voglia di lasciare un ultima traccia di sé lo ha spinto fino all’Olimpiade di Londra, dove la strada gli ha permesso di chiudere la propria storia ciclistica nel modo più prestigioso.

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