zeman florenzi

Quante volte avete sentito un allenatore affermare «Io non guardo in faccia a nessuno, gioca chi merita»? Innumerevoli. Peccato che alle parole raramente seguano i fatti. E un senatore con trecento presenze alle spalle, magari anche su una gamba sola, viene di solito preferito a un giovane rampante nel pieno delle forze ma con meno esperienza.

 

In Italia però c’è un tecnico che in campo la domenica ci manda davvero chi merita. Senza guardare alla carta d’identità, al palmares, ai gusti della tifoseria o ai mugugni della vecchia guardia dello spogliatoio. Zdenek Zeman ha costruito il Pescara dei miracoli sullo scheletro CapuanoRomagnoli-Verratti-Insigne-Immobile, tutti nati negli anni novanta, senza preoccuparsi di ingenuità ed inesperienza, ma guardando quello che i ragazzi sapevano fare in allenamento e, di riflesso, in partita. I risultati non si sono fatti attendere a lungo: dopo un avvio di campionato altalenante, con l’arrivo dell’inverno i biancazzurri hanno intrapreso una marcia inarrestabile e trionfale. Vittoria del campionato, promozione, e, soprattutto, cinque giovani pronti al salto di qualità. Capuano, Romagnoli e Immobile colonne dell’under 21, Insigne e Verratti già chiamati in nazionale. Prandelli e Mangia ringraziano, e noi con loro. Se in questi anni avessero avuto tutti il coraggio del boemo forse parleremmo meno di crisi del calcio italiano.

 

E se a qualcuno venisse il dubbio che, in fondo, allenando il Pescara è più facile puntare sui giovani che guidando una grande squadra, si vada a riguardare questo avvio di stagione giallorosso. Quanti tecnici si sarebbero presentati a San Siro facendo esordire dal primo minuto due classe 1991? Zeman l’ha fatto, Florenzi e Tachtsidis hanno risposto alla grande, e la Roma ha portato a casa la posta piena. Ma, soprattutto, abbiamo ora la speranza di aver trovato un altro centrocampista che potrebbe fare molto comodo alla nazionale azzurra (e a tutto il nostro movimento calcistico) negli anni a venire. Anche alla Roma, quindi, anche in una squadra dalle grandi ambizioni, il boemo manda in campo i giovani se li ritiene all’altezza del compito, e questo vale pure per Destro, su cui Zeman sta scommettendo parecchio, così come per Nico Lopez e Lamela i quali, il giorno che riusciranno a capire quello che chiede loro il mister, potrebbero  insidiare Totti.

 

Sarà anche un paraculo come dice Vialli (che però forse dimentica che la Cassazione accertò l’abuso di farmaci alla Juve, la quale si salvò con la prescrizione), sarà anche uno che in una carriera ha vinto meno di Carrera in una partita, sarà anche uno che non cura la fase difensiva (forse a chi lo crede ancora conviene riguardarsi il girone di ritorno del Pescara lo scorso anno), ma Zeman dobbiamo tenercelo stretto. Perché fa bene al nostro calcio. Non perché è l’emblema di un calcio pulito – che poi mi piacerebbe capire cosa significhi calcio pulito -, non perché è uno che dice quello che pensa o perché per molti è diventato il simbolo anti-Juve. Zeman dobbiamo tenercelo stretto per quello che fa sul campo. L’etica non c’entra, quello che conta sono i giovani a cui dà fiducia, quello che conta è che in Brasile nel 2014 ci sia gente come Insigne, Verratti, Immobile e Florenzi.

 

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