watford leicester

È il 93′, è tutto finito. Manca un minuto e l’arbitro, con la sua casacca rosa shocking, oramai zampetta per il campo pronto a fischiare la fine del match. Si andrà ai supplementari perchè siamo nella semifinale di ritorno dei playoff di Championship. Il Leicester, in casa, ha vinto 1-0 mentre oggi, in casa del Watford, sta perdendo 2-1. In Inghilterra, dove il calcio mantiene un non so che di puro e “dilettantistico”, i gol fuori casa non valgono doppio, un gol vale un gol e basta. Insomma, risultato totale 2-2 al 93′ e con buona pace di tutti si andrà ai supplementari. Poi, all’improvviso, tutto. Così, senza avvisi né niente, all’improvviso, accade tutto. È qui che il calcio diventa vita, è qui che le sliding doors sportive incontrano quelle esistenziali. Una gamba, un tocco, e cambia tutto ciò che ci gira attorno.

watford leicester almuniaL’arbitro lo vede, quel fallo di Cassetti nella propria area, quasi non ci crede, attende qualche centesimo di secondo ma poi fischia. Rigore per il Leicester. I lupi biancoblu sono ad undici metri dall’agognata finale di Wembley per la promozione. Dal dischetto va Anthony Knockaert, ala offensiva francese di 21 anni. L’occasione è sua, ma lo è anche per una intera città. L’arbitro riporta la calma dopo qualche protesta, ed al 96′ passato fischia. Knockaert parte, scocca un sinistro potente ma non molto preciso, indirizzato nel centro-sinistra della porta. Il Watford, a difendere i propri pali, ha Almunia, il portiere spagnolo che per anni è stato numero 1 dell’Arsenal e che per anni s’è preso dolci parole d’insulto (non del tutto ingiustificate) da parte della tifoseria Gunners a causa delle sue prestazioni. Ma ora diventa l’eroe. Si tuffa a sinistra e con fortuna mista a reattività, con i piedi, riesce a ribattere il tiro. La palla, smorzata, gira senza allontanarsi a pochi metri da lui. Anthony, incredulo, non si dà per vinto e si rilancia sul pallone, anticipando il portiere avversario e provando a batterlo con un esterno sinistro frutto dell’istinto più che della freddezza. Ma niente, Almunia ribatte ancora, schermando col suo corpo lo specchio della porta, che adesso, scoperto, riflette l’amarezza dell’ala del Leicester. Ora la palla viene spazzata, senza fronzoli, soltanto con l’istinto primordiale ed animalesco che rispunta nei difensori ogniqualvolta si è sotto pressione. “Via, la palla buttala su, lontano, o in tribuna. Dove ti pare, ma spazza l’area” dicono spesso gli allenatori quando sei ragazzino e giochi in difesa. Come un mantra che entra dentro e non ti abbandona più, dal sub-inconscio, negli attimi più concitati di pressione avversaria, il difensore si sente risuonare nella testa queste parole. La palla viene buttata su, non in tribuna, e non esce. Ora il Watford, incredibilmente, ha ribaltato il fronte di gioco.

watford leicesterL’arbitro, con la sua casacca rosa shocking, stanco quanto i giocatori, con le ultime energie guarda il cronometro e si lancia dalla parte opposta del campo, pronto a seguire l’azione. Non può fischiare la fine, si sono persi un sacco di secondi, bisogna farli giocare. Il Watford, come un elastico dopo essere stato teso, s’è rilanciato all’attacco in rinculo. È Forestieri, vecchio cuore friulano, a lanciare la carica con una sgroppata sull’out di destra. Passaggio filtrante, in profondità, su cui un compagno arriva in corsa e crossa sul secondo palo. Schmeichel, portiere del Leicester  e figlio dell’indimenticato Peter eroe dei Red Devils, incredulo innanzi al rapidissimo cambio di fronte effettuato dagli Hornets, tenta una uscita tanto disperata quanto scoordinata sull’attaccante Hogg che riceve il cross, il quale però è bravissimo e freddissimo a toccarla nuovamente in mezzo all’area di testa, dove Deeney lascia partire un destro a porta oramai sguarnita. Il cronometro segna il 97′ minuto e 50 secondi e Vicarage Road diventa una bolgia pazzesca. 3-1, dai supplementari certi allo sbarco a Wembley del Watford, passando per la quasi certa qualificazione dei lupi di Leicester.

L’arbitro, sfinito, fischia immediatamente la fine e dagli spalti scende sul campo da gioco una marea pacifica di tifosi alla ricerca dei propri beniamini. Deeney, eroe per caso, è disperso in tribuna poichè dopo il gol, incurante di tutto e di tutti, si è lanciato in mezzo ai tifosi. Magic Box Zola, invece, pare Di Canio per come si scatena. Ma come dargli torto? In meno di due minuti è cambiato tutto. Ora Wembley è lì, davanti a loro, pronta ad aprirgli le porte del Paradiso della Premier. C’è ancora una partita, ma il Watford ha colto in un secondo l’occasione che il destino gli ha offerto, giocando allo stesso tempo un tiro mancino al Leicester.

Sliding Doors made in Uk, come quella che, un giorno prima, stavolta già a Wembley, ha colto Watson. Una vita a sentirsi ripetere da tutti la celebre frase coniata da Sir Arthur Conan Doyle con cui Scherlock Holmes scherniva il suo collaboratore omonimo del centrocampista del Wigan ed in pochi secondi cambiare non solo la propria storia, ma quella di un intero club, che terzultimo in campionato e retrocesso a meno di miracoli, va a vincere l’FA Cup contro il Manchester City che trasuda milioni di sterline da ogni poro. Anche lì eravamo oltre il 90′, anche lì un’occasione colta al volo ed una porta che si apre per una che si chiude. Watson, col suo colpo di testa, non ha solo scritto l’ennesima favola che l’FA Cup ci regala, ma ha probabilmente riscritto il destino di Mancini, umiliato più che sconfitto e già con la valigia in mano, pronto ad approdare in nuovi lidi milionari (magari monegaschi?). Questione di attimi, questione di destini che si incrociano e prendono strade diverse, giocando con le vite sportive e non solo. Sono cose pazzesche, incredibili, che in realtà però accadono ogni giorno e che il calcio, da buona metafora della vita, è soltanto abile a mostrarci sottoforma di spettacolo. La vera morale, banale ma spiazzante, è che talvolta siamo Almunia, Deeney o Watson, altre siamo Mancini o Knockaert e che per quanto si lotti, alla fine, una volta i primi un’altra i secondi, saremo entrambi.

L’incredibile finale di Watford-Leicester

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

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