mihajlovic

miha2C’è chi sostiene che l’allenatore conti poco. Che in fin dei conti sono i giocatori quelli che scendono in campo, e che la responsabilità dei risultati ricada prevalentemente su di loro. Ragionamenti talvolta onesti, che tuttavia trascurano fattori importanti.  Anche la migliore orchestra del mondo necessita di un buon direttore. Se le percussioni vanno fuori tempo, i fiati perdono il ritmo o gli archi partono in ritardo, puoi avere musicisti bravi quanto vuoi, ma il risultato sarà sempre mediocre. Al via della stagione 2013/2014, la Sampdoria vantava una discreta rosa e poteva contare sull’esperto Delio Rossi, riconfermato grazie alla salvezza ottenuta nell’annata precedente. I risultati però scarseggiavano, e quando alla 12esima giornata l’ennesima sconfitta dei blucerchiati li fa crollare in penultima posizione, la dirigenza chiede al tecnico romagnolo di farsi da parte per lasciare il posto, ironia della sorte, allo stesso allenatore al quale aveva usurpato la panchina della Fiorentina nella stagione 2011/2012: Sinisa Mihajlovic.

Il popolo doriano non si era certo dimenticato delle gesta compiute dal cecchino serbo a Marassi dal ’94 al ’98, ma dubitava molto sulle doti di un tecnico che non aveva ancora dimostrato nulla in quelle vesti. La storia di Sinisa da allenatore è fatta di amare delusioni; l’unico ricordo positivo appartiene alla piccola parentesi di Catania (2010), dove riuscì ad ottenere la salvezza senza troppi patemi. Le altre avventure sulle panchine di Bologna, Fiorentina e nazionale serba possono essere definite, senza mezzi termini, totalmente insufficienti. Presentare un allenatore con un curriculum così scadente non entusiasmava la piazza. Il dibattito si incentrava anche sul carattere di Mihajlovic: molti vedevano in lui la giusta personalità per dare la scossa a una squadra che rischiava fortemente la retrocessione, mentre altri sostenevano che un personaggio particolare come lui, uno che sia da calciatore che da allenatore ha sempre fatto parlare di sé nel bene e nel male, non avrebbe fatto al caso di un ambiente caotico che cercava solamente una sana dose di tranquillità per alzarsi e ripartire. Sinisa era un rischio a tutti gli effetti. Che dire oggi? Qualcuno ha avuto ragione e qualcun altro no.

cassano e pazziniIl serbo è stato un vero e proprio defibrillatore per questa squadra. Dal suo arrivo, la Samp ha ricominciato a ingranare, raccogliendo punti preziosi anche in trasferte insidiose come Milano e Torino, e raggiungendo nella passata stagione la “zona tranquilla” dei 40 punti con ben 8 turni d’anticipo. Il merito di mister Mihajlovic è stato quello di arrivare dritto al cuore dei giocatori e di dare il via alla tanto agognata reazione d’orgoglio. Quest’anno, poi, la Sampdoria è partita a razzo: la troviamo terza, subito dopo le prime della classe (Roma e Juventus) che quest’anno con ogni probabilità giocheranno un campionato a parte. Un avvio così entusiasmante ricorda molto quello avuto dagli stessi blucerchiati nella stagione 2009/2010, quando al timone si trovava Luigi Delneri. In quell’occasione, dopo le prime sei giornate di campionato, la squadra genovese si trovava addirittura prima in solitaria, sebbene avesse soltanto un punto in più rispetto alla stagione corrente. Quell’annata risultò molto positiva, e portò Cassano e compagni a giocarsi il preliminare di Champions League. Ora è oggettivamente impossibile pensare che l’attuale Samp possa ripercorrere le orme di quella splendida rosa allestita dall’allora presidente Riccardo Garrone, tuttavia auspicare una sua permanenza nelle zone medio-alte della classifica è tutt’altro che un’utopia. Certo, siamo di fronte a una squadra con molte meno risorse rispetto a quella di allora, ma molto più attrezzata rispetto ad altre compagini che dal nulla si sono inventate annate straordinarie.

guidolinLa nostra Serie A è stata spesso teatro di veri e propri miracoli, specialmente nei primi campionati del millennio, quando la rivelazione di turno è sempre stata rappresentata da una neopromossa. Nella stagione 2000/01 era stata l’Atalanta a far sognare i tifosi bergamaschi con un entusiasmante secondo posto e con la miglior difesa del torneo dopo 11 giornate; malauguratamente, al termine del campionato la Dea si piazzò solamente al settimo posto, vedendo smaterializzarsi il sogno chiamato Coppa Uefa. Se la neopromossa poi è anche debuttante, la storia si fa ancora più avvincente. Nella stagione seguente (2001/02) fu il Chievo di Delneri a guadagnarsi le copertine dei giornali. La sua prima volta nella massima serie è di quelle che rimangono negli annali: dopo 12 giornate si trovava da solo in vetta alla classifica, vantando inoltre il maggior numero di reti segnate. A fine stagione i clivensi si classificarono quinti a una sola lunghezza dal Milan di Ancelotti, che dovette sudarsi la qualificazione in Champions fino all’ultimo. Nel campionato 2006/2007 fu il Palermo di Guidolin, in compartecipazione con l’Inter di Mancini, a guadagnarsi la testa della competizione nei primi mesi di campionato. Purtroppo la fortuna voltò le spalle troppo presto al team di Zamparini, che vide svanire per pochi punti il sogno di entrare nell’Europa che conta: le penalizzate di Calciopoli, Milan e Lazio, realizzarono una vertiginosa rimonta che lasciò con l’amaro in bocca un popolo rosanero che già pregustava al Barbera un Palermo-Barcellona.

La Serie A di quest’anno vedrà certamente un’accesa lotta per il terzo posto: Napoli, Fiorentina, Milan, Inter e Lazio daranno vita a una sfida senza esclusione di colpi. Con uno scenario del genere, è difficile pronosticare una Sampdoria in zona Europa al termine della stagione; tuttavia il recente passato insegna che l’impresa è possibile. Sognare in grande con questa situazione di classifica è d’obbligo, soprattutto se si rammenta dell’imperforabile difesa messa in mostra nelle prime uscite stagionali. Una squadra così solida e rocciosa, diretta dalla focosa personalità di Mihajlovic, avrà senz’altro qualcosa d’importante da dire nella stagione 2014/2015.

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