balotelli, el shaarawy, destro in nazionale

balotelli, el shaarawy, destro in nazionaleGodiamoci potere e bellezza della gioventù. Godiamoci il talento che piano piano nasce, che promette di splendere, senza troppe valutazioni. Godiamoci i giovani calciatori del nostro campionato. Si dice che il nostro calcio è vecchio, non è così, siamo noi a renderlo tale. Si invecchia quando si pensa troppo al passato, a quello che non c’è più, o quando ci si preoccupa troppo del futuro, oscuro e incerto. Il presente dice poco di quello che è stato e nulla di quello che sarà, ripartiamo da questo.

Ripartiamo da Alessio Cerci in nazionale, ieri pazzo e discontinuo, domani chissà, ma oggi con talento da vendere, e quindi giustamente premiato. Ripartiamo da Mario Balotelli, da sempre il bad boy per eccellenza, ma che adesso trascina il Milan con più di un gol a partita. Domani lo troveremo alla guida ubriaco? Prenderà a pugni un avversario in campo? Chissenefrega. Ripartiamo da Mateo Kovacic, che già fa parte di quella ristrettissima schiera di giocatori che giocano a testa alta sempre e comunque. “Ha solo diciotto anni, si rischia di bruciarlo.” Datevi voi fuoco, piuttosto. L’unica legge che vige nel calcio è quella del talento, ciò che potrebbe succedere è materia da salotto, non da campo. Godiamoci Emeghara, Ljiaic, Icardi, Lamela e Pogba, gente che ha un diavolo per capello e tanta voglia di spaccare il mondo. Il loro ieri è niente, del domani non si interessano, oggi sono decisivi.

bergomi mundial 1982La medicina per il nostro calcio è questa, smetterla di pensare ai glorosi anni ’90, al “campionato più bello del mondo”; smetterla di concentrarci su quello che verrà, su incerte previsioni; ripartiamo da ciò abbiamo oggi fra le mani, godiamoci questa gioventù che in questo momento è il nostro patrimonio più grande, scommettiamo tutto su di loro. Certo, ci vuole del coraggio. Ma la storia insegna che un’intraprendenza di questo genere ha sempre pagato. Rischiare un giovanissimo Rivera alla guida del Milan negli anni ’60 non deve certo essere stata una mossa facile. Eppure, sappiamo tutti come andò a finire. O portare ai Mondiali da titolare un Bergomi qualunque, lanciarlo nelle corride degli stadi spagnoli al cospetto di Brasile e Germania, chi avrebbe il fegato di farlo? Ma anche in questo caso, il risultato fu la vittoria. Al contrario, rimanere aggrappati alle vecchie “certezze” raramente ha pagato. La seconda Italia di Lippi ne è stato un chiaro esempio. Troppi calcoli e paure nuociono irrimediabilmente a quella spensieratezza e strafottenza che sono il sale di ogni vittoria, ma sopratutto del fascino del calcio. Detto per inciso, al riguardo, ritengo indecoroso che sia stata anche solo ventilata l’ipotesi di rivedere Totti in nazionale ai prossimi Mondiali. Un tentativo di riattualizzare vecchi scenari sì gloriosi, ma oramai decisamente poco efficaci e utili. Non è questo che serve al nostro calcio. Il calcio va vissuto in un altro modo, alla giornata. Il tempo è troppo geloso di se stesso per concedersi un’altra volta.

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