guidolin

Il Milan è come il Pescara. Questo inizio ex abrupto non vuole essere un’offesa verso i tifosi milanisti, o pescaresi in base a come la si voglia vedere,  ma una semplice analisi: le due squadre che più hanno cambiato più stanno pagando, in termini di risultati, la loro metamorfosi. I Diavoli, stretti dalle grinfie dello spread e dalla nuova fantomatica (di)scesa in campo del loro Presidente, si sono visti la propria squadra, nel giro di un mese e mezzo, abbattuta e poi ricostruita. In una sorta di Extreme Makeover – Team Edition, i pilastri su cui si erano costruite le vittorie dell’ultimo decennio sono stati abbattuti e quelli che erano pronti a sostituirli sono stati venduti al miglior offerente. Non è stata solo la partenza di Thiago Silva ed Ibrahimovic a calare un enorme punto di domanda sul Milan, ma anche quella di Nesta, Gattuso, Zambrotta ed Inzaghi, uomini dai minuti sul campo contati, ma dal peso specifico nello spogliatoio degno di un Galeazzi d’annata. Proprio come il Pescara, che giunto in Serie A s’è trovato costretto a ripartire da zero senza i piccoli talenti fai-da-te Immobile, Insigne e Verratti, di fatto scoperti e lanciati proprio sulle rive dell’Adriatico.

 

Ma oltre al Milan ed al Pescara, la terza giornata appena conclusasi ci mostra come, di fatto, cambiare costi assai. La Roma, affidata all’intrepido boemo dalla sigaretta facile e dalla parola difficile, si trova costretta ad ammettere che beh, si, in effetti dire che si era da scudetto forse era un pò esagerato. Se hai un allenatore come Zeman ed il tuo leader difensivo è Burdisso, soprannominato “buco” a Milano non a caso, prendere tre gol in un tempo, in casa, dal Bologna, potrebbe diventare un rischio altamente abitudinario, routine. Altrettanto emblematica è la situazione dell’Udinese, ove i Pozzo, a forza di cambiare, hanno portato il pacato Guidolin sull’orlo di una crisi di nervi. Va bene essere bravi sul mercato e fare plusvalenze stile entrata in borsa di Facebook, ma non può andarti sempre bene, e se per un paio di anni ti capita di pescare giocatori come Sanchez, Inler, Asamoah e compagnia bella, in altri ti capitano Maicosuel e tale Willians. Zamparini e Preziosi, del cambiare nel calcio, ne hanno fatto un’arte, discutibile, ma degna di nota (anche Picasso non era apprezzato ai suoi tempi) e se l’anno scorso a pagare il prezzo della mania ossessivo-compulsiva da cambiamento fu Preziosi con un Genoa quasi in B, quest’anno pare essere l’annata nera del Palermo di Zamparini, che ha già provveduto però cacciando Sannino, a quanto pare colpevole senza attenuanti,  e chiamando il redivivo Gasperini. Auguro ai tifosi rosanero pochi incubi da difesa a tre.

 

Anche la Juventus, ieri, ha provato a cambiare, attuando per la prima volta, da un anno e mezzo a questa parte, un pesante turnover, ed i risultati si sono visti, con Immobile ed il Genoa che passeggiava nella metà campo bianconera. Nella ripresa dentro Vucinic, Asamoah e Lichtsteiner e la musica cambia, come il risultato, a dimostrare che cambiare ciò che si è cambiato è più facile se si sa da dove si partiva. Anche Lazio e Napoli, come la Juve, si ergono a manifesti del “meglio tener la strada vecchia che la nuova, perchè chi cambia sa quel che lascia ma non quel che trova”. Con formazioni sostanzialmente identiche all’anno scorso si trovano a pieni punti e con prestazioni di tutto rispetto. Certo, qualche aggiustamento l’hanno fatto anche loro, ma definirlo cambiamento parrebbe esagerato.

 

Eccezioni alla regola, per ora, paiono essere soltanto l’Inter, la Sampdoria e la Fiorentina, in grado di cambiare senza peggiorare, ma anzi, migliorando. La Strama Inter vince, ma non convince ancora totalmente, a Torino, eppure pare, piano piano, trovare la sua strada; la Sampdoria, guidata dalla mano attenta di Ferrara è cambiata adattandosi però perfettamente al palcoscenico della nuova serie, a differenza del Pescara invece; infine la Fiorentina è la più bella sorpresa, con una media di circa 8 volti nuovi a partita rispetto alla passata stagione, in grado di mostrare un bel gioco e, soprattutto, in grado di riavvicinare una intera città al calcio grazie al lavoro di Montella. Nonostante ciò, si sa, le eccezioni servono solo a confermare la regola, almeno solitamente, e quindi, per ora, chi ha cambiato sta pagando più di chi non l’ha fatto. Ma cari tifosi delle metamorfiche realtà della Serie A, non disperate! Come ci spiega il buon Bob Dylan: “Perchè il perdente adesso/ Sarà il vincente di domani/ Perchè i tempi stanno cambiando”, o almeno credeteci.

 

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

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