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Mi presento, mi chiamo Marco e sono nato nel 1989, avvolto in una sciarpa rossonera. Ma il 24 maggio 2009 mi sono promesso che mai sarei tornato a vedere una partita del Milan in curva, non con loro.

Maldini ritiro ansaQuel giorno Paolo Maldini dava il suo ultimo saluto da Capitano del Milan. A San Siro. Quel giorno gli ultras della Curva Sud hanno pensato bene che 24 anni di successi non bastassero per tributare il giusto omaggio al più grande giocatore della storia del club. Piuttosto hanno ritenuto che alcune frasi e atteggiamenti (che peraltro ritengo corretti), che andavano in controtendenza con il comportamento della gran parte del sistema calcio sottomesso all’influenza del “tifo” organizzato, andavano puniti con una bella contestazione con tanto di fischi e striscioni.

Tralasciando il seguito di questa vicenda, con la mancata difesa da parte della dirigenza milanista al proprio giocatore simbolo ed il bel saluto dell’Artemio Franchi allo stesso, quello di cui voglio parlarvi e su cui vorrei far riflettere tutti i tifosi del calcio italiano è il ruolo sempre più importante e invadente degli ultras nel calcio nostrano. Due sono stati gli episodi che mi hanno fatto tornare alla mente il mio personale astio verso i cosiddetti ultras: il mancato scambio tra Vucinic e Guarin e lo spostamento del Derby della Lanterna, giocatosi alla fine lunedì sera alle ore 20:45 quando invece era stato programmato per la domenica alle 12:30.

Partendo dall’ultimo episodio in ordine cronologico, la prima domanda che mi sono posto è stata: “ma non era stato detto che queste stracittadine non si sarebbero potute giocare in notturna per problemi di ordine pubblico?”. È chiaro che si parte già da una situazione ai limiti dell’assurdo, in quanto in nessun altro Paese in cui si pratica questo sport a certi livelli, mai mi sarei potuto porre questa domanda. Ricapitoliamo però quanto successo. Venerdì 17 gennaio la Lega Calcio comunica l’anticipo di Genoa-Sampdoria alle 12:30 di domenica 2 febbraio. Appresa la notizia le curve delle due squadre si sono dichiarate subito contrarie a questo orario, annunciando il boicottaggio della partita accompagnato dalle violente frasi scritte sui muri di Marassi. A seguito di questi eventi, venerdì 31 gennaio, in una riunione durata 13 min (dalle 10.13 alle 10:26), la prefettura decide di spostare il derby a lunedì sera. La motivazione? Meglio non fare giocare la partita in concomitanza con la fiera di Sant’Agata, che si svolge a San Fruttuoso, un quartiere vicino a Marassi.

Coreogfrafia Genoa ansaDue cose non riesco a capire. Perché una fiera rionale ed il derby di Genova non si possono svolgere nello stesso giorno? Sono due occasioni di festa, nel segno della tradizione genovese, che certamente potevano convivere e magari portare più persone sia all’uno che all’altro evento. Cosa che credo, di questi tempi, i commercianti della fiera avrebbero sicuramente gradito. L’altra cosa che non riesco a comprendere è il perché sia stata presa la decisione di spostare il match, solamente 48 ore prima del suo inizio, a due settimane di distanza dallo stabilimento della data da parte della Lega, dato che già si sapeva che ci sarebbe stata la Fiera. L’unica risposta che riesco a darmi è che ancora una volta in questo paese, in questo calcio malato, si è voluto cedere al ricatto di personaggi discutibili, personaggi che stanno avendo un ruolo sempre più determinante. Un ruolo legittimato direttamente dai prefetti, dalle società o dai giocatori (vedi consegna delle maglie dei giocatori del Genoa ai loro ultras durante una partita sospesa da questi ultimi). Non possiamo accettare parole del tipo «la decisione è stata presa per venire in contro ai tifosi» pronunciate dall’Assessore regionale allo Sport, o quelle del Secolo XIX «la decisione accontenta un po’ tutti». Gli unici che sono stati accontentati sono gli ultras e non quei tifosi che aspettano la domenica per poter andare allo stadio e che magari preferivano l’“orario del panino” al gelo delle 20:45, molti dei quali hanno poi chiesto il rimborso del biglietto a Genoa e Samp. 40 emittenti e 200 paesi collegati, con il derby della Lanterna visto anche in Asia. Questi sarebbero stati i risultati se il fischio d’inizio fosse stato domenica alle 12:30. Questo per dire, con le parole di Caressa, che «il calcio deve essere vendibile» se vogliamo vedere le nostre squadre avanzare nelle competizioni internazionali e potersi permettere giocatori di livello internazionale e non solo scarti delle grandi d’Europa.

