Calcio: serie A, Juventus-Inter

«Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare.
Per esseri perfetti bisogna dunque cambiare spesso
»
(W.Churchill)

È sempre difficile giudicare il lavoro di un allenatore quand’esso non è stato ancora del tutto completato. Questo compito è reso più arduo dal fatto che la Juventus ha cambiato spesso modulo di gioco, da quando sulla panchina siede Antonio Conte. Ciò nonostante la squadra bianconera ha acquisito, con l’arrivo del tecnico leccese, un’identità tattica e di gioco che ne hanno fatto una tra le migliori compagini in Italia e in Europa.

Conte si è conquistato la panchina della Juventus dopo alcune ottime stagioni alla guida di Bari e Siena con cui ha ottenuto due promozioni in serie A; si è distinto, in questa prima fase della carriera, per l’utilizzo del 4-2-4, modulo ultraoffensivo che si basa sull’attacco in ampiezza svolto dalle ali esterne.
Approdato alla Juventus nella la stagione 2011/2012, dopo alcuni esperimenti, Conte comprende che questo modulo mal si adatta ai giocatori in rosa nonostante la presenza di uomini di fascia come Pepe, Krasic, Elia, Martinez e Giaccherini; inoltre una squadra che vuole imporre il proprio sistema di gioco non può trovarsi costantemente  in inferiorità numerica a centrocampo come è il caso nel 4-2-4.

Per questo motivo Conte ebbe a sperimentare diverse alternative tattiche, nel corso della stagione che vedrà la Juventus trionfare e riportare lo scudetto a Torino: il 4-1-4-1, il 4-3-3 e il 3-5-2. Due priorità tattiche in particolare, secondo me, hanno spinto il tecnico bianconero al cambiamento di modulo: garantire, in fase di possesso palla, una superiorità a centrocampo con Pirlo, Marchisio e Vidal ma, allo stesso tempo, assicurare in fase di non possesso una buona copertura dell’asse difensivo.

Il 3-5-2

juventus 3-5-2

La Juventus schierata con il 3-5-2

 

La Juventus ha quindi adottato nel corso dello scorso campionato e per la stagione 2012/2013 un modulo atipico, almeno per il calcio moderno: il 3-5-2 che, a discapito di alcune critiche iniziali, sta dando ottimi risultati in Italia ed anche in Europa.

Il 3-5-2 è un modulo “vecchio” e di forte tradizione italiana, nel senso che si sviluppa soprattutto alla fine degli anni settanta come evoluzione del Catenaccio; tra gli allenatori che meglio applicarono questo modulo c’è sicuramente Enzo Bearzot nel mondiale dell’82. Questo tipo di gioco prevedeva 3 difensori centrali di cui 2 in marcatura ad uomo sugli attaccanti avversari ed uno “libero” da marcatura che aveva il compito di chiudere la diagonale difensiva; a questa linea difensiva di base si aggiungeva il cosiddetto “esterno fluidificante” che garantiva la copertura difensiva in caso di un attacco dalle zone laterali. Tanto per citare alcuni giocatori che hanno eccellentemente interpretato questo ruolo possiamo fare i nomi di Domenghini o Facchetti.  L’evoluzione moderna della difesa a tre, applicata al 3-5-2, si ebbe più recentemente, con l’argentina campione del mondo 1986 allenata Carlos Bilardo il quale volle costruire una squadra fatta su misura per le giocate di D.A. Maradona: questo modulo lasciava infatti alla creatività del fuoriclasse tutto il potenziale offensivo della squadra e permetteva quindi di disporre di più giocatori in fase difensiva. Fu in seguito adottato anche da altre squadre come la Germania o l’Inghilterra all’Europeo del 1996.

