Motor Racing - Sebastian Vettel File photo

Motor Racing - Formula One World Championship - 2014 Abu Dhabi Grand Prix - Paddock Activity - Yas Marina CircuitIn genere il giorno dopo un gran premio dovremmo essere intenti ad analizzare ogni minima sfaccettatura della gara celebrando il pilota vincitore, soprattutto in un annata, quella corrente, che vede due piloti di talento darsele di santa ragione nella lotta per il mondiale con una monoposto nettamente più forte della concorrenza. E invece, dopo il Gp di Singapore e appena prima di quello del Giappone, fu Christian Horner, Team Manager della RedBull, a mettere in ombra l’incredibile sfida al vertice, confermando le indiscrezioni che davano Sebastian Vettel in procinto di lasciare la scuderia che lo ha cresciuto e poi consacrato per accasarsi nella leggendaria Ferrari. Ieri è arrivata anche l’ufficialità. Fernando Alonso saluta e se ne va, non senza delle comprensibili frecciatine («Ho guidato benissimo, ma senza risultati»), Vettel saluta e arriva.

La scelta della Ferrari di assicurarsi le prestazioni del quattro volte Campione del Mondo, segue un progetto di rinnovamento già ampiamente annunciato da qualche mese a questa parte dai volti nuovi della dirigenza di Maranello, senza però ricominciare tutto da zero. Sì, perché per convincere uno come Vettel a diventare il proprio portabandiera non basta una storia ricca di successi, ma serve soprattutto offrire certezze di competitività nel breve-medio periodo, altrimenti un pilota del suo calibro, raggiunti i 27 anni ed essendo all’apice della propria carriera, difficilmente avrebbe accettato di perdere gli anni migliori solo per la “tradizione” della scuderia. Anche se non si possono negare le difficoltà evidenti che sta vivendo la Ferrari. E allora ecco un primo contatto tra Vettel e il Dio della Formula 1, Der Kaiser Michael Schumacher, che nel 1996 passò in una Ferrari disastrata.

(SP)BRAZIL-SAO PAULO-F1-MOTOR RACE-QUALIFYING SESSIONLa figura di Vettel, in Italia, divide molto gli appassionati, che usano spesso come vero e proprio ring di scontro i siti e i blog riguardanti il mondo dei motori. Se da una parte i detrattori ritengono Sebastian la più grande “sòla” (tranquillo Marchionne, stavolta non c’entra) della storia della F1, accusandolo di essersi trovato semplicemente nel posto giusto al momento giusto, dall’altra i sostenitori più agguerriti lo hanno innalzato a pilota perfetto paragonandolo spesso, e qui ci vorrebbe un minuto di silenzio, ad un’altra Divinità di questo sport, il grande Ayrton Senna. È ovvio che la verità non risiede né in una né nell’altra parte, e proprio per questo ci vorrebbe un giudizio il più possibile obbiettivo, che mettesse da parte qualsiasi coinvolgimento emotivo. Ci proviamo.

Il valore complessivo del pilota non può essere messo in discussione: quattro titoli mondiali, seppur disponendo della miglior monoposto, non sono frutto del caso e considerando i risultati conseguiti dall’ex teammate, Mark Webber, ciò dovrebbe essere ancor più chiaro; è necessario quindi riconoscere che ci troviamo di fronte ad un vero e proprio campione, capace di imporsi all’attenzione degli addetti ai lavori sin dai suoi esordi nel mondo dei motori, soprattutto grazie a ciò che fece nel corso degli anni passati in Toro Rosso, durante i quali, oltre a ottimi piazzamenti, ottenne anche una clamorosa vittoria nel Gp di Monza del 2008. La sua fortuna, o colpa considerando il trattamento che gli viene riservato da molti tifosi, è quella di essere arrivato in una RedBull talmente competitiva, grazie in particolar modo al fondamentale lavoro di quel genio che all’anagrafe risponde al nome di Adrian Newey, da consentire a Sebastian di giocarsi prima il campionato al suo esordio nella stagione 2009 (vinto da Jenson Button al volante di una BrawnGP ritenuta da molti irregolare), e poi di dare alla luce un impero lungo quattro anni. Questi tifosi mai ammetterebbero, neppure sotto tortura, i meriti indiscussi del pilota. Ma hanno torto.

39Dunque va detto che Vettel è un Campione, con la C maiuscola. Trovo però particolarmente fastidiosa quell’aura mistica che molti altri appassionati hanno costruito ad arte attorno al loro prediletto, tappandosi gli occhi d’innanzi ad un’altra evidenza, ossia che il suo percorso all’apice della F1 è stato molto più in discesa rispetto a quello di altri campioni affermati e che quindi, nonostante i quattro titoli, abbia ancora tanto da dimostrare. In particolare, deve farci vedere di poter competere ad alti livelli anche quando la monoposto non è all’altezza e la fortuna gli è avversa, cosa che in questo tribolato anno non gli sta riuscendo, essendo arrivato spesso dietro Ricciardo e non avendo ottenuto alcuna vittoria contro le 3 del meno titolato compagno di squadra.

La fiducia per il nuovo progetto Ferrari c’è, ma non può essere incrollabile viste le recenti delusioni, soprattutto da parte di coloro che al momento si trovano spaesati venendo a mancare quello che per 5 anni è stato l’unico punto fermo ed affidabile della scuderia, Fernando Alonso. Va anche detto che l’arrivo di un pilota giovane, ma allo stesso tempo esperto,veloce e tanto titolato, è il segnale lampante che la Ferrari vuole fare sul serio e vuole farlo a breve. La sfida è di quelle difficili, apparentemente impossibili, ma dovesse andare bene, Vettel dimostrerà una volta per tutte di potersi sedere al tavolo dei Grandi di questo sport, trionfando con una monoposto diversa dal fulmine RedBull, scrivendo il suo nome nella storia e soprattutto tornando a scrivere quello della Ferrari, ormai assente ingiustificata da troppi anni.

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@Thommy_Serafini

5 Commenti a “Un cavallo di razza per il cavallino rampante

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