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La vittoria della Germania al “mondiale dei mondiali” ha sancito il trionfo della programmazione e della progettualità sul lungo periodo. Un progetto scevro da nocive ansie da prestazione, durato quasi un ventennio e che li ha visti puntare forte sui giovani provenienti dai vivai, inseriti gradualmente in prima squadra e cresciuti senza troppa pressione. Il tempo sta dando loro ragione e, dopo la finale tutta tedesca della Champions 2013, è arrivata la coppa del mondo a suggellare il dominio del modello tedesco su tutto il calcio mondiale. Sì il tempo, quella parola che calcisticamente parlando, in Italia rimbomba come una bestemmia, perché tutti hanno fretta di vincere e il risultato viene sempre prima di tutto. Ora però che i soldi vengono meno il futuro bisogna costruirselo in casa propria scommettendo sui giovani e dandogli il tempo di affermarsi.

Simone-Scuffet1-388x340In Italia i vivai ci sono da sempre ma il problema è che ai giovani, una volta arrivati in primavera, non è concesso di salire in prima squadra, salvo rare eccezioni che spesso coincidono con situazioni molto casuali. Ma c’è un’oasi felice che in questi anni ha dimostrato di saper dare spazio ai giovani calciatori che, a differenza di tutte le altre squadre di A, sono i veri e propri obbiettivi di mercato. Questo posto è Udine. E’ vero, parlando di oasi, Udine non è certo la prima città italiana che verrebbe in mente, ma dovendoci andare per lavoro e non in vacanza, il clima respirato da calciatori e soprattutto dall’allenatore è con gli anni diventato indubbiamente quello ideale per poter lavorare al meglio. Lampante è l’esempio dell’ultima stagione dove al giro di boa la squadra di Guidolin si trovava a ridosso della zona retrocessione ma con fiducia e progettualità la società ha sempre sostenuto il tecnico che, alla fine, ha portato l’Udinese a ridosso dell’Europa sfiorando la finale di Coppa Italia, grazie anche all’esplosione dei giovani talenti: Scuffet, Pereyra e Bruno Fernandes su tutti.

Un evento di estrema rarità nel nostro campionato dove tutte le squadre e soprattutto i rispettivi tecnici sono condannati a vincere e per farlo hanno a disposizione un breve un lasso di tempo che varia mediamente dalle tre alle sei giornate, entro il quale devono convincere il proprio presidente a non mandarli via. E c’è stato pure chi, come Pioli a Palermo nella stagione 2011-2012, è stato esonerato ancora prima di cominciare il campionato. E’ noto che nel calcio moderno le squadre siano diventate delle vere e proprie aziende dove, salvo rare eccezioni, l’aspetto sportivo e tradizionale del club passa inevitabilmente in secondo piano rispetto a quello economico. Chissà che fra qualche anno, al posto delle classiche sigle Fc, Ss, Ac, As, non vedremo i nomi delle squadre preceduti da S.p.a. o S.r.l. Certo questa è una provocazione, ma se pensiamo che di recente squadre di grande blasone come Milan, Inter e anche Roma hanno persino cambiato lo stemma per un discorso legato allo sviluppo del brand, non ci stupiremmo se un domani ciò dovesse accadere per davvero. 30064234_udinese-festa-per-portaci-in-europa-1A Udine è diverso, il cambiamento è tangibile ed è in corso da parecchi anni; loro hanno capito prima di altri quale fosse la via da seguire, senza stravolgere brand o magliette ma occupandosi di ciò che veramente conta per una società di calcio, ovvero i giocatori. E’ arcinoto che i Pozzo ormai si servano di una fitta rete di osservatori che scovano le giovani promesse tra Europa, Africa e Sud America prima che arrivino i grandi club. Un meccanismo che agevola sia i calciatori che, una volta arrivati in Friuli, hanno l’opportunità di crescere per poi essere lanciati nel calcio che conta, sia le casse della società che grazie alle plusvalenze ricavate dalla loro vendita, riesce a mantenere i propri bilanci sani. Risultato: negli ultimi anni l’Udinese ha quasi sempre partecipato alle competizioni europee ed entro il 2015 verranno ultimati i lavori di ammodernamento dello Stadio Friuli e l’Udinese sarà quindi la seconda squadra d’Italia ad avere uno stadio moderno dopo la Juventus.

