Ted Ligety

In America quando si decide di fare una cosa, la si fa in grande; questo, se da un lato ha dato vita a eventi eccezionali, dall’altro è sempre stato oggetto di sfottò. Quello che è certo è che gli americani vivono gli eventi sportivi organizzati da loro come eventi unici, quasi mistici. Si sentono invincibili e rendono tutta l’atmosfera carica di adrenalina, aspettativa, ma anche di gioia. In tutto ciò, i mondiali di Vail Beaver Creek non sono stati un eccezione; ogni qual volta infatti che un atleta a stelle e strisce si presentava al cancelletto di partenza, all’arrivo c’era sempre stata la cosiddetta bolgia. Incitamenti che non hanno risparmiato nessuno, tutti gli atleti, dal meno forte alle punte di diamante dello US Ski Team, hanno infatti vissuto l’emozione di essere accompagnati porta per porta non solo dai tifosi presenti all’arrivo, ma da un’intera nazione.

tedTra le varie punte di diamante del team statunitense, ce n’è una che, dopo le due manche di Slalom Gigante di ieri, splende ancora. Ted Ligety è riuscito a vincere la pressione, a sopportare le aspettative e incanalare tutto ciò nella giusta direzione: quella del podio. Ted non è il primo pollo che capita tra le mani, anzi. È uno degli atleti più vincenti di sempre e, dal 2008 ad oggi, ha raccolto una serie di vittorie impressionanti. Due ori olimpici, 6 medaglie iridate e ben cinque Coppe di Gigante (più una di Supercombinata); insomma un campione vero, uno di quei personaggi, dentro e fuori le piste, che non può non appassionare, che non può non ispirare simpatia. Ma a questi Mondiali non ci è arrivato al top della forma, per sua stessa ammissione. Una stagione difficile quest’ultima, con una condizione fisica mai ottimale e una difficoltà ad incidere e a far rendere al massimo quel suo stile unico in tutto il Circo Bianco. Come affronta lui le gare infatti non lo fa nessuno. Quella mano sempre appoggiata a terra e quella piega che sfida ogni concetto della fisica classica e pure di quella relativistica, ma che ha regalato tante soddisfazioni in passato. Quest’anno però le cose sembravano non girare nel verso giusto, e la costante presenza di Marcel Hirscher davanti a lui non è stata certo di aiuto in tutto ciò.

Gli americani però oltre ad organizzare sempre tutto in grande, sono amanti dei film speciali, di colossal impressionanti che spesso hanno ammaliato il mondo intero, ma che altre volte sono diventati motivo di risate per molte persone. La gara di ieri sarebbe una di quelle storie perfette per un film. “Il figliol prodigo che non delude le aspettative della madre patria”. La sfida tra titani infatti è stata spettacolare, avvincente e incerta fino all’ultimo centesimo di secondo. Il bello del Gigante, si sa, è anche la doppia manche, e ieri la cosa è stata evidentissima. Dopo una prima manche insidiosissima per una tracciatura molto particolare, ci sono cinque atleti divisi da un nulla, e a comandare questo mini gruppetto c’è l’eterno rivale di Ted Ligety: Marcel Hirscher. L’austriaco conferma i pronostici e compie una manche perfetta. Alle sue spalle il sorprendente Roberto Nani, secondo per soli 18 centesimi. Mentre dal terzo posto di Pinturault al quinto di Ted, ci sono solo due centesimi, con un distacco massimo di 24 centesimi dal gradino più alto del podio. Una situazione incertissima ma che senza dubbio favorisce Marcel Hirscher.

Alpine Skiing: FIS World Championships-Men's Giant Slalom-Run 2Alla partenza della seconda manche cambia però la sceneggiatura. La tracciatura e la neve che cambia continuamente consistenza per le temperature non proprio invernali diventano infatti decisive nel corso della gara, rendendo la manche un terno al lotto, per difficoltà di interpretazione del percorso ma anche per una difficoltà innegabile di capire la neve e adattarsi quindi a tutte le condizioni. In tutto ciò, arriva però il momento d’oro. Al cancelletto di partenza si presenta infatti Ted Ligety, il fuoriclasse americano, idolo della folla, deve recuperare 24 centesimi a Hirscher (che scenderà per ultimo). Bip, Bip Bip e via, un urlo di incitamento e poi quelle prime curve di una strada che potrebbe portare all’oro. Nella primissima parte sembra perdere terreno, poi però Ligety si ricorda del suo vero valore, si dimentica delle difficoltà della stagione passata e riprende a sciare così come sa fare lui. Le mani che riprendono, come nei momenti migliori, ad accarezzare la neve come se volessero dirle “tranquilla, fai la brava che non ti voglio fare male”. Mani che però sono anche necessarie per sostenere una posizione del corpo al limite dell’impossibile. Ma oltre alle mani è tutta la sciata a cambiare rispetto alla prima manche. Gli sci riprendono a mordere la neve carvandosi come solo Ted sa fare; e tutta l’azione diventa armoniosa, unica, speciale. Il vantaggio aumenta di intertempo in intertempo; è la manche perfetta, nessun errore, nessuna esitazione, solo quella leggerezza e quella voglia di spaccare il mondo che possono solo fare bene. Le ultimo due porte poi il traguardo, la folla in delirio e quello sguardo al tabellone quasi superfluo. Gli è bastato infatti guardarsi attorno, ammirare lo spettacolo del pubblico letteralmente impazzito per capire che era arrivato primo.

podio giganteA questo punto, la storia non poteva cambiare; nessuna sceneggiatura avrebbe potuto finire in modo diverso e infatti tutti e quattro gli atleti che precedevano Ted Ligety dopo la prima manche non riescono a rispondere alla prova entusiasmante dell’americano. Nemmeno Marcel Hirscher, il super atleta, il favorito per la vittoria finale. L’urlo, che all’austriaco si strozza in gola, si libera prepotentemente dalla gola di Ted, accompagnato dall’incredibile coro della folla al traguardo. Il film perfetto con la conclusione perfetta. Sì perché nonostante l’americano avesse vinto non solo gli ultimi due Mondiali di Gigante ma anche 6 gare di Gigante disputate nella pista di casa, l’esito mai come quest’anno era incerto. Ma l’happy ending non poteva mancare. Non poteva mancare perché siamo ai Mondiali di sci in America e infatti Ted Ligety, col suo oro (il primo per lo US Ski Team a questi Mondiali) ha ricordato a tutti che l’ American Dream non è un qualcosa di inventato da un popolo orgoglioso, ma è veramente insito in ogni cittadino a stelle e strisce. E ha ricordato a tutti che, insomma, non è ancora il momento di smettere di sognare.

Studia Sustainable Energy, nel tempo libero prova a scrivere e fare foto per raccontare la vita di tutti i giorni www.gigibotte.com

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