++ EURO 2012: BONUCCI NEI 23, FUORI RANOCCHIA E DESTRO ++

Caro direttore,

 

scrivo perché mi sono fatto due idee riguardo al calcioscommesse e credo possano essere definite in “contropiede”. La prima riguardo all’operato delle procure sul quale un po’ ho letto qui e altrove, ma soprattutto sul quale purtroppo sento parlare amici e conoscenti, la seconda su quello che potremmo definire l’“effetto scandalo” .

 

La prima idea nasce da un episodio capitatomi, ormai non ricordo più se la settimana scorsa o quella prima ancora. Come da copione verso l’una con tre amici vado a mangiare un boccone, e come naturale si comincia a discorrere, il più e il meno sono l’argomento principale finché il discorso si ferma sul calcioscommesse. Se l’intrattenersi fosse proseguito normalmente ad ora sicuramente non ricorderei che un giorno non ben definito di una delle due ultime settimane, io ero a pranzo con Tizio, Caio e Sempronio. Quello che è successo in quel pranzo è stato vedere una persona, un amico, che provava a spiegare a noi come gli inquirenti dovessero fare il proprio lavoro, partendo dalla perquisizione di Coverciano e andando a riesumare fatti di cronaca sportiva e non. Quello che veramente mi ha sconvolto in quel dialogo, per capire quanto mi abbia indisposto basta sapere che mentre l’amico ancora parlava io mi sono alzato e me ne sono andato, è l’arroganza di uno che partiva da una posizione di totale sfiducia nell’operato delle istituzioni, e quindi degli uomini che in esse operano, e che pretendeva di sapere come le cose dovessero essere fatte, di sapere dove e come bisognasse perquisire, di sapere che assolutamente non ci potevano essere dei motivi per agire come è stato fatto… pretendeva (e questo mi ha veramente ribaltato) di affermare l’esistenza della malafede da parte degli inquirenti. Io non so come debbano essere fatte le perquisizioni, non so gli orari in cui è prassi farle, non so che rapporti vi siano tra magistratura e stampa, ma di una cosa sono sicuro (prendendo in prestito le parole da Bobby Cialtron, proprio qui su Contropiede riferite all’altra parte: i calciatori) quegli inquirenti “sono innocenti! (fino a prova contraria)”. Quello che voglio denunciare è la posizione chi pretende di poter giudicare il lavoro o peggio di giudicare l’onestà di una persona, o di una categoria di persone intera, a partire dalle due notizie che legge sui giornali. Io non sono qui per difendere la magistratura, io voglio deliberatamente attaccare chi sa già tutto. A costo di passare per ingenuo (accusa che prontamente mi è stata mossa dal mio interlocutore quella volta) preferisco vivere stando nella posizione umana di chi cerca sempre di trovare le ragioni per cui uno fa una cosa, di chi, se non sa, non preclude ad una possibilità buona. Io non so cosa avesse in mente il pm che ha disposto la perquisizione a Criscito, però, per quello che so e che si sa, non me la sento di dire che è un bastardo in combutta con i giornalisti, non me la sento proprio.

 

