i ragazzi del dortmund

Se tornassimo indietro di un paio di mesi, penso che potremmo tutti quanti condividere lo sconforto dei sostenitori gialloneri di fronte al sorteggio di Champions; finire nel cosiddetto “girone di ferro” ed essere sulla carta condannati a fare la vittima sacrificale di formazioni che per organico ed esperienza sono reputate pari o superiori, getterebbe nello sconforto non pochi tifosi. Se poi pensiamo che il Borussia Dortmund voleva riscattare il brutto tonfo in Europa dell’anno precedente (due punti in sei partite), si può capire come dalle parti della Ruhr l’umore non fosse dei migliori.

Quello che l’anno scorso era ancora un brutto anatroccolo era chiamato a diventare cigno per superare questa prova di maturità, e dopo quattro giornate di Champions possiamo dire che ci è riuscito. Dopotutto essere primi senza avere mai perso e avendo addirittura battuto i Galacticos sono segnali importanti e poco discutibili, impreziositi da prestazioni ad altissimo livello che a tratti hanno fatto imbarazzare avversari che non sono proprio gli ultimi arrivati. Il capolavoro di Klopp si manifesta così in tutto il suo splendore.

Dove è il segreto di questa trasformazione? Il primo passo è stato il più intuitivo, ma anche il più difficile, cioè la possibilità del traghettatore di mantenere intatta la rosa, che ha ceduto un solo pezzo pregiato (Kagawa), trattenendo tutti gli altri; e di questo l’esperienza e la maturità del gruppo ne hanno sicuramente giovato. Fatto questo, il buon Jürgen Klopp ha scelto di non dormire sugli allori e ha costretto una squadra che girava già bene a giocare ancora meglio, cercando di perfezionare al massimo lo strano e pericoloso mix di una fase d’attacco zemaniana con una fase difensiva tipica del catenaccio, arrivando ad ottenere un gioco che potremmo definire “a fisarmonica”, fatto di continue contrazioni difensive e distensioni offensive a cui tutta la squadra prende parte. A tutto ciò si aggiunge la vera ciliegina sulla torta, cioè una rosa di giovani in piena fioritura tecnico-atletica: Götze, Hummels, Kuba, Gundogan, Reus e Lewandowski sono solo alcuni dei nomi caldi del mercato che giocano tra le mura del Westfalenstadion.

Dopo l’atteggiamento visto nelle due partite con il Real Madrid, sembra che il mago di Stoccarda stia lentamente trovando il tassello mancante di una squadra impressionante, cioè l’incapacità, più psicologica che atletica o di rosa, di gestire più competizioni, con conseguente sacrificio di una a beneficio dell’altra; se la sicurezza e il cinismo visti contro i Blancos diventassero una costante, difficilmente il panzer giallonero potrebbe trovare ostacoli in patria e in Europa. Senza dubbio la strada è ancora lunga e il lavoro da fare molto, ma per il momento, tra un boccale di birra e l’altro, a Dortmund si godono che il tavolo delle grandi del continente è stato obbligato ad aggiungere un posto a tavola.

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