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Belli e sorridenti, perfetti per una qualsiasi pubblicità. Flavia Pennetta e Fabio Fognini sono una coppia che mediaticamente andrebbe come il pane ed in questo momento rappresentano il sorriso più grande dell’Italia del tennis. Gossip? Macché, nonostante le insistenti voci degli ultimi giorni che raccontano di una coppia di amici “molto intimi”, qui si parla solamente di tennis. Era da tanto che il panorama tennistico nostrano non offriva al pubblico internazionale, contemporaneamente, due atleti così in forma, sia mentale che fisica. Fabio Fognini è il sogno per niente irrealizzabile di un nuovo maschio italiano nella top 10 ATP dopo anni ed anni di crisi nera, mentre Flavia, nonostante i 32 anni compiuti a fine febbraio, è l’ennesima riscossa delle gonnelle azzurre nel ranking WTA. Due storie diverse, due realtà diverse che sono finite però ad incontrarsi per farsi forza a vicenda.

fb351ab50fd5f30006da91c05c59f53e_mediagallery-pageFabio Fognini è un classe ’87 ed è da anni che si aspettava la sua primavera tennistica. Sul campo, che sia cemento o terra, il ragazzo ligure ha sempre dimostrato di avere la stoffa del campione. Forte col dritto, solido sul rovescio bimane, coraggioso ed attento nelle discese a rete, velocissimo di piede e delicato e cortese nel tocco di polso: ci sono tennisti tra i primi dieci al mondo (se a Isner fischiano le orecchie sì, è colpa mia) che venderebbero un rene per avere le caratteristiche tecniche di Fabio. Eppure, alla fine, ci si ritrovava sempre ad usare gli stessi aggettivi per lui: incostante, immaturo, a volte assente dal campo, altre volte troppo teso. La testa l’ha sempre fregato. Fognini non è uno scapestrato, tutt’altro, ma sul campo si trasformava diventando uno sprezzante sbruffoncello, o almeno questa è l’impressione che dava agli avversari ed al pubblico. Poi il 14 luglio 2013 qualcosa in Fabio cambia: vince il primo titolo ATP a Stoccarda. 26 anni, l’età della perfetta maturazione atletica, l’età giusta per dimostrare di esserci. La settimana successiva vince l’ATP 500 di Amburgo ed a fine luglio è nuovamente in finale, ad Umag. Non importa la sconfitta, il passaggio è avvenuto: Fognini ha dimostrato di essere in grado di gestire la concentrazione a lungo, nonostante la fatica, nonostante gli avversari, nonostante le paranoie che ti assalgono quando sei solo contro quel duo temibile composto dall’avversario e dal tuo ego. Certo, agli US Open crolla al primo turno, ma se capita a gente come Federer e Nadal può capitare anche a lui, del resto migliorare non significa smettere di sbagliare. Il 2014 è iniziato con la conferma del ranking ottenuto l’anno precedente, cioè la quattordicesima posizione del mondo, confermata con gli ottavi agli Australian Open, la vittoria a Vina del Mar, la finale a Buenos Aires e l’ottima prestazione ad Indian Wells dove ha ritrovato i propri demoni del passato ed è riuscito a sconfiggerli con la mano di un altro esperto di problemi fai-da-te come Monfils, abbattuto solamente da un Dolgopolov in stato di grazia divina.

Il nome che sta dietro questa nuova consapevolezza di sé di Fabio è solamente uno: José Perlas. Il coach spagnolo è un’abile guida per tennisti scostanti e la sua precedente esperienza nell’angolo di Almagro, non proprio un tipetto tranquillo, lo dimostra. Da quando ha accettato di lavorare con Fabio nell’aprile scorso, con l’aiuto della moglie psicologa, ha iniziato un faticoso cammino nella testa del ragazzo ligure che nessuno aveva mai fatto prima. Ed ecco, magicamente, arrivare i risultati ed il Fognini 2.0. Ogni tanto il Fognini 1.0 rispunta, ma ora Fabio sa che fare in quei momenti, sa come affrontarlo e come gestire la situazione. Ecco il salto di qualità che mancava, ecco il tassello per poter sperare ora, con la stagione sulla terra rossa sempre più vicina, in un posto al sole della top 10 ATP.

