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Attenti a quei due, Zlatan e Thiago, lo zingaro e il dragone, i due giocatori più importanti del Milan di una volta.

Al primo era stata promessa la maglia numero 10, all’altro la fascia da capitano. Ma sono parole perse nel vento. Eravamo abituati a vederli passeggiare per le strade del centro di Milano. Ora solcheranno gli Champs Elisee, magari brandendo una baguette, dimentichi ormai degli amari caffè milanesi.

 

Manca solo l’ufficialità, ma Ibra e Thiago sono i nuovi giocattolini dello sceicco Nasser Al-Khelaïfi. Presidente del PSG. Il calcio non è posto per nostalgici, governa il cash.

Queste sono le ultime due vittime sacrificate sull’altare del fair play finanziario.

Ieri sera Mino Raiola ha assicurato allo svedese un triennale di 12 milioni a stagione, mentre per il brasiliano il contratto era impacchettato da tempo: 7,5 milioni di euro, ovviamente netti.

Il caffè non sembra così amaro per Galliani. “Ti farò un’offerta che non potrai rifiutare” recitava in accento siciliano Al Pacino nelle vesti del Padrino. I tempi sono cambiati ma il risultato è lo stesso. Alle casse del club rossonero infatti, affluiranno 62 milioni di euro, una miniera d’oro in tempo di crisi, ma l’operazione totale ammonta addirittura a 170 milioni, tra ingaggi e premi dei giocatori.

 

Ora ci chiediamo che ne sarà del Milan che verrà? Puntare sui giovani o prendere due grandi campioni?

 

Il 60% dei tifosi spera che la società torni a puntare su nuove promesse, all’interno di un progetto serio, magari nel lungo periodo, così da tornare a vincere tra tre, quattro anni.  Man United style per capirci. Vedremo che sarà.

Ciò che è certo è che questa società ha sempre puntato a vincere e continuerà a farlo. I tifosi rossoneri non sono nuovi agli addii illustri (vedi Shevchenko e Kaka), e nonostante questo il club in questi anni è rimasto sulla cresta del calcio europeo. Perciò la parola d’ordine è fiducia nella società! Avendo nella coda dell’occhio il disegno di legge sugli stadi, approvato ieri alla Camera dei Deputati, ormai fonte di profitti indispensabile per una società.

 

Una critica va a Platini, patron “super partes” del calcio europeo, che ancora nulla ha detto sul comportamento del PSG, profondamente contrario alle direttive UEFA sul fair play finanziario. Un richiamo formale sarebbe doveroso in quanto la condotta è scorretta nei confronti dei club che già cercano di allinearsi in vista della normativa FPF, che prevede l’esclusione dalle coppe a chi non ha i bilanci in regola, ma solo dal 2020.

 

Per adesso il calcio degli sceicchi continua per la sua strada, ma l’UEFA dovrebbe intervenire, perché un atteggiamento del genere comporta un sbilanciamento del valore degli ingaggi su tutto il panorama europeo.

E i risultati si vedono…

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