pallotta di benedetto

Tu vuò fa l’ americano!
mmericano! mmericano
siente a me, chi t’ ho fa fa?

 

L’America, la terra dei sogni, anzi, del grande sogno. La terra dei capitali, dei caffè nei bicchieri della Coca-Cola, dei Bill Gates e dei Jobs, ma anche dei Jersey Shore e di tutto il baraccone di tamarraggine incluso. La terra del baseball, del basketball e del football, ma quello americano appunto, dove ci si randella come lottatori di sumo, si prende la palla con le mani e ci si concia con armature che ti fanno sembrare dotato di un fisico alla Mister Universo. Laggiù, nel Nuovo Continente, il football vero di cui H. de Winton e J.C. Thring scrissero le regole nell’oramai lontanissimo 1848 a Cambridge, si chiama soccer ed è per lo più schifato dalle masse.

roma americanaBene, quella stessa America, nell’ultimo decennio, ha sfornato imprenditori con il cuore a forma di dollaro e pronti ad investire nel vero football, quello europeo, con la strana idea che, in qualche modo, ci potesse essere un ritorno economico. In primis, ça va sans dire, furono gettati danari sonanti nella Premier inglese, ma due anni fa avvenne l’impensabile: la AS Roma divenne americana. Per la prima volta, in terra italica, o se preferite nella terra del catenaccio e del contropiede, sbarcano forestieri che decidono di investire nel nostro calcio. Loro, gli americani, i paladini assoluti dello sport come enorme show, mettono soldi nel Paese in cui lo sport è tutto tranne grande show. È politica, è scienza (almeno secondo Caressa ed il suo dannato effetto Magnus), è antropologia, è diritto ma di certo non è show. Gli americani vogliono far sognare una città intera, la città che fu Capitale del Mondo, vogliono rendere la lupa un brand vincente ed accattivante. In principio fu Di Benedetto, ora è James Pallotta, americani d’Italia, giusto per dare la parvenza che qualcosa di calcio, pure loro, ne capiscano. Parte il progetto Roma, il grande sogno americano giallorosso.

pallotta di benedettoOggi, due anni dopo, siamo innanzi alla fine, alla decapitazione pubblica del progetto Roma. Come gruppi di moderni ed assatanati Robespierre, i tifosi giallorossi si aggirano per Trigoria alla ricerca della nuova vittima sacrificale. “Le rivoluzioni che, sino a noi, avevano cambiato la faccia degli imperi non avevano avuto per oggetto che un cambiamento di dinastia o il passaggio del potere da un uomo solo a più persone. La Rivoluzione francese è la prima che sia stata fondata sulla teoria dei diritti dell’umanità e sui principi della giustizia. Le altre rivoluzioni esigevano soltanto dell’ambizione; la nostra impone delle Virtù” diceva Robespierre ed è oggi ciò che pensano i giallorossi: dai Sensi a Pallotta è cambiata soltanto la dinastia, nient’altro. Peccato che prima, almeno, c’era l’amore, oggi neanche quello. I tifosi rivogliono un progetto con tanto amore in più però ed è giunto il momento della rivoluzione. Premesso che, personalmente, abolirei dal dizionario calcistico una serie di termini tra cui ‘progetto’, ‘rivoluzione’ e ‘rifondazione’ (senza contare ‘ripartenza’, che si dice contropiede e basta, e ‘top player’), se proprio di ciò vogliamo parlare allora è indubbio che ci troviamo di fronte al più totale fallimento dell’idea che stava alla base della Roma. Pallotta doveva essere solo quello che metteva i soldi, poi c’erano Zanzi a controllare il tutto in Italia, Baldini a dare certezze (?) amministrativo-tecniche e Sabatini pronto a portare giocatori di valore per rafforzare la rosa. In un modo o nell’altro tutti e quattro hanno fallito.

Baldini, dopo aver firmato il contratto di cessione di Stekelenburg al Fulham, ha firmato un altro foglio, quello delle sue dimissioni, non respinte. Troppa la pressione su di lui, ritenuto il vero raccordo morale tra la Roma vincente di Capello e quella che avrebbe Palermo Preseason in Bad Kleinkirchheimdovuto essere vincente di oggi. Zanzi pare essere, più che altro, una garanzia senza arte né parte di Unicredit, piazzato lì a controllare che il valore economico della società non crolli ai minimi storici toccati dai Sensi. Pallotta, che in teoria avrebbe dovuto soltanto metterci i soldi, ora si ritrova a dover praticamente scegliere il prossimo allenatore, lui che di calcio non capisce un’acca, perchè lui è scuola soccer. Rimane Walter Sabatini, un uomo una sigaretta, ed una carriera dirigenziale divisa tra Perugia, Lazio e Palermo. Tanti i giocatori da lui scoperti, da Gattuso a Kolarov, da Behrami a Pastore. A Roma però, in due anni, oltre 100 milioni di euro spesi e una ventina di giocatori acquistati, rimangono soltanto la certezza Lamela, il talento di Marquinhos e le non sfruttate potenzialità di Pjanic. Il resto è nebbia. Il vero capolavoro di Sabatini rimane però  la scelta del nuovo tecnico. Dopo le azzardate scommesse Luis Enrique e Zeman, ora pare pronto Rudi Garcia, nato preparatore, divenuto tattico e rinato allenatore vincente a Lille. Un’altra scommessa di fatto, ma poco costosa e che metterebbe poco i bastoni tra le ruote, dice Sabatini; rischiosa e di poco appeal mediatico dice Pallotta (che chiaramente si limita a questo piano d’analisi). Il tecnico francese è soltanto l’ultimo di trenta (TRENTA dico TRENTA) allenatori che Sabatini pare abbia contattato negli ultimi mesi per sondare la disponibilità ad allenare la Roma, quella che due anni fa doveva divenire un’oasi sperimentale ed oggi appare come un cumulo fumante di ceneri progettuali. Praticamente ha chiamato tutti, anche Oronzo Canà.

Probabilmente la Roma si riprenderà, riuscirà a tornare ad essere protagonista in Italia e chissà, un giorno anche in Europa, ma la Roma giovane, ruspante, modello di gestione ed americana è morta ancora prima di nascere. Pallotta, ora, non è molto diverso da un Ghirardi o un Della Valle qualunque. Non è una critica, è soltanto cronaca. La Roma non è ora diversa dalle altre squadre che militano nel nostro campionato. Voleva far l’americana, ma non c’è niente da fare, è italiana.

Tu vuò fa l’ americano
mmericano! mmericano!
ma si nato in Italy!
siente a mme
non ce sta’ niente a ffa…

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

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