c4b51988e720c56ab1cfd3d970e6620f_mediagallery-pageFlavia Pennetta, dal canto suo, ad Indian Wells ha lasciato tutti a bocca aperta, non tanto per la vittoria del torneo grazie al 6-2 6-1 sulla Radwanska, ma per la sicurezza con cui è riuscita ad esprimere il proprio tennis durante tutto l’arco del torneo. I prodromi si erano già visti agli Australian Open, dove una Flavia bella nel gioco (e non solo nell’aspetto) aveva raggiunto i quarti. L’attuale 12° posto nella classifica WTA non è il più alto mai raggiunto dalla brindisina, che nel 2009 fu infatti la prima italiana ad entrare nella top ten, poi, però, tante sventure una via l’altra. Prima del 2009 Flavia aveva già dovuto rialzarsi da una caduta: lo storico fidanzato Carlos Moya, tennista di livello per cui aveva perso la testa e tutte le proprie sicurezze, la tradisce pubblicamente facendola cadere in un turbinio di incertezze che non possono fare che male a chi, ogni giorno, con la testa deve vincerci le partite. Poi arrivò il durissimo colpo al cuore della morte dell’amico fraterno e collega Federico Luzzi, nell’ottobre 2008, per leucemia fulminante. Altri spettri, ancora una volta la testa che fa giri immensi e non sta dietro a quella maledetta pallina. Ma la Pennetta è una tosta e, come detto, si conquista con rabbia la top ten che apre le porte anche alle altre azzurre Schiavone ed Errani. Poi, nel 2012, il polso fa crack. Intervento, riabilitazione, l’addio allo storico coach Urpi, il ritiro dell’amica e compagna di doppio Dulko, tanti mesi ferma e la voglia di tornare sui campi. Ci torna ad inizio 2013, ma è un calvario: il suo tennis non gira più, il sorriso non c’è mai, la testa sembra essere da un’altra parte ed il polso duole. Una sconfitta dietro l’altra ed il morale scende come il suo ranking: tocca la posizione 158 al mondo, un buco nero per lei ed il suo talento. Fu in quei giorni di sconforto e delusione che dichiarò che nel caso in cui a fine anno si fosse resa conto di non riuscire più a giocare il suo tennis, si sarebbe ritirata.

Oggi, nove mesi dopo quei giorni duri, Flavia è tornata a risplendere, con un fascino da star ed un tennis da applausi. La top 10 WTA è nuovamente lì, a pochi punti, a poche vittorie, ma oggi conta meno che in passato. La Pennetta voleva solo dimostrare a sé stessa di poter ancora una volta alzare la testa, di poter ancora ritagliarsi uno spazio nel suo mondo, quello che si è cucita addosso sin da bambina e non quello che madre natura gli ha permesso di sognare, ovvero sotto i riflettori delle televisioni e le copertine dei giornali. Flavia è una tennista e vuole continuare ad esserlo ancora a lungo. L’aveva detto agli Australian Open, l’ha urlato sui campi americani.

pennetta-e-fognini-twitterMentre sul centrale di Indian Wells Flavia faceva quel che voleva dell’impotente Radwanska, Fognini era nell’angolo ad incitare e supportare l’amica. I due più bei simboli del nostro tennis di oggi vicini, a farsi forza a vicenda. Che siano qualcosa di più che semplici amici, sinceramente, poco importa e se anche fosse fanno solamente bene, ma in ogni caso sono la coppia più bella del mondo-tennis in questo momento e la speranza è di esser costretti molte altre volte, noi semplici tifosi ed appassionati, a rompere la loro ipotetica intimità per festeggiare un’altra vittoria.

Il gavettone di Fabio Fognini a Flavia Pennetta dopo la vittoria di quest’ultima ad Indian Wells:

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

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