Torino - Milan

inzaghiUn anno fa, con Inzaghi in panchina e una mercato estivo fatto fondamentalmente da parametri zero e occasioni di fine sessione, un Milan dal gioco latitante e dall’incurabile fragilità psicologica dopo 15 giornate di campionato era fermo a 24 punti, distante 12 lunghezze dalla Juventus capolista. Già si poteva intuire che sarebbe stata una stagione avara di soddisfazioni, e che Inzaghi difficilmente avrebbe occupato la panchina rossonera anche nell’annata successiva. Oggi, dopo un cambio di allenatore ritenuto finalmente azzeccato e un mercato da quasi 90 milioni di euro, dopo 15 giornate, un Milan dal gioco latitante e dall’incurabile fragilità psicologia è fermo a 24 punti, e stavolta le lunghezze dalla capolista, l’Inter, sono 9. Parrebbe, insomma, che non sia cambiato nulla, nonostante il Sergente Mihajlovic, i soldi spesi e i proclami di rinascita. E anche adesso, come un anno fa, lo spettro di un’ennesima stagione deludente aleggia fosco su Milanello. Com’è potuto accadere? C’è solo l’imbarazzo della scelta: vicissitudini societarie (ma Mr Bee che fine ha fatto?), un mercato estivo caratterizzato da scelte discutibili e soprattutto economicamente inspiegabili, calciatori, una volta ancora, decisamente non da Milan. A tutto ciò bisogna aggiungere anche alcune scelte compiuta da Mihajlovic che certamente non hanno aiutato l’ambiente e la squadra ad intraprendere un percorso di rinascita che possa, quantomeno, risultare credibile. È su questo punto che ci vogliamo qui soffermare: gli errori commessi da Sinisa in questa parte di stagione.

Trofeo Tim 2015La scelta dei giocatori. Quanto effettivamente ha influito il parere di Mihajlovic sul mercato di quest’estate? Non ci è dato saperlo; certo è che il tecnico è in parte colpevole in tutti i casi, sia nell’eventualità di aver commesso errori nelle scelte che in quella di non essersi sufficientemente imposto per far rispettare le proprie indicazioni (d’altra parte, non venne ingaggiato lui proprio perché uomo di comando e dalla volontà ferrea?). Il Milan, fra i tanti e colossali buchi di rosa che presentava al termine della stagione scorsa, ne aveva due che spiccavano su tutti gli altri: in mezzo alla difesa e in mezzo al campo. Per sopperire a questa lacune, sono stati acquistati Romagnoli, Ely, Bertolacci, Kucka e José Mauri, cedendo Rami, forse il migliore nella stagione scorsa della disastrata retroguardia rossonera, Paletta e Birsa, dei quali non si sentirà certo la mancanza. Senza troppi giri di parole, si è trattato decisamente di un fiasco: Romagnoli è un magnifico prospetto, ma probabilmente troppo giovane (nonché decisamente strapagato) per essere faro di una difesa che per anni ha fatto acqua da tutte le parti; Ely non si è dimostrato all’altezza; Bertolacci, nome per cui sono usciti 20 milioni, al netto dell’infortunio non si può certo pensare che possa dare un cambio di marcia al centrocampo; Kucka si impegna, ma la qualità francamente è davvero poca; José Mauri è scomparso. L’attacco è stato praticamente rifatto da cima a fondo, con gli acquisti di Bacca, Luiz Adriano e Balotelli: il primo è un ottimo giocatore, non un campionissimo ma uno da cui sicuramente ci si può aspettare ottime cose; il secondo può essere un comprimario, nulla di più; rispetto al terzo, c’è già abbastanza letteratura circa potenzialità e affidabilità, non occorre aggiungere altro. Aveva bisogno il Milan di concentrare molti sforzi e parecchie risorse (circa 40 milioni) per un reparto che non rappresentava certo la priorità? Senza considerare, infine, che l’unico ruolo per cui Mihajlovic aveva espressamente chiesto un interprete perfetto, il trequartista, non è stato coperto. Sinisa, ma che hai combinato?

