nuvolari

tazioC’è stato un momento, nel 1913 circa, in cui un ragazzotto mantovano poco più che ventenne si sentì dire, da un ufficiale dell’esercito che viaggiava in ambulanza con lui, di lasciar stare le automobili perché non facevano per lui. Nulla di male, a maggior ragione sapendo che queste parole furono pronunciate dopo un incidente causato dallo stesso ragazzo. Il vero, grande problema è che quel giovane amava i motori più di qualsiasi cosa, un po’ come se fosse nato con in testa solo quello. Il primo incontro personale con i motori è stato prestissimo: aveva appena 12 anni quando assisté alla sua prima gara di macchine e, poco dopo, lo zio lo mise in sella per la prima volta su una moto. Fu amore a prima vista, tanto che quando lo chiamarono alle armi come autiere non fu così dispiaciuto dalla cosa. Poi però la guerra, che sembrava non finire più, affievolì, ma non spense, la brama di velocità di quel giovane. Un ragazzo che ebbe la pazienza di saper aspettare i tempi giusti, senza forzare la mano alle cose.

nuvolari 1È il 1920 quando Tazio Nuvolari, già ventottenne, riceve la licenza di corridore motociclista. È l’inizio di una delle storie di sport e di vita più entusiasmanti del secolo scorso. La prima gara è a Verona, il 20 marzo del 1921, ma è solo più tardi, nel 1923, che incomincia a correre assiduamente. E non è un semplice gareggiare: la personalità di Nuvolari si fa, gara dopo gara, sempre più importante. Partecipa a moltissime competizioni, diventa famoso e attira alle corse moltissima gente. Gareggia ovunque, e con qualsiasi strumento dotato di motore. Oltre alle moto, che ne segnano i primi gloriosi anni di carriera, Tazio si avvicina al mondo dell’automobilismo. Ed è proprio grazie alle auto che fa un incontro speciale, nel 1924. Un incontro destinato a cambiare, qualche anno più tardi, la sua carriera: conosce infatti Enzo Ferrari. Si incontrano un mantovano e un modenese, uno piccolo e mingherlino l’altro grande e grosso, si incontrano due persone speciali, geniali.

bianchi 350Tazio però non è ancora pronto per le quattro ruote e così, per altri tre-quattro anni, continua a gareggiare principalmente con le moto. Anzi, con la moto, quella “freccia celeste” che tutti sognavano in quel periodo: la Bianchi 350. Sono tre anni di vittorie, tante vittorie; ma sono anche gli anni dei primi veri incidenti. Uno, forse il più brutto di tutta la sua carriera, avviene nel ’26, a Stoccarda. Nuvolari esce di strada a causa della nebbia e lo schianto è feroce, duro, violento. Le prime notizie paiono gravissime, tanto che il console italiano invia un telegramma non nascondendo la sua grande preoccupazione. Poteva essere l’inizio di un lungo stop ma, per sua fortuna, tutto ciò non era vero. I danni reali furono molto minori e, voglioso come non mai di tornare a gareggiare, Tazio torna ben presto ai blocchi di partenza e, come suo solito, vince molte delle gare a cui partecipa.

1000 migliaNel 1928 il “Campionissimo delle due ruote” decise che era arrivato il momento di dare un’ulteriore svolta alla sua carriera, e senza aspettare un secondo di troppo diede la nascita alla sua personale Scuderia. Comprò qualche macchina e iniziò ad iscriversi alle gare. I primi anni però non sono facili come si aspettava, arrivano delle vittorie prestigiose ma non scatta mai quella scintilla che lo aveva reso così speciale nelle gare con le moto. Questa scintilla arriva “solo” nel 1930: l’Alfa Romeo gli propone di guidare una sua macchina alla Mille Miglia. Nuvolari non esita un secondo e, con grande entusiasmo, accetta. Sarà una delle decisioni più belle e giuste della sua vita. Tazio infatti entra prepotentemente, dopo qualche affanno iniziale, non solo nella storia della competizione, ma, soprattutto, in quella dell’automobilismo. Nuvolari fa letteralmente impazzire mezz’Italia stravincendo la gara e, tenendo una media di 100 km/h, stabilisce un record  che viene tutt’ora ricordato come incredibile. Si narra ancora oggi, e Nuvolari non ha mai smentito tutto ciò (forse per tenere in piedi il mito), che nel momento decisivo della corsa, quando c’era da sorpassare il momentaneo leader, il navigatore di Nuvolari spense i fanali per non far vedere il loro arrivo. Una leggenda che nessuno dei protagonisti ha mai negato. Tutto ciò però non stupisce più di tanto. Nuvolari è sempre stato, dal suo ingresso nel mondo delle corse, un pilota speciale capace di appassionare tutti, dai più vecchi ai più giovani, un pilota del passato ma allo stesso tempo del presente e del futuro.

volanteE, come un superuomo, non smette più di gareggiare, neanche quando le perdite dei due figli, a pochi anni di distanza l’una dall’altra, sembravano poter azzoppare definitivamente un campione d’altri tempi. Diventa un’icona anche di chi, probabilmente, non sarebbe dovuto esserlo. D’Annunzio, ammirato dalle doti incredibili di Nuvolari, gli regala un ciondolo a forma di tartaruga con la dedica “all’uomo più veloce l’animale più lento” . Subito dopo Mussolini, quasi affetto da un forte complesso di inferiorità nei confronti del poeta, invita il pilota mantovano a Roma e si fa immortalare dai fotografi a bordo della sua macchina. Nel frattempo la sua carriera prosegue tra tantissime vittorie e qualche incidente più o meno grave. Poi però scoppia la  guerra, e quando finisce Nuvolari ha già una certa età. Il fisico inizia a risentire delle fatiche degli anni d’oro e giocoforza non tornerà più il pilota che era stato. Allo stesso tempo, però, il suo mito non crolla  e quando durante una gara, per un guasto al volante, si trovò a dover percorrere più di un giro senza poter utilizzare il fondamentale attezzo – lo mostrava sventolandolo al pubblico – prima di farselo cambiare la  gente iniziò a dire che Nuvolari era il campione che “vinceva anche senza volante”.

Un mito, quello di Nuvolari, destinato a non morire mai, perché, come disse Ferdinand Porsche, Nuvolari è “Il più grande pilota del passato, del presente e dell’avvenire”  e mai come oggi, a 94 anni esatti dalla sua prima vittoria, le parole di Porsche sono così attuali.

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