L’introduzione del 3-5-2 in casa bianconera ci permette di sottolineare una tendenza che si sta sviluppando in serie A nelle ultime stagioni, che consiste nel ritorno alla difesa a tre applicata al modulo 3-5-2 (oltre alla Juventus, Inter, Fiorentina, Napoli, Palermo, Genoa, Parma, Siena, Udinese utilizzano spesso questo sistema di gioco). Quest’evoluzione tattica è una caratteristica peculiare del calcio italiano mentre in Europa questo gioco è praticamente sconosciuto: si pensi che l’81% delle squadre che partecipano alle coppe europee nella stagione 2012/2013 utilizzano 4-4-2 o alcune sue derivazioni (a mia conoscenza solo FCG Bordeaux, Amburgo SV e Swansea CAFC utilizzano il 3-5-2).

I motivi di quello che alcuni allenatori come Zaccheroni e Capello hanno chiamato “involuzionismo difensivo” sono molteplici. Dal punto di vista tattico, molte squadre italiane hanno spesso difensori molto abili nella costruzione del gioco ma carenti nella specificità d’essere prima di tutto difensori sia per quanto riguarda i movimenti collettivi di reparto sia nella marcatura individuale negli ultimi 25 m di campo. Inoltre, nelle ultimissime stagioni la classe degli allenatori italiani nella massima serie si è quasi completamente rinnovata (oltre ad Antonio Conte pensiamo a A. Stramaccioni, V. Montella, ed altri come E. Corini, I. Pulga, G. Stroppa che hanno sostituito la generazione di Ancelotti, Capello, Lippi, Zaccheroni o quella di Spalletti e Mancini e lo stesso Prandelli).

antonio conte capitanoContrariamente a quanto potremmo credere in apparenza il 3-5-2 non è affatto un modulo offensivo (come lo è per esempio un altro modulo a 3 difensori: il 3-4-3): infatti in fase di non possesso la linea difensiva diventa spesso a 5 oppure in ogni caso a 4, con l’esterno del lato opposto a quello d’attacco che arretra in diagonale difensiva. Infatti il 3-5-2 rappresenta a livello tattico una variante del modulo 5-3-2 dal quale si differenzia per l’atteggiamento dei due esterni bassi che risultano più offensivi. Perciò l’incisività, in fase di possesso, è data dalla capacità degli esterni che posso essere all’occorrenza sia ali che difendono (come Pepe) sia terzini che attacano (come Lichtsteiner). A differenza dei moduli con 4 difensori gli esterni devono, in ogni caso, avere grandi qualità di resistenza, di corsa, senso della posizione e qualità tecniche soprattutto nell’ultimo passaggio.

Il 3-5-2 è quindi un modulo che dal punto di vista difensivo dà molte garanzie ma diventa un po’ scontato se c’è poco lavoro dei due esterni di centrocampo, ma soprattutto dei due attaccanti perché il carico del peso offensivo grava interamente su questi ultimi.
Nella Juventus per evitare questa prevedibilità di movimenti offensivi c’è una partecipazione collettiva di tutta la squadra alla manovra di costruzione del gioco ed in particolare diventano fondamentali gli inserimenti dei centrocampisti o addirittura, a volte, le incursioni dei difensori centrali. Quindi se i centrocampisti garantiscono la profondità, gli esterni l’ampiezza, l’imprevedibilità è data dagli attaccanti come Vucinic che è molto abile a ricevere palla tra le linee.
Inoltre Conte è riuscito a correggere alcuni difetti intrinsechi del 3-5-2: in particolare la fase di possesso è molto elaborata con una fitta trama di passaggi a partire dalla difesa e fino alla trequarti avversaria. Il gioco non ne risulta però rallentato ma anzi, essendo la transizione un tempo più rapido della conduzione (la Juventus ha la media di passaggi per match più elevata della Serie A, 580).

Il 3-5-2 rappresenta dunque un riassunto moderno del vecchio calcio all’italiana: l’Italia ha da sempre difeso con una linea di 3 difensori e attaccato utilizzando gli esterni; questo tipo di gioco permette inoltre di ribaltare velocemente la fase difensiva in quella offensiva, sorprendendo l’avversario in contropiede, altro tratto emblematico del “calcio all’italiana”. Resta da vedere se questo sistema di gioco resisterà al confronto con gli altri club europei: toccherà alla Juventus e ad Antonio Conte il compito di convincere del successo di questo cambiamento tattico in corso in Italia.

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