Totti-Roma

Raccontare Francesco Totti è un compito arduo e probabilmente già fatto e rifatto. Il rischio di cadere in ovvie banalità, in frasi fatte e storie già sentite è altissimo. Di fatto praticamente non ci sono aspetti della vita del numero dieci che non siano stati già scandagliato in lungo e in largo. Eppure raccontare Francesco Totti significa, allo stesso tempo, mettersi di fronte ad una sfida grande e affascinante. Essere di fronte ad una leggenda del calcio mondiale infatti porta a guardare tutto con un punto diverso in cui occorre sforzarsi di essere i più obiettivi possibile. Genio, talento, tecnica di base sopraffina, leadership impressionante: tutti aggettivi che per quanto super inflazionati per Totti vanno sempre bene. Infine, raccontare Francesco Totti implica in un modo quasi unico parlare dei suoi goal. Oggi, a 40 anni dalla sua nascita, il desiderio è proprio quello di provare a raccontare Er Pupone tramite 5 suoi goal.

Roma – Lazio, 01/2015

Il derby a Roma è qualcosa di totalmente unico. È una partita in cui vengono espressi sentimenti viscerali. È  una giornata di gennaio e il derby, come da qualche anno a questa parte, viene giocato al pomeriggio per motivi di sicurezza. La Roma di Rudi Garcia a fine primo tempo sta perdendo 0-2 dopo una prima metà di gioco un po’ moscia e poco entusiasmante per i giallorossi. Il secondo tempo però determina il cambiamento da Dr. Jekyll a Mr. Hyde. La squadra che rientra dagli spogliatoi ricorda solo lontanamente quella del primo tempo e, in breve, riesce a ridurre le distanze con un goal proprio di Totti. La marcatura di cui però vogliamo parlare è un’altra. È quella del pareggio. È il goal del famosissimo selfie. L’azione parte da centrocampo, da un fraseggio stretto tra Strootman e De Rossi. Poi la palla finisce sulla fascia. La difesa biancoceleste è schierata ed è in questo momento che si vede la grandezza dell’ultimo Totti. In quel frangente sta agendo da prima punta. È in area e quasi si dà fastidio con un suo compagno. Poi però, al momento del cross, fa un movimento da attaccante unico. Inizia a smarcarsi e si muove verso il secondo palo. Un movimento d’astuzia e d’esperienza. Un movimento che mostra l’intelligenza calcistica di questo campione. Poi, dopo la l’astuzia, dopo l’intelligenza, il colpo di genio. Una girata al volo. Quasi una sforbiciata. Marchetti prova a coprire il primo palo ma Totti mette il pallone sul palo opposto andando contro ogni legge della razionalità. È 2-2. Stadio in visibilio e Totti, dopo aver festeggiato con i suoi compagni, decide di fare una cosa che nessuno ancora aveva mai fatto: festeggia il goal con un selfie con la sua curva, a ulteriore dimostrazione di come sia un personaggio totale, non solo un calciatore unico.

Inter – Roma, 10/2005 

Dici Totti e viene in mente quello, il cucchiaio. Un marchio di fabbrica, forse, addirittura, uno stile di vita che unisce una capacità unica di accarezzare la palla ad una spavalderia di altri tempi. Siamo a San Siro, in uno dei templi del calcio, e la Roma, a metà primo tempo, è sotto 1-0. Stiamo parlando probabilmente di una delle migliori stagioni di sempre per Totti, e questo si vede verso il ventottesimo. L’Inter perde un pallone nella zona centrale del campo e Francesco parte in contropiede. Il primo contrasto è fortunoso ma poi con una zampata vincente riesce a fare fuori il secondo avversario. A questo punto si avvicina all’area accentrandosi, dopo quasi 40 metri di corsa. Ed è qui che Totti inizia a dipingere calcio. Julio Cesar è leggermente fuori dai pali e Totti, dopo una rapida occhiata, fa partire da qualche metro fuori area un tiro unico, impensabile per la quasi totalità dei giocatori normali. In quel momento il tempo si è come fermato. Tutti gli occhi di San Siro, e non solo, che seguono quella traiettoria così, per gli interisti, amaramente dolce. L’aria che quasi ferma il pallone, ma allo stesso tempo la rotazione di esso che continua imperterrita. Un cucchiaio insidioso che coglie alla sprovvista il portiere dell’Inter e che si insacca quasi accarezzando traversa e rete. È un gol unico. È un gol che probabilmente solo Totti può fare.

