Parma vs Milan - Serie A Tim 2014/2015

Potrei aprire questo articolo dicendo che state per leggere (e vedere) cinque semplici motivi per cui il calcio è lo sport più bello del mondo, ma mentirei. Non amo imporre la mia visione, anche se c’è da dire che se il calcio è lo sport più praticato sul globo terracqueo un motivo ci sarà anche… Ma comunque, dicevo. Non ho la presunzione di convertire gli atei del pallone, avevo solo voglia di ricordare. Quindi sì, è un pezzo profondamente sentimentale e romantico, un pezzo assurdamente intimo, perché non c’è niente di più intimo delle ragioni di un amore. Niente, neppure il tuo primo bacio, così goffo e dimenticabile da essere tu il primo a volerlo cancellare. No, le ragioni di un amore sono qualcosa di profondamente segreto. Eppure, talvolta, esporle può aiutare a ricordare a tutti, ma in primis a te, che se hai amato qualcosa, e continui ad amarla, un motivo c’è.

Ci ho pensato domenica sera, davanti a quello spettacolo circense che è stato Parma-Milan. Non me ne vogliate, chiaro che è stata una partita divertente, ma quando sento dire che partite del genere sono l’espressione del “bel calcio”, rabbrividisco. Su 9 gol, 8 sono frutto di errori difensivi. Si salva solo Bonaventura. Tra questi, però, c’è stato anche il gol di Jeremy Menez, che sebbene frutto di quell’ottusità calcistica difensiva che ripudio con tutto me stesso, è uno dei gol più belli a cui io abbia mai assistito. Quando si suol dire che dalla merda nascono i fiori.

Appena l’ho visto ho pensato che la ragione di un amore, quello per il Pallone, è tutta lì. È nell’errore, è nel lampo, è nella scintilla, è nel genio, è nella scostanza, è nell’ottusità, è nella rapacia, è nell’illuminazione. È nel gol. Bello, disarmante, estasiante. È nel gol avverbiale, quello che ti fa scorrere nel dizionario per trovare i più adatti a descriverlo. Ma tanto poi non serve perché il gol, oramai, è lì, alla mercé di chiunque, di qualsiasi cuore ancora vergine di calcio e di quelli oramai ricolmi, che tanto uno spazio in più c’è sempre. Ho cercato tra le pagine della mia memoria, nel mio personalissimo libro Cuore del pallone. E ho dunque trovato i 5 gol che mi hanno fatto «innamorare del calcio come mi sarei poi innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente, senza pensare al dolore o allo sconvolgimento che avrebbe portato con sé» (cit.)

Alvaro Recoba: Inter-Empoli 3-1, 29/04/2007
recoba lapresseDite quello che volete, ma tanto è come pretendere attenzione da un sordo con un fischio. Son sordo di cuore quando mi si parla di Recoba, il più forte per me. Son consapevole dell’irrazionalità, ma quando mai l’amore è stato razionale? Fu lui il primo a farmi battere il cuore per un pallone, proprio con una punizione in un Inter-Brescia del 1997. Fu lui, 10 anni più tardi, a ricordarmi perché mi innamorai del calcio. Un gol da calcio d’angolo: la follia più alta nello struggente momento dell’addio. La consapevolezza di non aver visto il meglio, ma l’impossibilità di comprendere quel meglio perché ciò che hai visto è già più che abbastanza. Ognuno c’ha il suo, io c’ho il Chino.

Roberto Carlos: Brasile-Francia 1-1, 03/06/1997
Roberto-CarlosFu allora che capii che la fisica è solo una baggianata. Avevo solo 8 anni, ma, come spiegano gli psicologi, è nell’infanzia che si trovano i germogli dell’essere presente, e allora io piantai il germoglio della mia repulsione più totale verso lo studio della fisica. Sì, perché Roberto Carlos, in una sfida amichevole di poco conto, in una calda sera d’inizio estate, prese la fisica e ci si pulì bellamente il culo. L’hanno studiata anche degli esperti quella punizione. Ma vi prego, non rovinate la sua magia. Scherzate con i fanti, lasciate stare Roberto Carlos.

Roberto Mancini: Parma-Lazio 1-3, 17/01/1999
Roberto mancini LapresseMai gol fu così in grado di rappresentare il suo realizzatore. Più che un gol, un timbro a fuoco sulla pelle rosea di chi ama il calcio. Più che un gol, uno svolazzo a mo’ di firma. Quel tacco è e resta Roberto Mancini, il suo ciuffo altezzoso, il suo sguardo superbo, il suo fare snob. «Il gol più bello della storia», scrisse Mario Sconcerti il giorno seguente e ci volle del tempo perché ammettessi che, per una volta, se il giornalista più autoreferenziale del panorama italiano non aveva ragione, ci era andato quantomeno più vicino che mai. Non amavo il Mancini personaggio, ma oggi mi rendo conto di quanto amai terribilmente quel gol e, con esso, anche il Mancini calciatore. Come due elementi indivisibili.

Francesco Totti: Inter-Roma 2-3, 26/10/2005
tottiEro abbastanza grande per capire che quella roba lì non è mica tanto umana. Se da bambino tentavo di riprodurre le opere che i miei occhi gustavano in televisione o allo stadio, nel 2005 l’era dell’innocente illusione era già bella che andata. No, Totti è il perfetto esempio che “impossible is nothing”, ma solo per alcuni, perché per gli altri l’impossibile resta tale. Perché come tocca la palla lui ce ne sono forse tre o quattro e ce ne sono stati forse una cinquantina. Quindi, quando vidi quel gol, mi resi conto di essere in presenza di qualcosa di anormale. E assistere all’anormale è sempre un’esperienza strana, leggermente inquietante. Da allora non sono più riuscito a guardare Francesco Totti con gli occhi di prima. E per questo lo ringrazio.

Roberto Baggio: Juventus-Brescia 1-1, 01/04/2001
Baggio brescia 2001 lapresseAvete presente Dio? Ecco, scusate ma per me ha il codino, l’orecchino e il pizzetto. Di nome fa Roberto, di cognome fa Baggio. Come lui, nessuno mai. Un amore diverso da quello per Recoba, un amore meno irrazionale, più platonico, mai veramente consumato. Di Baggio mi son perso tutta l’ascesa, una tortura per me, che mi innamorai di lui nella sua caduta e nella sua rivincita. Io ho amato il Baggio 2.0, quello riflessivo, quasi catartico per chi l’osservava fluttuare per il campo. Come in quel Juventus-Brescia, come in quel controllo assolutamente incomprensibile eppure sfoggiato con una semplicità disarmante. Quel gol l’avrò rivisto cento, mille volte. Non è il più bello della storia, ma è quello che ha alle spalle il movimento più bello della storia. La palla poteva anche non entrare, per me era già una delle cose più belle che avessi mai visto. La superiorità assoluta, dogmatica di Baggio, sta proprio in questo: la palla poteva anche non entrare, che lui già aveva fatto qualcosa di superiore al gol. Poi tanto arrivava anche la rete e allora tanto meglio.

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

2 Commenti a “Spero che Menez abbia fatto innamorare

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