stramaccioni nel derby

«Il gioco d’azzardo è un corpo a corpo con il destino».
Anatole France

Il derby è un po’ come una partita di poker. Ti siedi a un tavolo verde, di tappeto o di erba che sia, magari hai tutti i favori del pronostico, con una bella coppia vestita in mano, e poi in un attimo accade l’imprevisto e perdi tutto. È il fascino del gioco d’azzardo, la spavalderia che si trasforma in dramma e il terrore della disfatta che si innalza a miracolo. Tutto per una carta, una singola, apparentemente inutile, fottutissima carta.

strama e schelottoMax Allegri, con la sua coppia di re Balotelli-ElSha servita, si sentiva già la partita in mano. D’altra parte, come dargli torto? Sull’altro fronte, Strama ha poca roba, un 7 e un 8 su cui tentare di costruire una scala, magari tale da poterla salire e superare il Milan in classifica. L’impresa è disperata, ma il ragazzo ha fegato, e tanta voglia di prendere a pallonate un destino che ultimamente sembra davvero senza speranze. E allora rilancia, al buio, schierando Cassano prima punta e Alvarez sull’esterno. Allegri accetta ben volentieri la sfida, pregustando già la scorpacciata. Primo giro di carte, ed è quasi una sentenza: per Strama la scala diventa un miraggio, non viene fuori nulla di ciò che sperava, non ha niente fra le mani. Max dal canto suo è sereno, intuisce le difficoltà del rivale, e chiude la prima tornata in netto vantaggio. L’attesa della quarta carta sul tavolo è febbricitante: potrebbe riaprire clamorosamente la sfida o mettere definitivamente il marchio dell’obitorio su una partita e probabilmente su un’intera stagione. Toh, un 7. Allegri non ha che da sfregarsi le mani: che incidenza potrà mai avere una carta così misera sul match? Dall’altra parte del tavolo invece, un brivido corre sulla schiena di Strama. Questo insignificante numero 7 potrebbe essere forse la leva giusta con cui ribaltare tutto. È proprio qui che si decide ogni cosa, il destino dopo una lunga serie di ganci e diretti ben assestati ha abbassato la guardia per un attimo, a te la scelta se tentare il colpo o rimanere nell’angolo a incassare come meglio riesci.

Strama la sua decisione l’ha presa, ed è andato in all-in su quel 7, su quel giocatore con quel numero stampato sulla schiena. Urla e clamore, quasi tutti provenienti dagli stessi supporter nerazzuri. Risatine e sarcasmo dall’altra parte: questo si è bevuto il cervello. È il momento dell’ultima carta, quella decisiva. Fiato alle trombe, rullino i tamburi, si peschi dal mazzo e… meraviglia, disperazione, gioia, rabbia, big bang, apocalisse e chi più ne ha più ne metta. Un 7, è venuto fuori un altro 7. Quel misero e inutile numero ha portato al suo mister un tris, come i suoi derby senza sconfitte. Game, set, match! Fischio finale, e Schelotto regala a Strama quella che nella sostanza è una vittoria. Una vittoria decisamente d’azzardo. Tanto si è detto, si dice, e si dirà su Andrea Stramaccioni, critiche talvolta giuste e talvolta poco comprensive, ma una cosa è certa: lui con il destino rischia, ci fa a pugni, e ha capito una cosa: a volte, potrebbe anche vincere.

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