La seconda idea è una piccola nota a margine della discussione sull’“effetto scandalo”, quella che vedo io è un’abissale differenza fra il 2006 e l’adesso: i tipi di soggetti interessati. Se allora indagate erano le dirigenze delle società ora sono gli stessi calciatori ad essere indicati come i possibili disonesti. Io credo che uno scandalo che non vedesse i giocatori come protagonisti abbia potuto “caricare” i giocatori i quali si sentivano la “parte buona”, quella da salvare e comunque l’unica necessaria del gioco del calcio (senza voler sminuire le dirigenze che fanno un lavoro necessario nel “calcio come intrattenimento” , ma in campo ci vanno loro. Quando io ho imparato a giocare a calcio con i miei fratelli e i miei amici c’eravamo solo noi, niente allenatori, niente arbitri, niente dirigenti, niente procuratori -ma nemmeno i genitori-, niente soldi, solo noi, due porte -qualche volta ne bastava una, e ogni volta era diversa: nel giardino di casa ci sono i due alberi, al campo le porte “quelle vere”, in montagna buttavamo per terra due magliette, in spiaggia le ciabatte..- e  –grande, piccola, pesante, “che volava”, sgonfia o troppo dura..- la palla), lo scandalo attuale invece interessa proprio loro, i protagonisti sul campo, mina la stessa fiducia fra compagni di nazionale. Se allora i giocatori potevano tornare a pensare al calcio come l’ho imparato io (quello improvvisato a mezzanotte nella spianata di un aeroporto fra sconosciuti, come pali due cartoni e dopo pochi minuti si mette sul 6-0, ma che poco dopo le 01.00 finisce 6-7 con gol sotto le gambe del sottoscritto improvvisato portiere), nel quale loro erano gli eroi buoni, adesso sono gli stessi calciatori ad essere sotto accusa, ed è vero che l’onesto potrà cercare di ripartire dalla propria onestà e potrà cercare una molla psicologica in questo, ma non c’è più il collante della “categoria dei buoni” a tenere insieme i giocatori, adesso l’indagato è il compagno di squadra. Questo scandalo tocca molto più da vicino i calciatori. All’epoca poi c’era la figura di Moggi da attaccare, c’era un uomo potente da attaccare, era lui che era un mafioso… adesso l’accusa è molto più democratica, è diffusa, tocca giocatori di varie squadre, piccole e medio-grandi, non ci sono dei tiranni da abbattere per poi ripartire, non c’è più la cupola. Certo si può sperare che i convocati si sentano tutti degli onesti e che lo vogliano dimostrare giocando e vincendo, ma a me sembra che sia comunque più difficile per loro rispetto a sei anni fa, la vicinanza dello scandalo credo catalizzi più lo stress che non la reazione.

Cosimo Piovasco di Rondò

 

Carissimo Cosimo,

pubblico con piacere la sua lettera perché mi trova d’accordo su tutta la linea. Per quanto riguarda i magistrati sono stato il primo ad attaccare una gestione mediatico-giudiziaria del calcioscommesse alquanto sospetta, ma sono d’accordo con lei che non si può dare un giudizio sull’operato di una persona senza averne la competenza e senza conoscere la realtà dei fatti (che spesso, come ci accorgiamo in questi giorni, è ben diversa da quella raccontata dalla stampa). Insomma, avanzare dei sospetti e delle critiche è lecito, ma attaccare direttamente e deliberatamente no, anche perché si rischia di scadere in una dinamica berlusconiana, per cui è sempre colpa di quella banda di cialtroni di magistrati. D’altronde, si sa, il nostro è il paese della dietrologia, e la dinamica da lei descritta è all’ordine del giorno.

Concordo con lei anche sull’ “effetto scandalo”: le dinamiche, come da lei ben descritto, sono assolutamente differenti da quelle del 2006. Io ci aggiungo anche che all’epoca la squadra era infarcita di giocatori di personalità ed esperienza, con un bel po’ di pelo sullo stomaco e tanta forza d’animo, mentre adesso mi sembra ci sia più fragilità e debolezza mentale. Sperando di sbagliarmi, ci tengo a sottolineare un errore che viene spesso fatto di questi tempi: oltre al 2006 viene ricordato anche il 1982, in cui vincemmo i Mondiali dopo un’altra bufera calcioscommesse. Ma lo scandalo scoppiò due anni prima, nel 1980, quindi le situazioni non sono paragonabili. Poi certo, le conseguenze erano ancora vive (Pablito reduce da due anni di squalifica e non al top della forma), ma occhio a illuderci con facili quanto sbagliati paragoni. (G.M.)

Un altro modo di raccontare lo sport.

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