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downloadSiamo al minuto 67′ della gara di Champions tra Real Madrid e Juventus quando Karim Benzema, reduce da una prestazione incolore, lascia il campo per Gareth Bale, ricevendo in cambio una bordata di fischi. Un fatto sul quale molti hanno sorvolato, considerando la cosa quasi una routine per chi gioca al Santiago Bernabeu. L’attaccante franco-algerino, nonostante le ultime poco esaltanti performance in campionato, rimane un campione di livello assoluto che, a rigor di logica, dovrebbe sempre godere di una fiducia incondizionata da parte dei suoi sostenitori. Ma nel tempio del Real Madrid questo non è mai accaduto, non accade e probabilmente mai accadrà. Come disse il presidente onorario dei blancos Alfredo Di Stefano nel gennaio del 2012, dopo una serie di partite in cui gli spettatori madridisti si erano permessi di fischiare ripetutamente addirittura Cristiano Ronaldo,«il pubblico paga, quindi ha sempre ragione». Una linea di pensiero che, a suo modo di vedere, ha ragion di esistere, ma l’atteggiamento che questo pubblico da anni riserba ai suoi calciatori, a conti fatti, si è sempre dimostrato nocivo per squadra e società che ne risultano decisamente influenzate.

sne robQuando i fischi iniziano a ripetersi nei confronti di talenti troppo evidenti, magari contraddistinti da un carattere permaloso, possono diventare parecchio dannosi. È difficile che questi giocatori arrivino al punto di chiedere la cessione, ma fa specie che ogni volta che si presenti un’offerta per un calciatore del Real, quest’ultimo, se posto innanzi ad una discreta proposta di contratto, non impieghi molto tempo a dire addio al grande club di Madrid. Lunga è la lista dei nomi altisonanti che, mal sopportati dai sostenitori dei blancos, dopo la loro cessione hanno fatto le fortune di altre squadre. L’esempio più eclatante risale alla stagione 2009/2010 quando il Real Madrid, dopo una campagna acquisti di circa 259 milioni di euro, svende Arjen Robben e Wesley Sneijder, due giocatori verso i quali la tifoseria è sempre stata ingenerosa. Ecco, bene, la stagione stessa i due fuoriclasse olandesi si rivelano i migliori giocatori della Champions League trascinando a suon di gol e di prestazioni convincenti (e vincenti) i loro rispettivi club nella finale della competizione.

Purtroppo ormai è una cosa normale tra tifosi e società madrileni quella di non accettare che un calciatore possa avere un periodo grigio di qualche settimana, o anche solo per qualche partita, arrivando a sentenziare che questo o quello non sia all’altezza del blasonato Real Madrid. Oltre a Robben e Snejider, potremmo fare una lista, lunga quanto le Pagine Gialle, di grandi giocatori presi e buttati nel giro di un paio di stagioni al massimo. Samuel, Cambiasso, Huntelaar, Özil, Negredo, Eto’o, Callejon, Van der Vaart sono solo i nomi più recenti lasciati scappare da un Real sprecone, sia di denaro che di talenti. Tra i tanti campioni affermati, passati solo come meteore da Madrid, l’unico che parrebbe essere stato atteso è Ricardo Kakà. Ma se analizziamo con più attenzione la situazione dei quattro anni spagnoli del brasiliano, ci rendiamo conto che non è stato ceduto anzitempo solo per una mancanza di offerte concrete che si avvicinassero quantomeno alla metà di quanto sborsato al Milan nel 2009 (68 mln).

AS Roma v Real MadridTornando alla tifoseria dei blancos, si è espresso a tale proposito anche Zlatan Ibrahimovic: quando in un’intervista alla Bbc gli è stato domandato cosa pensava sull’onerosissimo acquisto di Bale da parte del Real Madrid. Lo svedese ha raccomandato a Gareth di avere pazienza, sottolineando come anche Zinedine Zidane, a suo avviso uno dei migliori di sempre, sia stato sonoramente fischiato a Madrid; insomma lo stile dei supporter madrileni sta iniziando ad essere malvisto anche dagli altri giocatori europei.

È difficile pensare che, a causa di questa “ostilità” verso i propri atleti, i futuri talenti cercheranno di evitare la strada per Madrid, sia per contratti milionari offerti che per l’importanza storica di questo club. I giocatori continueranno ad andare e venire come i mariti di Demi Moore. Ma c’è anche, oramai, la matematica certezza che questo sistema non porterà mai alla perfezione che pare essere richiesta da tifosi e società in quel del Santiago Bernabeu.

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