balotelli brasile italia

balotelli brasile italiaBasta un gol, un colpo, un momento per cambiare tanto, se non tutto. Da enorme talento inespresso, da germoglio di fuoriclasse, a meraviglioso e rigoglioso emblema della nuova Italia multietnica, forte e fantasiosa. Mario Balotelli personaggio lo era già, con quel suo modo di fare strascicato, tipico, per alcuni, di una gioventù pigra ed impigrita dai tempi, ma oggi, dopo Italia-Brasile, è qualcosa in più. Non è più un personaggio e basta, è una figurina del calcio moderno, dei nostri tempi, di quelle che vanno tenute nel cassetto perchè tra tanti e tanti anni, un paio di generazioni diciamo, quella figurina andrà estratta e mostrata con orgoglio ai discendenti dicendo “io c’ero quando Balotelli giocava”. Mario è arrivato, finalmente, dove voleva arrivare, ovvero al bivio di una carriera iniziata prestissimo, ma sbocciata con un po’ troppo ritardo rispetto alle sue innate qualità: o fuoriclasse assoluto o eterno rimpianto del nostro calcio.

Sarebbe facile dire che è effettivamente bastato un gol di indubitabile bellezza a cambiare tutto, ma sarebbe anche estremamente riduttivo. Dando un bello schiaffo morale agli scettici (nella cui lunga fila, in parte e con ordine, mi ci metto), questi primi due mesi di ritorno a casa hanno dimostrato evidentemente che Balotelli è cresciuto e, soprattutto, è diventato molto più consapevole di sé come uomo prima che come calciatore. Leader nel Milan, dove, senza troppi atti di megalomania, s’è silenziosamente appropriato del trono del fuoriclasse; nella vita la vicinanza ritrovata di quella famiglia da cui si era sentito troppo lontano a Manchester ed una fidanzata che accetta di viver di luce riflessa ma senza atti di protagonismo estremo. Balotelli pare essere riuscito a trovare un equilibrio in una vita costantemente sull’orlo della crisi di nervi o di stupidità. Chiaro che il processo non è concluso, è appena iniziato, e c’è sempre tempo (ahinoi!) per cancellare con una sola scelta tutti i passi avanti compiuti, ma già il fatto che oggi si stia parlando di Balotelli in questo modo fa capire che qualcosa è cambiato. Raiola, in via Turati, non lo vedono da un po’ ed i giornali (sapientemente indottrinati, direbbero alcuni dietrologi) ancora faticano a pizzicare il ragazzone bresciano in giro a fare la bella vita. Qualcosa è cambiato.

balotelli el shaarawy cresta“Mi do sei, ho sbagliato troppe occasioni” ha dichiarato dopo la sfida di Ginevra col Brasile e non certo per umiltà. Semplicemente non si accontenta, e fa bene. Il suo talento, unito alla sua tracotanza fisica, lo rendono un giocatore con spropositati margini di miglioramento. Il Milan, in lui, ha creduto e poco importa se, ne sono certo, fossero consapevoli che l’esuberanza tecnica, più che caratteriale, di Mario avrebbe adombrato il delicato talento dell’altro piccolo genio italiano, El Shaarawy. Col tempo impareranno a convivere, col tempo il Faraone imparerà a stare al fianco di Balotelli, che è cosa complicata quasi quanto essere Balotelli probabilmente. E col tempo, si spera, Balotelli imparerà anche ad essere meno intransigente e meno indolente verso il mondo che lo circonda. Quando ciò avverrà la sua metamorfosi sarà davvero completa, perchè allora troverà continuità di prestazioni e di risultati, costanza di rendimento e serenità nel lavoro. Possibile però che Balotelli sia così, tutto d’un tratto, sbocciato, cambiato, maturato? Certo che no, le zone d’ombra che rendono Balotelli così intrigante (e qui torniamo al personaggio Mario) restano e probabilmente resteranno per sempre, ma l’impressione che si ha oggi, vedendolo, è che lui stesso, per primo, stia imparando a convivere con quel lato di sé. Rimane sempre il bambinone che ama essere fuori dalle regole e dagli schemi, ma sta rendendosi anche conto di quando quel Mario può essere assecondato e quando invece va sapientemente lasciato in disparte.

SuperMario dovrebbe non esistere più, i panni del supereroe non fanno per lui, non sono adatti ad una persona così complicata e fragile umanamente. A Manchester, amato senza limiti dai propri tifosi, non ha sopportato le pressioni di chi invece cercava di scalfire la sua apparente corazza fatta di collane luccicanti, capigliature discutibili, occhiali imbarazzanti ed abiti tamarri. Pensate a Spiderman: amato dai cittadini, costantemente, però, sotto il tiro della polizia. Come sarebbe stata la storia se il buon Peter Parker non avesse retto il peso di questa contrapposizione? Mario ne è la prova: avrebbe dismesso le vesti del supereroe e sarebbe scappato alla ricerca di porti che accettano di buon grado il suo essere. Questo precario, ma necessario, equilibrio lo sta trovando a Milano, precisamente a Milanello, e prima che diventi permanente necessita di tempo, di lavoro, di molte cure. Prima che il processo sia completato dovranno passare anche momenti difficili, in cui la palla avrà difficoltà ad entrare in rete ed in cui gli arbitri non fischieranno rigore sempre, in cui qualche paparazzo pizzicherà un vizioso Mario ed in cui l’amore non sarà tutto rose e fiori, ma intanto è cominciato, intanto il meccanismo s’è messo in moto. Per noi, ignoranti osservatori, il fiore Balotelli è definitivamente sbocciato, ma non dimentichiamoci che dovrà affrontare molti inverni. Perchè alla fine non è nient’altro che questo Balotelli: un fiore finalmente sbocciato, ma pronto ad appassire alla prima difficoltà.

Il gol di Mario Balotelli in Brasile-Italia 2-2

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

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