Federer_Nadal_Djokic

Al via l’ultima settimana di Roland Garros. Quella decisiva, quella più bella. E, ovviamente, sono rimasti in corsa ancora tutti e tre i re.

 

Iniziamo da Rafa: il re della terra.

Non si può non partire da chi a Parigi ha vinto più di ogni altro. Escluso il 2009, quando un gigante svedese, tal Robin Hood Soderling, decise di interrompere la serie di 48 vittorie su 48 sul rosso a 5 set, permettendo a Federer di andarsi a conquistare il suo Career Grand Slam. Ringraziamo gli dei del tennis per averci visto lungo, perché già allora sapevano che per lo svizzero non si sarebbe presentata facilmente un’altra occasione, e sarebbe stato uno sbaglio non concederglielo. Ma all’epoca si trattava di un Nadal ancora giovane, un tamarro che si presentava in campo con pinocchietto e canotta, catapultato dalle spiagge di Manacor sui più prestigiosi campi di uno degli sport più élitari, senza neanche far tappa dal barbiere.

Rafa fra poco scenderà in campo contro Juan Monaco per giocarsi l’accesso ai quarti, ma si fa fatica a pensare che il numero 13 del tabellone possa impensierirlo vista la sicurezza nei suoi colpi ostentata nei turni precedenti.

 

Passiamo al già citato Roger: il re dell’estetica.

Credo si possa affermare con certezza che nessuno mai nella storia si sia avvicinato ad uno stile così puro e sublime. C’è l’imbarazzo della scelta: dal piatto dello chef, il rovescio ad una mano – nella variante back smorzato per i palati più raffinati -, al diritto in salto, al gioco di volo… una sintesi perfetta tra sensibilità del passato e potenza di oggi. Per uno che ha vinto 234 incontri negli Slam pare superfluo stare a discutere di numeri e statistiche, bastino i 16 Slam vinti, i 20 Masters 1000 e le 6 vittorie al torneo di fine stagione, lì dove si proclama il Maestro dell’anno.

Lui è già ai quarti, sfiderà un Del Potro mezzo acciaccato, con un ginocchio indolenzito e traballante, sopravvissuto ad uno svogliato Berdych. Ma, anche qui, nonostante Federer a differenza di Rafa abbia giocato di più, arrivando quasi sempre al quarto set nella scorsa settimana, non dovrebbero esserci intoppi: si scontrerà con Djokovic fra qualche giorno.

 

E allora arriviamo anche a Nole: il numero uno del mondo.

Eh si, perché ai punti, per le statistiche, è lui il numero uno. Lui che dall’anno scorso è riuscito ufficialmente ad intrufolarsi tra i due fenomeni che stavano riscrivendo la storia del tennis. Sembrava destinato a seguire le orme del padre, a diventare uno sciatore mediocre, l’idolo del monte Kopaonik. Ma per fortuna si è ritrovato un papà saggio, che non si è intestardito e, tra una portata e l’altra del ristorante di famiglia, ha dedicato un po’ del suo tempo per portare il figlioletto anche sul campo da tennis. Osservatone il talento, lo ha salvato dalla guerra e portato all’accademia di Monaco, un piccolo principato dove è giusto che risieda un re.

Tutti pensavamo sarebbe stato impossibile ripetesse il 2011 pazzesco  – 3 Slam, 5 Masters 1000, 70 vittorie su 76 partite giocate, 12 milioni di dollari – ma nessuno avrebbe mai immaginato faticasse 5 set per battere un ancora quasi anonimo Seppi. Proprio in quel torneo che più desidera quest’anno, quello che ancora gli manca, lì dove ha fallito quando tutto sembrava perfetto, dove vincere vorrebbe dire sconfiggere il nemico in casa sua.

 

In attesa che l’avvenire ci consegni qualche altro fenomeno, non ci resta che goderci ciò che con oggi inizia, i turni importanti del RG ed il doppio Wimbledon, passando per il Challenger di Monza: 64.000€ di montepremi, giocatori importanti, ma soprattutto tanto bel tennis gratis a portata di mano, tra aperitivi, match in notturna, stelle nel Parco e benessere monzese.

 

Carlo Bray

Un altro modo di raccontare lo sport.

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