Joe_DiMaggio_1

« Where have you gone, Joe Di Maggio? A nation turns its lonely eyes to you. What’s that you say, Mrs. Robinson? Joltin’ Joe has left and gone away. » 

« Dove sei andato, Joe Di Maggio? Una nazione volge i suoi occhi desolati verso di te. Che cos’è che dici signora Robinson? Joltin’ Joe ha lasciato ed è andato via. » 

(Simon and Garfunkel, Mrs. Robinson)

dimaggio2Io non l’ho mai visto giocare Joe DiMaggio. Anzi, ad essere precisi l’ho visto solo di sfuggita in qualche foto d’epoca. E non mi piace il baseball; lo trovo maledettamente noioso io, il baseball. Gioco lento, atleti con parecchi chili di troppo, regole complicate: ma chi diavolo potrebbe mai giocarci per una vita intera a baseball? Eppure, nonostante tutto questo, Joe DiMaggio è un nome che al solo sentirlo pronunciare risveglia in me qualcosa di strano, una reverenza inspiegabile per una figura che, chissà come mai, dopo tanti decenni riesce ancora ad affascinare come fossimo ancora tutti in quei caotici e meravigliosi anni ’50 e ’60 marchiati Stati Uniti d’America, dove la vita era un sogno, ma era sognare che rendeva vivi, e Joe DiMaggio era un sogno vivente.

È stato l’emblema della favola del povero figlio di pescatori, uno di troppi figli per poter sperare nelle grazie di mammà, e che ha fatto all-in sul suo talento, nulla va più, o raddoppi o affoghi. Ma se la storia fosse tutta qui, sai che noia? Noi vogliamo il colpo di scena, la svolta imprevista, siamo americani diavolo, vogliamo l’uomo che sa rialzarsi, non una Cenerentola qualsiasi con la fatina che risolve tutto da un momento all’altro. Vogliamo gente come te Joe, che a vent’anni sbricioli il legamento del ginocchio e sembra anche la tua carriera. Un infortunio di gioco? Suvvia, è pur sempre baseball… Un gradino maligno di un autobus, un gradino con le sembianze di una sveglia che ti desta proprio nel mezzo del tuo sogno americano. Fuori le palle Joe, riabilitati e fatti notare dal talent scout dei New York Yankees, che non esita ad ingaggiarti e a preparare piuma e calamaio per una sfavillante pagina della storia. E sia ben chiaro, non solo una pagina di storia sportiva, ma di società, di costume, di esempi a cui ispirarsi tanto nei campetti quanto in fabbrica, una meravigliosa sceneggiatura hollywoodiana in cui caro Joe non sei l’attore protagonista, sei il copione stesso, che hai pensato e scritto per la tua vita, che hai girato allo Yankee Stadium ma hai ambientato nella testa di tutti. Scendeva in campo e cominciava lo spettacolo: dicono che ci siano cinque giocate nel baseball, e solitamente un giocatore riesce a specializzarsi in solo una di queste: correre fra le basi, prendere la palla, lanciare la palla, colpire la palla, spedirla a casa di Dio, la palla. “Joltin’ Joe” sapeva fare tutte queste cose, e meglio di chiunque altro. In tredici anni, sotto la Statua della Libertà arrivarono ben nove titoli.

marilynjoe3Ma si parlava di sceneggiature hollywoodiane, stavolta però quelle che ti hanno visto di mezzo per davvero: la volevi tutta per te Marilyn, proprio non ti andava giù che quel bel visino fosse ammirato e commentato da tutto il mondo, nei cinema e nelle case. L’hai sposata, è durata solo nove mesi. Ma cosa ci importa a noi, lo sportivo del secolo insieme alla donna più bella del mondo! È il perfetto complemento di una vita sportiva epica che però non sarebbe la stessa cosa se non fosse accompagnata, sorretta, accostata da un amore incredibile e planetario. Passa la notte, e non vediamo l’ora al mattino di svegliarci per ricominciare a sognare, ma a sognare quello che vogliamo noi, a sognare di come l’America ti offra ogni cosa se solo ci credi con un po’ di convinzione. Le tappe si susseguono rapidamente: nel 1955 Joe entra nella Baseball Hall of Fame, nel 1969 è eletto miglior giocatore di baseball vivente con un plebiscito da parte di giornalisti e appassionati. Una popolarità, Joe, che ti avrebbe accompagnato fino alla tua morte, nel 1999.

joe-dimaggio-kathleen-kelly-thompsonChi sei tu Joe DiMaggio, cavaliere armato di mazza da baseball che ancora oggi, dall’altra parte del mondo, dove il baseball viene prima delle bocce solo sul dizionario, riesci ad evocare la gloria eterna solo pensandoti? Joe DiMaggio sei stato un eroe, il paladino della vita di tutti che con sacrificio e dedizione hai conquistato ogni cosa, hai dominato un mondo che non vede l’ora di farsi razziare da gente come te. Ma soprattutto sei stato metafisica, il simbolo significante di un sogno significato che appartiene a tutti noi, ovvero quello di una vita passeggiata con un piede in terra e uno in cielo. Nell’anno di grazia 2014, ancora oggi, anche in Italia, pensiamo con timore reverenziale e mistico rispetto a Joe DiMaggio perché la sua vita è stata il realizzarsi dei desideri non solo degli americani, ma di tutti noi. Senza invidia, senza rancore, ma con stima, quasi con affetto nei confronti di chi non sarà mai dimenticato. Anche se è morto. “L’uomo può essere ucciso, ma non sconfitto” dice Santiago, protagonista de “Il vecchio e il mare”, guarda caso proprio inguaribile tifoso di DiMaggio nel romanzo di Hemingway. Joe DiMaggio ha vinto la diffidenza verso il mondo, verso il futuro incerto, è il trionfo dell’ottimismo e della speranza nei riguardi della vita. Penso a Joe DiMaggio, e comincio a sognare.

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