Simeone Cholo Atletico Madrid

Niente più taglio marines, niente più maniche risvoltate. Ora il suo look s’è fatto più maturo, più formale, molti direbbero anche più pacchiano con quella gelatina anni ’70 sui capelli mossi tirati indietro ed il completo total black che fa molto padrino. Ma dovete guardare gli occhi e se guarderete lì scoprirete che nulla è cambiato: il Cholo Simeone è e rimane un leone ingabbiato in sembianze umane. Grinta, onore e testa alta erano e restano gli elementi fondamentali della sua vita e di conseguenza del suo calcio, tanto da giocatore quanto da allenatore. I formidabili risultati di avvio di stagione dell’Atletico Madrid da lui magistralmente guidato servono semplicemente come conferma di tutto questo.

Diego Costa goleadorI tifosi Colchoneros strabuzzano gli occhi ogni santa volta, dopo ogni santa partita. Se li strofinano e poi ricontrollano. Magari si tirano pure un bel pizzicotto che tanto male non fa. Ma è tutto vero: l’Atletico vola, vola sulle ali di un gioco cazzuto ed esaltante; vola sulle ali di sette vittorie in sette giornate di Liga; vola sulle ali di un derby vinto al Bernabeu davanti ai seggiolini riscaldati sui cui poggiano i sederi borghesi blancos. Vola sull’addio del più forte e decisivo bomber attualmente in circolazione, un certo Radamel Falcao, che tra lacrime asciugate con sonanti petrorubli e dichiarazioni di amore immortale urlate sul jet privato diretto a Montecarlo, ha risanato il bilancio da brividi della gestione Cerezo. Vola sulla consacrazione dell’ennesimo goleador dalle stigmate biancorosse, dopo i vari Torres, Aguero, Forlan e Falcao, cioè Diego Costa, un Eric Cantona in salsa iberica (seppur di nascita brasileira). Vola sulla forza del gruppo che ha plasmato Diego Pablo Simeone, il Cholo, uno che in campo ci metteva cuore, anima, reni e milza se necessario ed oggi in panchina chiede lo stesso ai suoi giocatori. I Colchoneros volano e strabuzzano gli occhi, come non capirli?

4-4-2 Atl. MadridDelude quasi scoprire che dietro a tutta questa magia, in realtà, ci sia il più sano e basilare dei 4-4-2, probabilmente residuo intrinseco dell’esperienza gloriosa del Cholo in terra italica. Due ali di grande abilità tecnica, come Arda Turan e Koke, pronte ad innescare un potenziale offensivo di prima categoria, composto dall’inviperito David Villa, ennesima vittima della fagocitosi offensiva catalana-messiana, e dal Diego Costa sunnominato. A spiccare sopra il livello della mediocrità oggettiva dei restanti membri dell’undici titolare biancorosso è il terzino mancino Luis Filipe, il quale certamente non è un campione ma possiede un gran bel piede, ampi polmoni, e la capacità di fare diagonali difensive in modo decente, il che non è certamente poco, chiedere per credere ad Isla, Abate, Balzaretti e trequarti dei restanti terzini di Serie A. A questi punti fermi, Simeone ha aggiunto una sana voglia di lottare sempre, sopra tutto e sopra tutti, con un unico messaggio: prima la squadra, poi il resto. Banale effettivamente, ma ditelo voi a Falcao che prima viene la squadra, quando El Tigre era praticamente l’unico a buttarla dentro ed il resto della rosa viveva in uno stato di succube inferiorità rispetto al portentoso attaccante. Beh, Simeone ce l’ha fatta, ha reso Falcao uno come gli altri agli occhi dello spogliatoio e la sua cessione estiva dopo la memorabile Europa League e la bellissima vittoria sui rivali blancos in Coppa del Re, paradossalmente, ha aiutato il tecnico argentino a far capire che nessuno è indispensabile se la squadra gira e gioca come vuole e dice lui. E così si riparte, testa bassa e palle grandi quanto quella su cui si dondola Miley Cyrus nel suo ultimo tanto chiacchierato video, pronti a sfidare a testa alta la Liga e l’Europa, con il sogno di diventare, chi lo sa, la sorpresa della stagione, il Borussia Dortmund del 2013/2014, la formazione rivelazione.

tifosi atletico madridEd il pubblico colchonero intanto strabuzza gli occhi, perché i biancorossi sono sempre stati abituati ad essere i brutti anatroccoli, i cugini sfigati e poveri dei signorotti dalle 9 Coppe Campioni, il Paperino costretto inevitabilmente a ridere amaro ogni volta che incontrava il Gastone blanco. L’autocommiserazione era un tratto distintivo presente nelle carte d’identità di ogni tifoso dell’Atletico. Ecco perché oggi strabuzzano gli occhi a vedere cotanta grinta e fame traboccare dagli animi dei propri beniamini, proprio come diciassette anni fa, quando sul campo da gioco un centrocampista di nome Simeone guidava i Colchoneros alla conquista del doblete (Liga e Coppa) e faceva rinascere il sopito orgoglio biancorosso. Oggi, un fallimento, una retrocessione e tanto anonimato dopo, è ancora lo stesso Simeone a risvegliare l’orgoglio impolverato sotto strati e strati di disarmata rassegnazione. Adesso in tanti, al Vicente Calderòn, stanno finalmente smettendo di strabuzzare gli occhi ed hanno invece iniziato ad applaudire, volando sulle ali dell’entusiasmo. Magari non vinceranno niente, ma l’esaltazione generale è il sintomo visibile di una restaurazione morale portata a termine, in un anno e mezzo, dall’uomo dai due occhi di leone racchiusi in iridi umane.

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

Un commento a “Simeone e la restaurazione morale colchonera

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