Sampdoria – Roma, 11/2006 

Questo gol rappresenta forse l’essenza di Totti quasi quanto il cucchiaio. Siamo a Genova e la Roma sta vincendo tranquillamente 3-1 contro la Samp. Ad un certo punto, verso il trentesimo della ripresa, un calcio d’angolo per i giallorossi. Viene battuto male, molto male, e dopo qualche rimpallo la palla torna nella trequarti campo e sembra che l’azione sia ormai finita. Un’altra volta Totti si dimostra di un’intelligenza unica nel panorama calcistico, specialmente per lui che, col 10 sulle spalle, non è mai stato un centravanti nella sua concezione più classica. Totti rimane defilato, quasi in posizione di ala e in una frazione di secondo si stacca dal difensore. È circa a metà dell’area di rigore ma totalmente spostato verso sinistra, quasi a toccare il limite dell’area. Alza la mano, chiama la palla, e  alla luce di un lancio stupendo dalla trequarti, a tagliare in due la difesa doriana, si coordina e col piede debole fa partire un tiro di collo esterno così preciso, così efficace, così dannatamente perfetto che, nonostante la posizione estrema, si infila baciando quasi il palo alle spalle del povero Berti, che non può fare altro che raccogliere la palla in fondo alla rete. Un gol speciale, talmente bello che tutto lo stadio, seppur a maggioranza blucerchiato, si alza ad applaudire uno dei talenti più puri del calcio italiano. È un gol che unisce l’intuizione tipica dei più grandi geni alla delicatezza tipica dei migliori ballerini. È un gol che mostra, in pochi secondi, tutte le peculiarità del Totti calciatore.

Italia – Australia, 06/2006 

Mondiali 2006. Basterebbe questo per spiegare questo gol, però in realtà c’è molto di più. C’è il fatto che a quei mondiali Totti ci è arrivato dopo il tremendo infortunio patito con l’Empoli. È febbraio 2006 e in un contrasto rimedia la fattura del perone. Gli attimi successivi  sono un insieme di pathos, rabbia e delusione. Ma anche di tristezza e lacrime. Quelle di Totti ma anche quelle di Vanigli, autore del fallo, che in lacrime chiede scusa all’Italia intera. Totti però fa un miracolo, recupera in tempo per i mondiali e, seppur in condizione precaria, Lippi lo porta in Germania. Siamo ai quarti, ma credo che la storia di quella partita la ricordino tutti. Comunque è il 93esimo e siamo ancora sullo 0-0 contro la modesta ma ostica Australia. Poi Grosso entra in area e si “conquista” un rigore molto dubbio. Dal dischetto va Totti, a 6 anni dal fatidico cucchiaio contro l’Olanda. Il cuore degli italiani ha smesso di battere in quei secondi, tutti col timore, fondato, che potesse ripetere quella geniale pazzia. Però Totti capisce il momento, percepisce l’importanza della partita. Glielo si vede dagli occhi, fissi verso la porta, quasi in una situazione mistica. La rincorsa, il tiro secco, forte, preciso e il gol. È il gol che ci fa iniziare quella cavalcata stupenda che è stata il Mondiale del 2006. Il Mondiale di tutti noi, Totti compreso. Non doveva andarci ma alla fine ci ha fatto vincere anche lui. Freddo, concentrato e letale.

Real Madrid – Roma, 10/2002 

Sicuramente non è il gol più bello. Di certo non è il gol più importante. Probabilmente non è neanche particolarmente “famoso”. Però questo gol aiuta, ancora una volta, a conoscere meglio il Totti calciatore. Innanzitutto c’è la cornice, forse lo stadio degli stadi: il Bernabeu, la casa del Real Madrid. 81 mila persone quasi totalmente di fede madridista. E la Roma che potrebbe sembrare vittima sacrificale. Però in realtà è una partita diversa. Ed è un Totti che seppur giovane riesce a convivere con un ambiente del genere. Non si piega alla forza imponente del Bernabeu, non si fa sopprimere dalla pressione costante e insistente dei tifosi avversari. Non si fa intimorire dagli avversari che ha di fronte. Gioca a testa alta, fiero, forse un pelo strafottente nella sua accezione positiva. E in un attimo, questo suo modo di essere lo premia. Montella è in area e, da vero attaccante, invece che passare la palla, tira. I difensori del Real ribattono il tiro e la palla si sposta alla sinistra della porta con un movimento irregolare, difficile da gestire. Però Totti, come spesso gli accade e gli accadrà nel corso della carriera, è nel posto giusto al momento giusto. La palla arriva nella sua zona. Lui si incurva quasi a proteggere quella sfera magica e nonostante un rimbalzo strano fa partire un tiro imprendibile che si insacca a fil di palo. È la favolosa arte del trasformare le cose in oro. E Totti in questo è forse uno dei più grandi.

Studia Sustainable Energy, nel tempo libero prova a scrivere e fare foto per raccontare la vita di tutti i giorni www.gigibotte.com

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