Tra l’altro lunedì, alle ore 21, s’è giocata anche Manchester City – Chelsea, che già partiva da presupposti niente male e s’è rivelata una delizia calcistica per appassionati e non. Secondo voi, in Asia, ma anche in Italia chi non tifa Genoa o Samp, quale partita avranno guardato? Tutto questo perché gli organi competenti dello Stato, si sono arresi agli ultras delle due tifoserie, gli stessi che si fanno la guerra dentro gli stadi, ma che per l’occasione si sono trovati in piena sintonia. Un altro dato voglio citare, contro chi sostiene che la partita sia stata spostata anche per una questione di visibilità (sempre il solito assessore): le presenze medie allo stadio per le partite delle 12:30 è maggiore della media generale (24.500 spettatori contro 23.500). Mi viene in mente un’affermazione che troppo spesso si sente in Italia, cioè che in questi casi “abbiamo perso tutti…”. Forse non gli ultras, che probabilmente non sono interessati al rinnovamento della Serie A ed a vedere grandi campioni giocare nelle loro squadre. Anche perché molto spesso le partite non le guardano, essendo più interessati a guardare la curva avversaria pronti allo scontro…

VUCINIC-GUARIN, LA TRATTATIVA E' RIPARTITAL’altro episodio che voglio menzionare, a dimostrazione del troppo potere che viene concesso agli ultras, è sicuramente meno dannoso per il calcio italiano ma comunque molto negativo per una società, l’Inter, che si è dimostrata ancora una volta troppo fragile. Sto parlando ovviamente del mancato scambio tra Guarin e Vucinic. La premessa è che sono d’accordo con tutti i tifosi, interisti e non, che si sono espressi contro questa trattativa. Detto ciò credo sia assolutamente inaccettabile, per un normale tifoso o un semplice appassionato di calcio, assistere alla ridicola resa da parte di una dirigenza di una della squadre più titolate d’Italia alla volontà degli ultras. Riepilogando l’accaduto, tutto inizia con il tridente Branca-Ausilio-Fassone, capitanato, o forse no, dal neo-presidente Thohir, che in gran segreto, in una notte, avevano messo in piedi una trattativa con i dirigenti della Juventus, per scambiare il ventisettenne Guarin, a cui mister Mazzarri non è ancora riuscito a dare un’impostazione tattica, con il trentenne Vucinic, ormai terza o quarta scelta del parco attaccanti di Conte. L’accordo tra le società c’era e in ballo c’erano solo alcuni milioni richiesti dall’Inter come conguaglio. Il giorno dopo, la notizia trapela e giornali, televisioni e radio non fanno altro che parlare di questo scambio. Nel frattempo è stato trovato l’accordo per i giocatori, tanto che Vucinic svuota il proprio armadietto a Vinovo e va a sostenere le visite mediche per la sua nuova squadra. Ma, diffusasi la notizia, inizia una rivolta sui social network di tutti i tifosi interisti, dai più noti ai meno noti, e non si sprecano battute da parte dei tifosi delle altre squadre.

La tifoseria organizzata, invece, vuole prendere parte a questa trattativa, dirama un comunicato in cui indica lo scambio come «la goccia che fa traboccare il vaso…» e molte persone si riversano sotto la sede dell’Inter intonando cori contro la dirigenza nerazzurra, in particolare contro il dg Fassone. La dura protesta degli ultras interisti culmina nello stop alla trattativa da parte di Thohir, direttamente dall’Indonesia, con annessa indignazione da parte della dirigenza bianconera. Sembra che il “Tycoon” indonesiano abbia carpito l’umore della piazza, rimanendo folgorato come accadde ad un certo Paolo sulla via di Damasco, capendo che la trattativa non si sarebbe dovuta concludersi. Una vera e propria “dichiarazione di dipendenza” che ha fatto gioire i “tifosi”, che sotto la sede passano da cori contro tutta la società Inter a cori cori solo contro Fassone e la Juventus. Tutto ciò senza la minima lungimiranza. Guarin e Vucinic sono giocatori, ma prima di tutto, come ha detto bene anche Chiellini, uomini, a cui è stata data una parola che poi non è stata mantenuta. Oltretutto per giorni il colombiano è stato abbandonato dalla sua società senza capire cosa ne sarebbe stato del suo futuro calcistico. Così oggi Mazzari si ritrova in squadra un giocatore demotivato, che, se non reintegrato in squadra, vedrà perdere drasticamente il suo valore.

Dare in mano agli ultras le chiavi del mercato dell’Inter è stato però un altro passo indietro per tutto il calcio italiano. È proprio in questi momenti che una società si dovrebbe dimostrare forte, anche nel prendere decisioni palesemente errate. Se una decisione viene presa dai dirigenti, non può certo essere delegittimata da un gruppo di persone che non sono sul libro paga della società e che oltretutto ogni domenica fischia i propri giocatori allo stadio per 90 minuti.

downloadVorrei appellarmi quindi a tutti i tifosi e gli appassionati di questo magnifico sport. Ovviamente non sta a noi fare qualcosa per cambiare questa situazione, ma per troppo tempo nella mente dei ragazzi le curve e gli ultras sono state visti come dei miti, i veri tifosi delle squadre di calcio. Io gli unici ultras che vorrei vedere tutte le domeniche allo stadio, invece, sono i figli di Denis e Conti. Non verrà mai sospesa una partita per causa loro. Piuttosto ci fermeremo tutti noi, a guardarli mentre abbracciamo loro padre dopo un goal. Cantare un coro allo stadio è una sensazione bellissima, urlare a San Siro insieme ad altri 80mila è un’emozione incredibile. Ma non in curva, non con quei pochi che quel 24 maggio 2009 non hanno applaudito e non si sono commossi. Vi chiedo, allora, non tifate solo per le vostre squadre, tifate per il calcio e perché questo possa essere quello che è anche negli altri Paesi, ovvero semplicemente il GIOCO più bello del mondo.

                                                                                                                                                                                                  Marco Mariani

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Un altro modo di raccontare lo sport.

3 Commenti a “Ultras, ridatemi il calcio

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