Quest’anno, finita l’era Guidolin, si è deciso di ripartire in perfetto stile Udinese, puntando su un allenatore giovane ma soprattutto moderno come Andrea Stramaccioni. Strama ha il profilo giusto per la politica societaria intrapresa dai Pozzo, perché in grado di valorizzare quello che gli viene messo a disposizione. La vittoria della NexGen nel 2012 con la primavera nerazzurra, raggiunta dopo aver perso 7-1 all’esordio contro il Tottenham, è certamente una prova che depone in favore dell’allenatore romano e che ha fatto propendere verso di lui la scelta del club bianconero; un colore che in lui non può che rievocare ricordi positivi che gli saranno certamente da stimolo. Infatti, era il 3 Novembre del 2012 quando la nuova Inter targata Stramaccioni riusciva ad imporsi allo Juventus Stadium; un’impresa mai riuscita a nessuno prima di allora. Un 1-3 inimmaginabile visto che, dopo pochi minuti dall’inizio, la zampata di Vidal, per giunta in fuorigioco, portò i bianconeri in vantaggio. L’allenatore riuscì a cambiare in corsa il finale di un film già visto con una partita preparata in maniera perfetta e contro un mago del tatticismo come Antonio Conte. Il movimento di Juan Jesus che si staccava dalla linea difensiva per fronteggiare i centrocampisti bianconeri nella loro metà campo è stata una delle carte vincenti giocate dal tecnico interista; poi Milito e Palacio hanno fatto il resto. In quella partita si capì che eravamo di fronte a qualcosa di più di un bravo e giovane allenatore.

Andrea Stramaccioni scriverà poi altre bellissime pagine della storia nerazzurra più recente, anzi le uniche belle portano certamente la sua firma: il derby vinto 4-2 con dedica ai tifosi a fine partita resterà per sempre scolpito nella mente dei tifosi nerazzurri. CALCIO: SERIE A; INTER-SIENACome non dimenticare poi la vittoria contro il Napoli di Mazzarri con gol di Guarin su schema da calcio d’angolo definito dallo stesso centrocampista: “un gol alla Strama”; sì perché con i giocatori era entrato subito in sintonia, creando un rapporto speciale spesso evidenziato dai sorrisi in allenamento e dai frequenti abbracci dopo i gol segnati. Ma non è bastato. Magari a Moratti, sentendo tutti questi discorsi sul modello tedesco, avrà ripensato a Strama rammaricandosi forse di non aver insistito su di lui. E si d’altra parte Moratti non è mai stato un pianificatore e l’istinto è stato senza dubbio il tallone d’Achille della sua gestione. Eppure il nuovo quel tanto decantato cambiamento, il nuovo, il futuro ce l’aveva proprio in casa ma non ha avuto la pazienza e il coraggio per tenerlo. Dopo un grande inizio di stagione con il filotto di 10 vittorie consecutive, il progetto Stramaccioni è naufragato sotto i colpi degli infortuni e della mala gestione che portò all’improvvisa cessione di Sneijder. Moratti è stato tanto lungimirante nel lanciarlo quanto obnubilato al momento del licenziamento dopo un girone di ritorno che avrebbe devastato anche il più esperto degli allenatori, figuriamoci un esordiente per altro lasciato completamente solo dalla società. Per fortuna che Moratti, affezionatosi al ragazzo, gli confezionò un contratto ad hoc per tutelarlo in caso di esonero; un grande gesto quanto paradossale perché in realtà avrebbe dovuto difenderlo durante la gestione più che nel momento dell’addio. Stramaccioni ora può stare tranquillo, all’Udinese non troverà di certo un presidente-amico come Moratti, ma una famiglia molto seria al comando che offrirà a lui al suo vice Dejan Stankovic le condizioni ideali per lavorare. D’altro canto il patron Pozzo si aspetta tanto impegno e tanto lavoro prima dei risultati anche se, dalle prime uscite, la squadra sembra aver già recepito i dettami del nuovo tecnico. Ora starà proprio a lui dimostrare il proprio valore, ma di sicuro ci sono tutte le premesse per poter fare bene e riprendersi ciò che aveva perso dopo solo un anno di serie A. Su di lui ha garantito l’ex Guidolin, uno che con i giovani talenti ha sempre avuto una certa dimestichezza.

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