moratti manette

moratti mourinhoLo ammetto, io ero uno di quelli. Anzi ero uno dei più convinti, di quelli. Arciconvinto che finalmente l’Inter sarebbe entrata nel calcio del terzo millennio, quello degli stadi di proprietà, degli acquisti fantamilionari, del merchandising fatto come Dio comanda e, auspicabilmente, delle nuove grandi vittorie. Per me Thohir era già un messia, l’uomo del cambiamento, del futuro, dei nuovi trionfi. Chissà, magari tutto questo si realizzerà pure. Ma ecco il colpo di scena: nel tardo pomeriggio di ieri, giunta l’ufficialità del trasferimento di proprietà, tutto questo é andato in pezzi.

moratti manettePremetto, queste righe non avranno alcun tipo di pretesa di razionalità, lucidità, e tanto meno di condivisibilità. Saranno semplicemente lo sfogo del cuore di un tifoso nerazzurro colto da un inaspettato infarto. Diagnosi: battito interrotto, appunto. Prognosi: indeterminata. Causa: spiacenti, ma per me l’Inter é in gran parte Massimo Moratti. Ogni grande avvenimento della recente storia nerazzurra lo lego inevitabilmente alla figura del presidente. Per me l’acquisto di Ronaldo é Moratti che prende un aereo e vola in Bolivia, sede della Coppa America, per chiudere personalmente l’affare. Per me amare un calciatore della mia squadra del cuore é Moratti che esulta al gol di Recoba contro lo Shakhtar con addosso la sua maglia. Per me la Champions League del 2010 é Moratti che gioisce come un bambino al fianco di Laporta al fischio finale della gara di ritorno con il Barcellona. Immaginatevi chi, come me, é stato bambino e nerazzurro negli anni ’90 e primi anni 2000: un’Inter bersaglio facile di amici e compagni di scuola, che si beavano di scudetti e coppe, mentre a me non rimaneva altro che subire il celeberrimo “non vincete mai”. All’epoca, nonostante tutto, i miei sogni e le mie sicurezze erano ben salde sulla certezza dell’avere un presidente che ama la mia squadra tanto quanto me, e che é disposto a spendere e spandere continuamente pur di vederla trionfante. E si sa, le certezze che si hanno da bambini sono i sogni che si avranno da adulti, e da ieri il mio sogno si é clamorosamente interrotto.

massimo moratti interDa razionale calcolatore, ma soprattutto da tremendo utilitarista calcistico (come da precetti di mourinhana educazione) non aspettavo altro che l’annuncio del cambio di timoniere. E invece ecco che mi scopro sentimentale e gradevolmente illuso, mi ritrovo innamorato di un calcio e di un’Inter passionale, milanese e autentica. L’inter di Massimo Moratti insomma. Mi si potrà obiettare che é l’Inter quello che conta, che le persone vanno e vengono ma la fede resta la stessa, che tutto é stato fatto per il bene della squadra. Touchè, porgo l’altra guancia, nulla da dire. Ma come dicevo, non ho pretese di lucidità in queste parole. Si tratta esclusivamente di una questione di cuore, personale. A guardarmi in giro, e senza andar troppo lontano anche nella stessa redazione di Contropiede, vedo la maggior parte degli interisti stappare le bottiglie delle grandi occasioni per l’accaduto. Mi sarei immaginato a festeggiare con loro, fino a un paio di giorni fa. Ma così non é stato, l’interista che é in me non ha infine reagito così, cosa posso farci? Senza dubbio a questo punto, una reazione in contropiede.

Un commento a “Thohir è il futuro, ma l’Inter è Moratti

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