Borussia Dortmund's Guendogan scores penalty against Bayern Munich in Champions League final in London

heynckes kloppRicordatevi bene chi erano Borussia Dortmund e Bayern Monaco prima della finale di ieri sera, perchè ciò che è andato in scena a Wembley, da un punto di vista tattico, ha poco a che fare con la reale identità delle due squadre panzer. Il che, dal punto di vista dei gialloneri, ha una sua ragionevolezza: oltre ad un modulo speculare (il 4-2-3-1), le due formazioni hanno avuto in questa stagione un’idea di calcio e di movimento molto simile; perciò, data l’oggettiva superiorità qualitativa dei bavaresi, Klopp ha avuto ragione nell’apportare dei cambiamenti fra i suoi scacchi, i quali sarebbero stati senz’altro schiacciati nei futuribilmente frequenti uno-contro-uno che si sarebbero venuti a creare. E la prima parte di match ha dato fortemente ragione al tecnico del Borussia. Ma analizziamo con calma l’andamento tattico di questa partita.

Schemi originariamente identici, si diceva; ma già dalle prime battute si evinceva come il Dortmund fosse schierato in tutt’altro modo. Complice l’assenza di Götze (su cui si può fare ogni tipo di dietrologia, ma non è questa la sede opportuna) Klopp manda in campo dal primo minuto Grosskreutz, con un apparente dirottamento di Reus al centro alle spalle di Lewandowski. Ma la vera sostanza è ben altra: il primo si sarebbe posizionato decisamente più arretrato, in linea con Bender e Gundogan, mentre il secondo agiva insieme a Blaszczykowski a supporto di Lewa, disegnando quindi un 4-3-2-1. Il Bayern invece si approccia alla partita in maniera terribilmente scolastica: 4-2-3-1 purissimo, con terzini e ali a giocare in coppia, Schweinsteiger e Javi Martinez rispettivamente in costruzione e interdizione, e Müller a duettare con Mandzukic davanti. Evidente come Heynckes contava proprio di vincere la partita sfruttando quel valore aggiunto qualitativo dei suoi uomini di cui si parlava in precedenza. Ma le mosse di Klopp si sono rivelate tanto impreviste quanto efficaci, ed eccone le ragioni.

Borussia Dortmund v FC Bayern Muenchen - UEFA Champions League FinalAnzitutto, una superiorità numerica a centrocampo che inizialmente è risultata decisiva soprattutto in fase di pressing. Il Borussia fin dal primo secondo di gioco portava un primo canonico disturbo ai difensori del Bayern con Lewandowski, per poi formare una linea a cinque di pressatori forsennati subito a ridosso della trequarti, linea pronta a sdoppiarsi fra i due trequartisti e i tre centrocampisti, in base alle tentate contromisure di Schweini e Martinez, i quali però si venivano a trovare in un’imbarazzante inferiorità numerica tale da non permettere che la costruzione del gioco potesse passare da loro. Ecco spiegati i tanti lanci lunghi dalla difesa con cui il Bayern ha provato a replicare nella prima mezz’ora di gioco, con in alternativa un abbassamento fino alla difesa di Robben e Ribery nel tentativo di ricevere palla e saltare l’uomo per superare il “muro giallo” creatosi nella loro metà campo, ma con scarsi risultati. Klopp insomma, almeno nell’approccio tattico alla partita, ha surclassato Heynckes. Altra nota da segnalare nel primo tempo è la disastrosa prestazione di Müller che, a mio giudizio, ne ha fatto insieme a Hummels e Subotic il peggiore in campo. In una situazione creatasi come quella appena descritta, il ruolo del trequartista bavarese si sarebbe rivelato fondamentale, se correttamente interpretato: un continuo elastico fra centrocampo e attacco, per fare numero nella propria metà campo e assistere Mandzukic in attacco, questo era ciò che era necessario. Müller invece si è ostinato a schiacciarsi in avanti in attesa di lanci lunghi, lavoro che francamente si è rivelato del tutto inutile. Eppure, le occasioni migliori del primo tempo sono capitate al Bayern, fra i piedi di Robben, il che si spiega squisitamente per una prestazione ai limiti del presentabile dei centrali di difesa del Borussia. Non ci si lasci ingannare dall’ottima chiusura di Hummels su Ribery nel secondo tempo e dal miracoloso salvataggio di Subotic sempre nella ripresa: l’imbarazzante facilità con cui i due si facevano scavalcare dai lanci dei bavaresi nel primo tempo è roba da museo degli orrori, e da cui appunto sono nate le occasionissime sprecate dall’ala olandese. Il primo tempo si chiudeva dunque con un Dortmund con le idee chiare e un Bayern tatticamente parecchio confuso.

Bayern Munich's Arjen Robben celebrates after scoring during their Champions League Final soccer match against Borussia Dortmund at Wembley Stadium in LondonE così sarebbe stata anche la ripresa, se non fosse intervenuto il fattore che lo stesso Klopp ha additato a fine partita come corresponsabile della sconfitta: la stanchezza. Giocare un match intero con l’intensità di pressing e di azione descritta prima era francamente impossibile, specie se a fine stagione. Tant’è che il Borussia non è più riuscito a mantenersi sui livelli della prima frazione anche nella ripresa, e questo ha senz’altro favorito l’emergere della maggior qualità bavarese. Lewandowski è rimasto isolato davanti, Reus tentava di volteggiargli attorno ma con scarsa efficacia, Grosskreutz e Blaszczykowski arretravano sempre di più per coprire l’incedere di Alaba e Lahm. In questo modo Schweinsteiger e Javi Martinez hanno potuto con maggior libertà alzare il loro raggio d’azione fin quasi al limite dell’area giallonera, e con i terzini finalmente alti, è stato permesso a Robben e Ribery di fare ciò che li riesce meglio, ovvero svariare a piacimento su tutto il fronte d’attacco senza preoccuparsi di dover coprire gli spazi. Non a caso i due gol del Bayern sono stati frutto di una combinazione fra i due, prima sulla sinistra e poi al centro. Per concludere quindi, il Bayern forse ha meritatamente battuto il Borussia, ma sicuramente Heynckes ha perso la sua guerra tattica con Klopp, il quale è stato tradito solo dalla stanchezza dei suoi uomini e da una squadra che, da centrocampo in giù, forse era stata fin’ora già troppo brava a mascherare le proprio mancanze

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