mou guardiola

mou guardiola barçaIl calcio non è uno sport come gli altri, ma forse a ben vedere nessuno sport è uno sport come gli altri. Nel calcio per entrare nella storia non basta vincere, dominare e riscrivere record, no, serve altro. Per entrare nella storia bisogna entrare nel cuore dei tifosi, regalare emozioni, stupire e lasciare impresso nella memoria il pensiero che non si è mai visto prima nè si vedrà mai più nulla del genere. È sempre difficile capire del calcio presente cosa entrerà a pieno diritto nella storia e cosa invece resterà solo una statistica, un freddo e impersonale numero.

Eppure ci sono personaggi, momenti, partite davanti ai quali si ha la netta sensazione di stare assistendo a qualcosa che fra anni verrà ricordato e raccontato da vecchi giornalisti o semplici tifosi, orgogliosi di poter dire alle nuove leve calcistiche: io c’ero, l’ho davvero visto con questi miei occhi. Giusto per intenderci sono sicuro che calciatori del calibro di Messi e Ronaldo (O Fenômeno intendo, il brasiliano) fra anni saranno annoverati nel pantheon dei talenti più puri della storia del calcio insieme ai vari Pelè, Maradona, Garrincha. E squadre come l’Inter del triplete o l’Italia di Germania 2006, sebbene forse non avessero il tasso tecnico e la qualità di altre squadre, hanno lasciato un segno nel cuore dei propri tifosi che neanche il tempo riuscirà a cancellare.

C’è però nel panorama calcistico attuale un duello, una sfida, che sta pian piano assumendo proporzioni epiche, e che sicuramente verrà ricordato come uno dei più entusiasmanti del calcio moderno, e non sto parlando della contesa (peraltro impari) tra Messi e Cristiano Ronaldo per il titolo di miglior giocatore al mondo, ma bensì dell’ormai pluriennale rivalità tra due dei più preparati tecnici del panorama mondiale: José Mourinho e Pep Guardiola.

609104_20130624_pep_guardiolaOgni volta che i due si incontrano la partita esula dai binari dell’ordinario, qualunque sia la posta in gioco, per entrare nella dimensione dell’epica. Sarà per i due modi totalmente distanti di intendere il calcio; sarà per l’opposta concezione di come rapportarsi con giocatori, tifosi, giornalisti e avversari; sarà perché si sono più e più volte affrontati alla guida di due squadre storicamente divise da una rivalità che esula il piano sportivo (Barcellona e Real Madrid), ma ogni volta non sembra di assistere ad una semplice partita di calcio, ma una battaglia in campo aperto tra due grandi eserciti dell’antichità, sembra di assistere dalle mura della città di Troia alla guerra tra gli eroi greci e quelli troiani.

Ieri sera tale duello ha raggiunto il punto più alto fino ad ora toccato: sebbene la posta in gioco non fosse la più alta (la Supercoppa Europea conta il giusto) la sfida ha regalato emozioni che raramente il calcio riesce a regalare. Entrambi i tecnici si sono insediati sulle rispettive panchine solo da questa stagione ma arrivavano all’appuntamento con la storia in molto diverso: da una parte Guardiola era già al crocevia della stagione e forse della propria esperienza bavarese, perdere, dopo la lezione subita da parte del Dortmund in Supercoppa tedesca sarebbe stato un disastro, sarebbe stato come prendere una squadra invincibile e portarla alla rovina (chissà quanti giornali già avevano pronto un titolo simile così fino al 120°…), dall’altra parte Mourinho dopo essere tornato da figliol prodigo nella società dove più si è sentito amato (assieme all’Inter) sognava già di ricambiare tutto l’affetto dei propri tifosi con la vittoria di un titulo ai danni della squadra più forte del mondo.

the thrilla in manillaNella partita si è concentrato tutto ciò che di meglio il calcio può offrire, giocate di altissimo livello (Ribery e Hazard hanno letteralmente fatto scuola), erroracci degni dei peggiori campi di periferia, tatticismi estremi e schemi saltati per aria come coriandoli, e per dare al tutto un gusto più magico, è stata la lotteria dei rigori a decidere a chi sarebbe spettata la gloria e a chi il disonore. Alla fine gli dei del calcio hanno premiato chi forse meritava meno, ma non è questo che in fondo rimane, ciò che rimane è la consapevolezza di avere assistito ad un duello degno del mitico Thrilla in Manila, Mohammed Alì SV Joe Frazier: un duello che entrerà nella storia.

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