Trap ansa

Breve storia dell’avventura irlandese del Trap attraverso le sue storiche citazioni.

«Trapattoni? Invece delle lavatrici io gli avrei fatto pubblicizzare le superpile, quelle che durano una vita».
(Alberto Bigon)

trap spara«There is one ball, c’è un solo pallone e bisogna corrergli dietro. Se non lo rincorri fino alla nostra area, sei Ponzio Pilato». E in effetti le mani, nella sua carriera, il buon vecchio Trap non se l’è mai lavate, se l’è sempre sporcate, anche se gli toccava lavorare in un posto dimenticato da Dio come l’Irlanda, dove «piove due volte a settimana. La prima da lunedì a mercoledì, la seconda da giovedì a domenica». D’altronde è sempre stato chiaro: «Nella vita ci sono tre certezze: si nasce, si muore, si cambia. Io coltivo la terza». E quindi anche reinventarsi allenando una nazionale di rugbisti mancati può essere una bella sfida, soprattutto se a uno nella vita gli «è capitato di guidare le Ferrari e le Topolino ma sempre con la stessa passione». E poi, anche se i giocatori irlandesi sembrano un gruppo di manovali, non importa, tanto il Trap sa bene che «la palla non è sempre tonda, a volte c’è dentro il coniglio», e quindi può capitare di riuscire a qualificarsi agli Europei anche non trap fischiadisponendo di piedi raffinati. L’importante è non demoralizzarsi mai, nella consapevolezza che «la vita ci dà martellate sui calli» e ci sprona a lavorare sodo perché «i maghi non esistono, quelli li bruciavano nelle piazze nel ‘300». Quindi «bisogna costruire mattoni per essere solidi come il cemento armato» e sopperire con la solidità difensiva alla mancanza di talento, poiché «se non si può vincere bene, che almeno si vinca. I risultati restano, le squadre spettacolari e le parole durano ventiquattr’ore».

Ecco che allora Trap, scommettendo sui propri giocatori, che «sono liberi di fare quello che dico io», in questi anni è andato fieramente dichiarando che «il nostro calcio è prosa, non poesia». Insomma, «guai a fare gli Icari della situazione», perché «Icaro volava, ma Icaro era un pirla» ed è inutile fare voli pindarici allenando una piccola nazionale. In questo modo sono arrivati dei risultati insperati, a dimostrazione che il mister di Cusano Milanino a settantaquattro anni suonati è «lucido e non rincoglionito come crede qualcuno». Poi però, come succede spesso, stampa e tifosi chiedono sempre più, perché «quando ti giovanni trapattoniabitui allo zucchero non accetti più il sale». E allora giù critiche sul gioco poco spettacolare dell’Irlanda, critiche alle quali il Trap, cosciente che «più vai in alto, più tira il vento»,  non ha mai dato peso perché «quando sento parlare di immagine, penso immediatamente a certi bei limoni che poi, al momento dell’apertura, sono completamente senza sugo». Hanno così cominciato a dargli del vecchio, non capendo, come dice lui, che «Io non sono anziano. Sono antico. E i mobili antichi sono i più pregiati». Ma il Trap delle malelingue se ne infischia, e non può essere altrimenti, d’altronde «nella mia lunga carriera sono stato morso da otto scorpioni. Ormai ho dentro l’antidoto». Convinto che «in questa squadra c’è ancora molto petrolio da estrarre» il tecnico ha continuato a sollecitare i suoi ragazzi con quella sua solità vitalità, fondamentale perché «a volte bisogna gettare un sasso nella pozza. Avete capito? Un sasso muove l’acqua. Un allenatore non deve dormire. Lui fa “ronf, ronf” e la partita finisce 0 a 0. Sbagliato. Un coach deve sempre essere sveglio e indovinare il cambio decisivo».

trap hopeDopo cinque avvincenti stagioni però la squadra non è più riuscita a «compiere quel gradino per mettersi sullo stesso pianerottolo delle altre», e così anche l’avventura irlandese è giunta al capolinea. D’altronde «il pallone è una bella cosa, ma non va dimenticata una cosa: che è gonfio d’aria». E allora siamo tutti curiosi di vedere quale sarà la prossima impresa del Trap, che non teme la concorrenza dei più giovani dato che «verde è una bella parola. Ma con tutti verdi si rischia di arrivare a giugno e di non riuscire a mietere il grano». Non ci rimane che chiedere al buon Dio – seriamente, perché «chi scherza con la fede non è un uomo intelligente» – di conservarci ancora a lungo il Trap. Augurandoci che continui ad allenare per molti anni ancora, fino a quando non si esaudirà il suo grande desiderio: «Per uno come me che ama il pallone e che non è mai stato tradito dal calcio, sarebbe la cosa più bella morire in panchina, durante una partita». Anche se siamo sicuri che manca ancora tanto a quel momento, d’altra parte l’ha sempre ammesso anche il Trap: «In vita mia sono stato fortunato. Quando sono arrivato davanti al passaggio a livello la sbarra era sempre alzata. Forse sono stato io a inventare il Telepass».

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Leggo Tex Willer e fumo Camel Light.

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