bayern 4-2-3-1

bayern 4-2-3-1Jonathan Wilson, notissimo giornalista sportivo britannico, qualche tempo fa dedicò una puntata della sua rubrica The Question allo schema tattico 4-2-3-1, definendolo un sistema ormai offuscato e superato. Ma la coincidenza che tre semifinaliste su quattro della Champions League di quest’anno, di cui due con un piede e mezzo già a Wembley, giochino proprio con questo modulo, non può lasciare indifferenti.

Il 4-2-3-1 è veramente ormai da considerarsi un cimelio? A mio parere assolutamente no, anzi è interessante analizzare l’evoluzione che ha avuto nell’ultimo decennio, per dimostrare che in fin dei conti è ancora lo schema tattico più affidabile e, per certi versi, flessibile che ci sia. Il 4-2-3-1 deve innanzitutto la sua genesi al Milan di Sacchi; naturalmente lo squadrone rossonero non ha mai adottato questo modulo, ma a livello di concezione l’idea di un gioco fondato per la maggior parte sul movimento senza palla, dogma e pilastro del calcio sacchiano, sarà il trampolino su cui avrebbero piroettato le squadre che anni dopo avrebbero utilizzato lo schema in questione. Il primo team degno di nota a giocare e vincere con il 4-2-3-1 fu la Francia campione del mondo nel ’98; era ancora molto sperimentale, ma già si vedevano le linee guida su cui si sarebbe costruito il modulo: ossessive sovrapposizioni dei terzini, ali con spiccata tendenza ad accentrarsi, un trequartista con forte tendenza ad essere una seconda punta e una coppia di centrocampo capace di unire quantità e costruzione.

Roma-SpallettiIl primo 4-2-3-1 ben congegnato e preparato uscì però dalla mente di quel genio di Vicente Del Bosque: mi riferisco al Real Madrid campione d’Europa 2002. Tutto era solare e perfetto: Roberto Carlos e Salgado gran terzini di spinta, Makelele e Zidane in mezzo al campo, Solari e Figo ali con ampia facoltà di accentrarsi, Raul alle spalle del bomber, Morientes. Questa prima fase del 4-2-3-1 si rivelerà presto inadeguata, fondamentalmente perchè così predisposto è uno schema con poche variabili e quindi alla lunga facilmente ostacolabile. Una prima rivoluzione sarà apportata da Spalletti con la sua Roma. Totti finto centravanti, molto più boa per gli inserimenti che goleador, e la manovra offensiva assume una maggiore imprevedibilità. Ma anche in questo modo è un modulo che manca di universalità, in quanto troppo legato alle caratteristiche dei giocatori a disposizione, nello specifico a Totti capace di svolgere quel ruolo con una totalità non reperibile altrove.

borussia 4-2-3-1Veniamo allora ai più efficaci 4-2-3-1 moderni, Bayern e Borussia Dortmund: terzini di spinta pronti però a diventare interni di centrocampo in fase di possesso, i vari Gundogan, Bender, Sahin, Schweinsteiger e Javi Martinez del caso, che non si occupano più solo di distruggere o impostare, ma sono centrocampisti a tutto campo, che ripiegano ma anche si inseriscono con continuità; il trequartista è un perenne elastico fra centrocampo e porta avversaria, la prima punta che unisce doti da goleador a capacità di sponda e di movimento negli spazi. Questo ha salvato il 4-2-3-1: un dinamismo di ipotesi di gioco che nessun altro modulo ha e una sua universalità tale da poter essere interpretato non per forza da campionissimi.

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