baccaLa tattica. Se sul mercato, come detto, non è chiaro quanta responsabilità abbia l’allenatore, diverso è invece il discorso legato alla tattica. Mihajlovic ha iniziato con il suo modulo preferito, il 4-3-1-2, ma in assenza di un trequartista adeguato e di un vero cervello di centrocampo ha deciso di cambiare. Sono stati provati il 4-3-3, il 4-5-1 e il 4-4-2, ciascuno dei quali ha risolto un problema e ne ha aperti altri tre. Ancora oggi non è chiaro come il Milan intenda giocare, quale sia la sua identità da un punto di vista del gioco. È una squadra che vuol fare possesso palla? Che preferisce verticalizzare il più in fretta possibile? O che altro? Chissà. L’unica cosa certa è che questi continui cambiamenti minano le giù poche e fragili certezze di giocatori che quando hanno la palla fra i piedi, l’ultima partita col Carpi è assolutamente esemplificativa, sembra davvero che non abbiano la minima idea di che farsene. Oltretutto, in questa girandola tattica, alcuni giocatori non sono sfruttati secondo le proprie potenzialità: vedere Bonaventura, che non è un fenomeno ma ha buona qualità ed è certamente uno degli elementi migliori della rosa, a fare l’esterno di un centrocampo a 4 è roba davvero inconcepibile; o assistere ad un inerme Bacca, giocatore che fa della velocità e dell’attacco alla profondità le sue armi migliori, schierato come unica punta a tentare di fare a sportellate e sponde come fosse un classico centravanti d’area di rigore, fa quasi tenerezza. Quei pochi elementi che potrebbero contribuire ad alzare il tasso del gioco del Milan sono emarginati a contesti tattici e di ruolo decisamente inspiegabili. Di tutto questo, Mihajlovic è pienamente responsabile: non riesce a stabilizzare la squadra su un sistema di gioco preciso e specifico, non mette i migliori dei suoi nelle condizioni di potersi esprimere al meglio, e getta di conseguenza un gruppo già piuttosto confuso di suo in un ancor più profondo marasma tattico. Sinisa, ma che stai combinando?

Calcio: Mihajlovic, non ho paura del confronto con BerlusconiLa testa. Ciò che manca palesemente al Milan, inoltre, è la mentalità da grande squadra: domenica sera sembrava fosse il Carpi la big in campo. I rossoneri scendono in campo senza fame, senza grinta, senza la smania di vincere. Sembra che nulla sia cambiato dai tempi di Inzaghi. Eppure Mihajlovic, come detto, venne scelto proprio perché uomo capace di trasmettere ai suoi questa volontà e questo desiderio di divorarsi gli avversari, come conviene ad una grande squadra. Sinisa, per dare una scossa psicologica ai suoi che vivono di una schizofrenia caratteriale piuttosto preoccupante, sta probabilmente sbagliando del tutto metodo per raggiungere i propri scopi: non di rado il mister rossonero ha messo pubblicamente alla gogna i propri uomini, accusandoli di fronte a tutto il mondo mediatico di scarso impegno e di poca grinta, talvolta addirittura parlando nello specifico di precisi giocatori. Oltre ad alcune dichiarazioni che sicuramente non porteranno buoni frutti all’ambiente (l’ultima nel post Carpi: “Non andiamo bene? Il peggio deve ancora venire”). Questo voler a tutti i costi apparire come un duro, come un generale che striglia anche pubblicamente i propri giocatori al fine di risvegliarne l’orgoglio si sta rivelando una tattica psicologica fallimentare. Mihajlovic dovrebbe rivedere i propri atteggiamenti e i propri modi di fare, essere, almeno quando è in conferenza stampa, più diplomatico e pacato. Il bastone funziona per chi ha qualcosa da dare e per svogliatezza e pigrizia non lo butta fuori, il Milan dà l’impressione di dover proprio costruire da zero questo qualcosa da dare, e forse un po’ di carota sarebbe la ricetta migliore. Ben lungi dallo scaricare le colpe di questo pessimo inizio di stagione all’allenatore, rispetto ad alcuni punti la domanda però sorge spontanea: Sinisa, ma che stai combinando?

Un commento a “Tutti gli errori di Sinisa

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