Zanetti mazzarri

Il momento di un addio ha sempre nascosto in sé un qualcosa di dolce. C’è il dispiacere, la nostalgia, ma tra le pieghe emotive di un addio si nasconde anche il sapore zuccherato della consapevolezza di ciò che è stato e della curiosità verso ciò che sarà. Per questo motivo gli addii, seppur icona dei momenti tristi, diventano spesso piccole o grandi feste, dove i ricordi in cui tutti noi ci culliamo quotidianamente sono in grado di miscelarsi per dare vita ad un grande benvenuto per il domani, più che un ciao allo ieri. Il calcio italiano però, davanti agli addii, ha spesso dimostrato di avere le papille gustative emotive leggermente fuori bolla ed invece del sapore dolce si è spesso preferito dare ascolto solamente all’amaro che, in egual maniera, un addio offre.

fbd5e43bfdeec8aa430bd07938b250d2_mediagallery-pageLa festa con cui San Siro ed i tifosi nerazzurri hanno salutato Javier Zanetti sabato sera è stato un momento che ha saputo tappare la bocca a chi, nella settimana post Genny ‘a Carogna, ha provato immenso piacere a tingere di un color marrone vivo (chi vuol intendere intenda) qualsiasi discorso legato al calcio. Le emozioni pure, gli applausi, i cori ed il vero amore dimostrato verso un protagonista storico e, a questo punto, leggendario del mondo Inter sono state certamente il dolce sapore di un addio che oramai era scritto da un pezzo. Nonostante ciò non è stato difficile trovare, in una sera così bella, l’amaro: la Curva tristemente vuota ed i fischi per Mazzarri. Circa la Curva vuota c’è poco da dire… Giusta o sbagliata che sia la regola della oramai nota discriminazione territoriale, durante Inter-Napoli i tifosi nerazzurri della Nord erano assolutamente consapevoli del fatto che i loro cori avrebbero portato ad una squalifica del settore e, di conseguenza, al fatto che non avrebbero potuto assistere dal vivo all’addio del loro capitano. Hanno scelto dunque, consapevolmente, di continuare una battaglia tutta loro piuttosto che la via della tregua per poter salutare il loro beniamino. Hanno optato per l’egoismo piuttosto che per i sentimenti più puri del nostro calcio, è stata una scelta che in pochi hanno avuto voglia di sottolineare.

Ben diverso è invece il discorso legato ai fischi per Walter Mazzarri. Il tecnico di San Vincenzo non ha schierato dal primo minuto Zanetti ed al momento della lettura delle formazioni lo stadio ha espresso tutto il proprio disappunto attraverso i fischi. Il web, in un attimo, s’è scatenato nella lapidazione (sia chiaro, puramente sportiva e oratoria) pubblica dell’allenatore, reo di non aver reso merito e rispetto alla carriera del 4 interista. Tutto ciò nasconde però un’ipocrisia di fondo, un’incapacità di discernere i ruoli che tifosi, giocatori ed allenatori ricoprono nel mondo del pallone. Mazzarri è l’allenatore e come tale deve compiere delle scelte che ritiene corrette per raggiungere gli obiettivi che gli sono stati dati. L’Europa League, dopo lo scempio del derby, non era ancora certa e la sfida con la Lazio diventava così un match decisivo. Per questo motivo Mazzarri aveva l’obbligo di schierare l’undici titolare che più riteneva corretto e dopo una stagione intera in cui Zanetti è stato riserva di Jonathan ed in cui in mezzo al campo ha più volte preferito Kuzmanovic a tanti altri, perché mai avrebbe dovuto schierarlo titolare?

Calcio: serie A, Inter-LazioBisogna stare attenti a non confondere una scelta con “il giusto” o “lo sbagliato” assoluto ed è possibile che, come dicono in tanti, Zanetti sia ancora oggi superiore a molti suoi compagni che quest’anno hanno giocato titolari, ma il punto è che nel momento in cui Mazzarri e l’Inter si giocano ancora tanto, è giusto che sia l’allenatore a prendersi le proprie responsabilità ed a compiere le scelte che ritiene migliori. Per lui Zanetti non è mai stato un titolare e non poteva esserlo in una sfida importante per il suo posto di lavoro e per la classifica dell’Inter, tutto qua. Dopo che il primo tempo ha offerto un risultato abbastanza tranquillo, ha deciso che poteva lasciare spazio alle emozioni, fregandosene delle tattiche. Zanetti la sua standing ovation l’ha presa, gli applausi sono venuti giù dagli spalti come un’onda dell’Oceano a sommergere tutti i presenti, la festa c’è stata. Cos’ha rovinato Mazzarri? Nulla. Si possono contestare tante cose al tecnico toscano quest’anno, molte scelte, molti atteggiamenti, ma in questo caso i fischi e le critiche piovutegli addosso sono state un piccolo inciampo altrui, non suo. Ed il tutto mentre molti, troppi, tacevano di quei seggiolini lasciati vuoti al secondo verde di San Siro, dove si è scelto di continuare una battaglia che, seppur giusta, poteva e doveva esser messa da parte in vista di una serata così.

Un addio non dev’essere sempre felice a tutti i costi, non si può pretendere di forzare un’emozione, ma in questo tipo di addii è un peccato non gioire. Questo tipo di addii dovrebbero essere dolci come il miele ed invece, nel nostro calcio, spesso non si riesce proprio a gustarsi il momento. In questo quadro un applauso in più (come se ce ne fosse bisogno) se lo merita ancora una volta Javier Zanetti che non ha detto una parola contro il suo allenatore, quando forse qualche sassolino avrebbe tranquillamente potuto toglierselo. Ha dimostrato una volta di più di essere intelligente nella vita oltre che sul campo. Sarebbe bello poter tornare indietro e trasformare qualcuno di quegli inutili fischi in altri ed ancora più forti applausi per un grande calciatore che saluta il campo per lasciare spazio al futuro.

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

Un commento a “Un applauso in più, un fischio in meno

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