strama juve

C’è chi ha stile, c’è chi no. C’è chi ha le capacità, c’è chi no. C’è chi ha voglia, grinta, coglioni, cuore, ma c’è chi no. C’è chi ha la fortuna, c’è chi, la fortuna, deve cercarsela. C’è anche chi è choosy, ma c’è anche chi s’è leggermente pissed off della situazione italica. C’è gente che, quando gli fa comodo, chiama la gioventù al potere, però poi non gli fa posto neppure al tavolo della mensa. That’s Italy, il Belpaese, continuo creatore di luoghi comuni e, nella sua schizofrenica ricerca di cambiamento, distruttore di essi, come dimostra un Governatore omosessuale ed antimafia nella patria del machismo meridionale e, ahilei, culla della mafia. Siamo il Paese delle piccole e medie imprese e dei Presidenti allenatori, del conflitto d’interessi e degli interessi in conflitto. Siamo un Paese alla continua ricerca di se stesso e che vede nel calcio la sua migliore metafora.

I grandi vecchi, i senatori, quelli che valevano qualcosa, se sono andati per lidi migliori, tasse meno alte e nuovi sogni di gloria. I giovani talenti invece scappano, non è che se ne vanno, e lo fanno a gambe levate perchè noi nei giovani non ci crediamo, o almeno non ci crediamo a quelli sul campo e a quelli nei laboratori di ricerca. A quelli in panchina sì però. Causa di tutto fu Guardiola: carta d’identità con meno di tre rinnovi, eleganza casual, sex appeal ancora in buono stato. Giovane e, soprattutto, innovatore vincente. L’Italia dispensa idee ma è buona importatrice e nacque così, sei anni fa, la moda del giovane fatto in casa, ove l’allenatore doveva essere under 50, possibilmente sui 40, sveglio, di buona parlantina, carismatico. Solo una moda? No, beh, non solo, perchè in effetti, come detto prima, i grandi vecchi hanno iniziato a cercare fortuna all’estero, dove i soldi erano, sono e saranno di più e dove i confini sono più ampi ed adatti all’ego di ognuno di loro. Moda e necessità dunque, ma anche il piacere nel vedere che uno giovane, da noi, Paese di vecchi, prima di arrivare in alto, doveva salire una lunga scalinata ed il posto nella mensa, i vecchi, glielo lasciano solo quando i capelli bianchi sulla testa del “giovane” sono ben più, oramai, di quelli original-color.

Poi arriva Stramaccioni. Simpatico, carismatico, intelligente, addirittura under 40, il ragazzetto di borgata che ti portava la pizza a domicilio per arrotondare la paghetta settimanale, l’amico del sabato sera con cui  berti una birra tra un racconto di gnocca ed una riflessione filosofica sulle difficoltà del Mondo choosy di oggi. Arriva lui, e non nella lotta per la salvezza, ma arriva all’Inter, dal portone principale, dopo poco meno di un anno nel retrobottega della Primavera. Molti storcono il naso, ma lui lavora. Molti scherzano, ma lui sistema la difesa. Molti dicono che ha culo, ma lui vince. Lui espugna lo Juventus Stadium e molti si ricredono, oppure non lo fanno realmente ma sono costretti a farlo perchè è ciò che vuole l’opinione pubblica. Stramaccioni è la gioventù al potere che, con una battuta alla Gioachino Belli ed un sorriso da Rugantino, s’è trovato un posto nella mensa ed ora mostra a tutti che in quella mensa ci può stare. Certo, non ha fatto la gavetta, non ha allenato nelle paludi e nel sottobosco calcistico italico della Lega Pro e della Serie B, non ha neppure fatto un anno alle prese con ballottaggi Bogdani-Budan o Luciano-Rigoni, ma perchè dovrebbe meritare meno?

Stramaccioni ha avuto culo, lo stesso culo che in Italia deve avere un giovane neo laureato per ottenere un’occasione che gli possa realmente cambiare la vita; lo stesso culo che deve avere il precario per essere scelto, tra centomila, per l’unico posto fisso a disposizione; lo stesso culo che deve avere l’operaio 26enne appena sposatosi che la sua impresa non chiuda per fallimento. Lui ha avuto culo, ma ha colto l’attimo. Carpe diem dicevano i saggi ed i film e non si può rimproverare a qualcuno il fatto di aver effettivamente carpato ‘sto diem! Non è un pivellino lui, è un neo laureato da 110 e lode, è un precario con la voglia di imparare e crescere professionalmente, è l’operaio ventiseienne già specializzatosi in diverse attività metalmeccaniche: è la gioventù che, finalmente, ha l’occasione. Stramaccioni, nell’Inter, ha lavorato di psicologia, ha vinto (comunque andrà avanti la stagione) dove Benitez, Ranieri e Gasperini avevano fallito (gli esperti), non è stato raccomandato, ha saputo leggere la squadra, le situazioni, le partite, ha saputo osare e rischiare, ha provato, ha tentato, ha vinto. Si, è permaloso, ma ci sta, ci può stare. Sbaglierà, non vincerà per sempre, commetterà degli errori che l’esperienza non gi avrebbe fatto commettere, ma andando avanti avrà sempre meno voglia di rischiare e di osare ed allora l’esperienza non basterà più ugualmente se il Mondo attorno a te cambia e tu non hai voglia di entrarne realmente a farne parte. È per questo che servono i giovani nella normalità, servono a controbilanciare i difetti insiti nell’esperienza e nella maturazione. Stramaccioni ora è un dio e ciò fa capire quanto profondamente sbagliato sia il punto di vista del nostro Paese, perchè alla fin dei conti lui fa solo il suo dovere, lo fa con passione e dedizione, che, aiutate dalla fortuna, l’hanno portato al successo personale. La verità è che vorrei che lui fosse la normalità e non il frutto di una enorme botta di culo. Ma forse chiedo troppo.

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

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