Oklahoma City Thunder v Miami Heat - Game Five

Dove ci eravamo lasciati? Ah si, Miami batte Oklahoma 4-1 nelle Finals, tutti a casa e secondo titolo nella storia della franchigia.

 

Ok, cominciamo da qui: LeBron si è letteralmente strappato di dosso la scimmia che aveva sulle spalle (che ormai aveva raggiunto taglia e peso di un King Kong in piena regola), ha mostrato al mondo che può essere decisivo in ogni situazione terrena e ha compreso il gusto della vittoria. Favoriti d’obbligo i suoi Heat, che ad un team già stellare hanno pensato bene di aggiungere la miglior guardia tiratrice della storia di questo gioco: l’atletismo non è più quello che brillava davanti alla camera di Spike Lee, ma il talento di Ray Allen può ancora dire la sua, soprattutto se il compito richiesto è quello del “Mike Miller di turno”.

 

Sembrerebbe tutto già scritto, ma ad Hollywood hanno preparato il colpo di scena. Il cast è d’eccezione, ma se Pacino e De Niro non bastano da soli a fare un film da Oscar, da 4 All Stars non viene fuori per forza una squadra da titolo. La band dei lacustri ci aveva già abituato a discrete hits: ci voleva una fantasia oltre ogni immaginazione (o, più semplicemente, i soldi di Jerry Buss) per impreziosirla con i polpastrelli dello Chopin della palla a spicchi e l’energia rock di un Dave Grohl sotto al ferro. Ne uscirà un album storico degno dei Beatles o un’operazione commerciale alla Backstreet Boys?

 

Anno nuovo, vita vecchia? È la speranza riposta nei cuori biancoverdi. Sembrava tutto finito, il cigno si era esibito nel suo ultimo, incantevole canto: ma dopo una breve estate ci troviamo a parlare ancora di loro, maggiori rivali di Miami sulla costa a noi più prossima. Senza star qui a sfogliare troppo il trifoglio, Boston riparte dal play più divertente della lega e da quei due vecchi volponi di KG e The Captain, tre luminosissimi fari pronti a far luce ad una serie di debuttanti (o quasi) allo sbaraglio. Sullinger può essere uno di quei rookie che nell’NBA entrano dalla porta principale, Fab Melo ci mette tanta simpatia: ma i Celtics decolleranno sulle ali del Jet?

 

Poi c’era il trio sexy dell’Nba, quello coltivato direttamente dal draft, la prova vivente delle “pari opportunità” dello sport statunitense. Ecco, però ad un certo punto, per competere alla pari servono anche i soldi, e siccome nel proletario Oklahoma non ce ne sono, Presti-giatore si è dovuto inventare un’altra magia, cedendo un pezzo del trio (Harden), ma mantenendo altissimo il livello di competitività (e il futuro è luminoso). Dubbi di chimica ce ne sono, ma chissà che tutto ciò non aiuti Durantula e Turtle Westbrook a trovare la quadratura del loro scandaloso talento. E se un pezzo di questa giovane scolaresca vola a Houston con l’oggetto misterioso venuto da Oriente (per un pacchetto guardie che è un immenso punto interrogativo), ad alzare l’età media nel profondo Texas ci pensa San Antonio. Il vino di Popovich è invecchiato ancora, la vera domanda è se quest’anno saprà di Sassicaia o già di aceto.

 

Sempre ad Ovest, occhio al talento di Chris Paul e dei suoi Clippers, perché la chimica è difficile e Del Negro di certo non aiuta, ma il numero 3 può bastare e avanzare, almeno in Regular Season. Lawson, Iguodala, Gallinari, Faried, McGee: in Colorado c’è un po’ di Italia, ma soprattutto c’è tanto potenziale, e una squadra che può contemporaneamente guadagnarsi il quarto seed per i PlayOffs o finire in lottery.  Memphis invece ai PlayOffs ci andrà sicuramente, ma dopo l’anno scorso la semifinale di Conference sembra essere l’apice di questo progetto, piuttosto che un trampolino di lancio per il futuro.

 

Due realtà diverse, una missione comune: dare il maggior fastidio possibile nell’America dell’Est. Nella patria della 500 Miglia si continua a credere in una squadra dal talento non ancora totalmente espresso, con l’anno di ulteriore esperienza che la può trasformare in un’armata da finale di Conference. Per Philadelphia, invece, grandi novità: hanno salutato Iggy, portandosi in casa Bynum, centro verissimo attorno a cui può nascere qualcosa di grande.

 

Se parli di palla a spicchi, però, devi passare da La Mecca del basket, New York City.  E qui i casini sono raddoppiati: esatto, non solo Manhattan, da quest’anno di squadre di livello sembrano essercene due. I Knicks son sempre loro, pronti ad una stagione che sarà quella della verità sul progetto Melo-Stat-Chandler, in modalità win now (or be the Atlanta Hawks 2.0). I Nets sono la ventata di freschezza nella Lega: nuova casa (da sogno) nella Brooklyn di Jay-Z, nuove scintillanti divise, nuovo quintetto, con una coppia di guardie da far invidia a chiunque. Due team che non hanno più un briciolo di spazio salariale per muoversi, dunque rimarranno come sono per un bel po’: chi avrà più fame nella Grande Mela?

 

E Chicago? Beh, a Chicago siamo All In For D-Rose.

 

Rispondi