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Sfogliando almanacchi di formazioni, tattiche, e giocatori delle principali squadre europee dell’ultimo quindicennio, è impossibile non notare la profonda evoluzione, sia per caratteristiche tecniche che per posizionamento in campo, che ha subito il ruolo della prima punta, quello che fino a qualche anno fa era il cosiddetto “centravanti”, termine che ora a mio parere risulta decisamente inadeguato. Sono avvenute, a partire dagli anni duemila, profonde innovazioni sotto il profilo tattico tali da aver rivoluzionato il suo modo di stare in campo e di concepirne la funzione.

Manchester United v TottenhamCominciamo con una breve digressione storica, soffermandoci sui sistemi d’attacco degli ultimi anni ’90 e immediatamente successivi. Innanzitutto, giova notare come i principali team del continente offrissero quasi dogmaticamente un attacco a due uomini, composto da una seconda punta di movimento e un bomber vero e proprio: Del Piero-Inzaghi nella Juventus di Lippi, Cole e York nello United di Ferguson, gli inamovibili Raul e Morientes del Real, e via dicendo. Analizzando, in queste coppie offensive, il ruolo della prima punta, è lampante come si trattasse di veri e propri (e direi esclusivamente) uomini d’area di rigore, con un solo e unico compito: buttarla dentro; il tutto favorito dal sistema di gioco più in voga all’epoca, il 4-4-2 (con centrocampo in linea o a rombo) e il mestiere degli esterni che si declinava fondamentalmente nel rifornire di cross l’attaccante d’area. Perciò, ecco il riassunto di questa prima fase: la prima punta agiva con raggio d’azione limitato e con l’unica mansione del gol.

Una volta tramontati gli ultimi grandi interpreti di questo ruolo (mi riferisco a Vieri e Van Nistelrooy), il calcio europeo ha subito una variazione profondamente sistemica, quasi filosofica, nella direzione che ora verrà indicata. Non mi vergogno nel dire che, a mio giudizio, i principali artefici di questa rivoluzione siano stati Carlo Ancelotti e Ronaldinho. Il motivo è presto detto: per quanto riguarda l’allora tecnico rossonero, gli è indubbiamente da riconoscere la paternità di quella che definirei la “verticalità” della prima punta nel calcio moderno. a4c404bac906c0d79099d5c1c66f090a_521394Potendo disporre di un attaccante con le caratteristiche di Shevchenko, il buon Carletto cominciò a concepire il ruolo di centravanti come un ruolo di movimento, e non più statico in mezzo all’area. Questa innovazione avrà fondamentali ripercussioni sui sistemi di gioco attuali. Per quanto riguarda il Gaucho, è indiscutibile che il suo arrivo nel calcio che conta ha rappresentato la configurazione di un calciatore totalmente nuovo e non reperibile negli anni precedenti. Né esterno né trequartista, né mezzala né seconda punta, ma tutto questo insieme, con aggiunta un’ottima media realizzativa. Il fulcro del gioco non è più in mezzo al campo, ma venti metri più avanti, e questo comporta inevitabilmente una partecipazione ben più attiva da parte della prima punta nella costruzione della manovra. E naturalmente, dal momento che vincere piace a tutti e quel Barcellona cominciò a farlo con veemenza, questa nuova concezione si propagò in Europa con decisa autorevolezza. Ecco infatti che nascono i vari Rooney e Ibrahimovic, prime punte dotate senza dubbio di fiuto per il gol, ma per lo più propensi a giocare ben al di fuori dell’area di rigore, talvolta ad essere loro stessi i promotori delle giocate offensive, e non più solo i terminali ultimi. Tant’è che a mio avviso la dirompente ascesa del ruolo di esterno d’attacco, che al giorno d’oggi annovera i giocatori migliori del mondo, non è causa bensì effetto del nuovo modo di essere attaccanti. Il profilo che va delineandosi è quello di una prima punta veloce e di movimento, che anzitutto crea spazi e offre triangolazioni agili.

suarez liverpoolAd oggi, i prototipi perfetti di questa nuova filosofia sono senz’altro Lewandowski e Suarez, che riassumono perfettamente le caratteristiche sopra elencate senza perdere la vena da goleador. La convivenza obbligata di queste peculiarità richiede, forse come in nessun altro ruolo, che nel calcio moderno la prima punta debba essere un giocatore di elevatissimo profilo, in particolare atletico, in quanto rappresenta ormai il vero punto di equilibrio e di “crack” di una squadra. Un’ultima annotazione: in quest’analisi ho volutamente tralasciato due personaggi calcistici che rappresentano, per diversi motivi, i pionieri di questo nuovo sistema, ma che per altrettante differenti motivazioni è meglio non citare. Mi riferisco a Zeman, il quale già nei primi anni ’90 lanciò questa nuova figura di attaccante, ma la sua mancata partecipazione a scenari di primo piano in carriera ha impedito che avesse seguito fin da subito. In secondo luogo penso a Ronaldo (il Fenomeno), senza dubbio il fenotipo di questo genere di giocatore, ma a mio giudizio appartenente a una galassia ancora sconosciuta, e quindi impossibilitato ad essere categorizzato insieme ai comuni terrestri.

2 Commenti a “TATTICA/ L’evoluzione della prima punta: da centravanti d’area ad attaccante di movimento

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