jack sintini

Trento è campione d’Italia. Trento torna ad essere la più forte e si porta a casa anche il terzo titolo stagionale. Al termine di una finale scudetto al meglio delle 5 gare, che ha visto alternarsi grandi protagonisti da una parte e dall’altra della rete, Trento è di nuovo in vetta.

Ed è una finale che ha il sapore della rivincita, in particolare per Stoychev, Kazyiski, Bari e Birarelli, che nel 2009 si erano fatti sfilare il tricolore proprio da Zlatanov  al tie-break, dopo essere stati in vantaggio per 2-0. E l’incubo del quinto set si era protratto anche nel V-Day dello scorso anno, che aveva premiato Macerata.
È una finale che nelle sue gare ci ha abituato a grandi giocate durante le ultime due settimane e che, anche domenica, è stata in bilico fino all’ultima palla. Per due volte Trento ha trovato il vantaggio (in questa partita, così come nella serie) ed in entrambe le occasioni Piacenza è riuscita a rimanere col fiato sul collo ai gialloblu.

jack sintiniBisogna fare veramente i complimenti alla squadra di Luca Monti, infatti, che non solo è riuscita a protrarre la serie fino a gara 5, ma che ha giocato una strepitosa finale. Ancora una volta i numeri parlano chiaro: Simon porta a casa la bellezza di 20 punti, di cui 6 muri e 3 ace. De Cecco in regia non si smentisce a manda a segno Papi, forse alla sua ultima stagione, e in particolare Fei e Zlatanov, con percentuali altissime. Ma la differenza, sta volta, l’ha fatto il gioco di squadra.

Dall’altra parte, infatti, una novità su tutte ha cambiato le carte in tavola: l’infortunio accusato da Raphael la scorsa settimana in gara 4 lo ha visto costretto a bordo campo, catturato dalle telecamere con gli occhi lucidi all’ingresso in campo dei suoi compagni. Il suo grido di liberazione si è sprigionato però in quell’abbraccio a Jack Sintini, palleggiatore in seconda, chiamato alla guida di Trento in questa finale e che solo un anno fa ha vinto la sua battaglia personale contro il cancro. Jack si è trovato addosso una responsabilità enorme, avendo giocato pochissimo durante l’anno, ma rispondendo presente nel momento più importante della stagione, aggiudicandosi anche il titolo di MVP: “Sono sotto shock, non so cosa dire, non avrei mai potuto immaginare una cosa del genere. Questa settimana quando si è fatto male Rapha i ragazzi mi hanno fatto sentire come se avessimo giocato sempre insieme. […] Poi sapete dov’ero un anno fa. Io credevo che non sarei neanche riuscito a sopravvivere e adesso sono campione d’Italia.  Non perdete mai la speranza, perché il sole può tornare a risplendere, perché io l’ho visto, io ce l’ho fatta e io non sono nessuno. Sono una persona normale. Questa vittoria la dedico alla mia famiglia, ai medici che mi hanno curato e tenuto la mano durante la notte quando ero in difficoltà e a tutte le persone ammalate di cancro!”. 

Stoychev alla sua sesta finale si aggiudica uno scudetto che per la sofferenza che ha portato con sé risulta essere forse il più bello; al tecnico bulgaro è toccata anche l’espulsione – sacrosanta – per la durata del terzo set, a causa di un diverbio con il secondo allenatore di Piacenza che ha rischiato di creare nervosismi eccessivi, rovinando temporaneamente il bel clima del PalaTrento. Ma proprio in questo parziale, il capitano, il kaiser Matey Kazyiski, trasformando in oro ogni pallone che gli veniva affidato, ha richiamato i suoi al gioco di squadra.

trentocampione2Altri due nomi meritano di stare sotto i riflettori: il Bira nazionale, che finalmente ha potuto lasciarsi andare a lacrime di gioia dopo l’ennesima finale travagliata e l’hombre, Osmany Juantorena, che speriamo di poter vedere presto con la maglia della nostra nazionale. Ma come ha sottolineato proprio lui, il merito di questa vittoria non va solo ai singoli: “Abbiamo lottato con tutte le forze che avevamo, non ho parole per questo gruppo che non molla mai e  questo è lo Scudetto più bello che io abbia mai vinto”.
Suonano invece come un addio le parole di Stokr, il gigantesco opposto che probabilmente lascerà Trento nella prossima stagione, così come Bari, futuro libero di Ravenna.

Ma non è questo il momento di pensare a quello che sarà l’anno prossimo, perché ora Trento è tornata a vincere, è tornata a dominare la vetta e lo ha fatto di fronte al suo pubblico, che non si è mai stancato di accompagnare i propri beniamini verso quel trofeo tanto desiderato e che, dopo tre anni, è finalmente tornato a casa.

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