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4-4-2Durante la sua prima esperienza come allenatore del Chelsea, Josè Mourinho ebbe modo di spiegare come il 4-4-2 fosse un modulo ormai superato e sovrastato da schemi che prevedono tre centrocampisti (come proprio il 4-3-3 del suo Chelsea). Lo Special One dava ragione delle sue affermazioni spiegando come la superiorità numerica in mezzo al campo data da un centrocampo a tre, costringesse l’avversario o a giocare novanta minuti in inferiorità numerica nella zona nevralgica, oppure, nel tentativo di pareggiare gli effettivi, a scoprire le fasce, offrendo quindi ampi spazi per le sortite nemiche. In linea di massima, il ragionamento del portoghese è pulito e ragionevole; ma forse oggi andrebbe riletto alla luce dello spettacolo tattico dell’Atletico Madrid di Simeone, il quale ritengo che abbia letteralmente reinventato il 4-4-2 in chiave moderna. Cominciamo con l’analizzare questo modulo nelle sue linee tradizionali.

Basando la sua efficacia sul gioco sulle fasce, il 4-4-2 presenta una coppia di centrali difensivi classica, i terzini che in base alla scelta dell’allenatore salgono in sovrapposizione o restano bloccati in difesa, due centrocampisti centrali (di cui un intenditore e un playmaker), le ali ufficialmente votate all’attacco, e due attaccanti che possono essere o due bomber d’area di rigore, oppure una prima punta vera e propria affiancato da un ibrido fra seconda punta e trequartista. Come si diceva, è un modulo pensato per sviluppare il gioco sulle fasce: nella maggior parte dei casi, i terzini salgono a dar man forte all’ala di riferimento, con la possibilità che la “seconda punta” si avvicini per offrire la triangolazione o per contribuire a creare spazi portando via difensori avversari (in alternativa, resta in area aspettando palloni giocabili), creando quindi una superiorità numerica nella zona in questione. Nel frattempo, in area il centravanti si posizione in attesa del cross, stringendo sul primo palo e coperto alle spalle dall’ala opposta che riempie lo spazio in area, il quale a sua volta è sostituito in fascia dal terzino salito fin sulla linea d’attacco. Nel frattempo, almeno uno dei due centrocampisti è posizionato subito fuori dall’area per eventuali ribattute. La fase di non possesso è estremamente ordinata, con il pressing portato solo dalle due punte, il baricentro basso (con le ali basse a raddoppiare insieme ai terzini) e i centrocampisti retrocessi fino alla propria trequarti a proteggere la difesa. Veniamo alle controindicazioni che il 4-4-2 presenta: innanzitutto, il problema di una certa inferiorità numerica in mezzo al campo nel momento in cui gli avversati siano schierati con una mediana composta da tre effettivi; in secondo luogo, le linee tendenzialmente rigide, mancando giocatori appositamente intermedi, eccezion fatta per un timido tentativo in tal senso dell’”ibrido” d’attacco di cui si accennava prima, il quale però non offre garanzie difensive, e il calcio moderno vive di un uomo fra difesa e centrocampo durante la fase di non possesso; in terzo luogo, una netta predisposizione a subire il contropiede avversario. Ora, tutte queste problematiche hanno spinto la maggior parte delle squadre ad abbandonare il 4-4-2 come schema di riferimento, optando per moduli dal centrocampo più nutrito e che offrisse garanzie sia in fase di costruzione che di contenimento.

diego costaMa, come si esordiva, l’Atletico Madrid di Simeone ha rivoluzionato il 4-4-2, rendendolo uno schema nuovamente attuale ed efficace. Cominciamo dalla fase di non possesso: il pressing è pressoché nullo, e il baricentro bassissimo. Sembrerebbe uno sfregio al calcio moderno, eppure è una scelta che ha le sue ragioni: in questo modo si evita di offrire spazi fra le linee, problema storico del 4-4-2, tenendole unitissime e creando una densità di uomini tale da non offrire possibilità di giocate in verticale all’avversario. Da un punto di vista della collocazione degli uomini, si rimane sul classico: le fasce coperte sia dalle ali che dai terzini, gli attaccanti che arretrano fino a metà campo a creare un primo ostacolo al gioco avversario, e i centrocampisti che con i due difensori centrali ostruiscono tutta la zona di area di rigore e tre quarti. Attendismo insomma, ma che permette di evitare di offrire spazi, e soprattutto non concede superiorità numerica al centrocampo nemico, semplicemente perché in fase di impostazione, gli uomini di mezzo avversari si trovano davanti gli attaccanti dell’Atletico, e poi dietro una nuova barricata con tendenzialmente Tiago e Gabi, il che sopperisce al tre contro due che potrebbe verificarsi in casi fisiologici. Venendo invece alla fase di attacco, ecco l’innovazione principale di Simeone: quando va impostato il gioco, i centrocampisti sono sempre coadiuvati da una delle due ali, che accentrandosi fin quasi a diventare un interno, crea parità numerica in mezzo, con due ulteriori vantaggi: creare lo spazio per il terzino della medesima fascia, e mantenere comunque due giocatori sulla corsia laterale opposta, pronti a diversificare l’azione in qualsiasi momento. Con un tale atteggiamento, si permette a entrambi gli attaccanti di stazionare sempre in area di rigore, offrendo quindi molteplici soluzioni nel momento in cui si riesca ad arrivare al cross; ecco perché a Simeone piace praticamente sempre giocare con due prime punte effettive, come Villa e Diego Costa. In un tale sistema di gioco, è evidente come i ruoli fondamentali siano quelli dei giocatori laterali, ali o terzini che siano, perché dai loro movimenti ad accentrarsi o a spingere lateralmente dipende tutta la riuscita dello scacchiere dell’ Atletico.

ATLETICO MADRID VS. VALENCIAA mio parere, la grande innovazione di Simeone, che ha comportato una non indifferente dose di rischio, è stata nel trattare i giocatori di fascia come se si giocasse con un 4-3-3, ma in realtà all’interno di un 4-4-2. C’è solo un fattore che resta invariato: una certa predisposizione a subire il contropiede avversario. Ma al di là di quest’ultima annotazione, comprensibile visto che nessuno schema è perfetto, bisogna riconoscere a Simeone il merito di aver riattualizzato uno schema che pareva pressoché defunto; sarà interessante vedere se rimarrà un’innovazione legata solo all’abilità di un certo tipo di interpreti (come gli attuali giocatori dell’Atletico Madrid), o se potrà avere una diffusione continentale. Con buona pace di Josè Mourinho.

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