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Ci sono due modi per vedere la Finale Scudetto di quest’anno: dal punto di vista di Milano è il naturale punto di arrivo di una stagione regolare dominata, soprattutto dal girone di ritorno in poi, con obbligo di vittoria; dal punto di vista di Siena è, invece, il probabile ultimo ballo di una società che ha comandato in lungo e largo il nostro campionato nelle ultime 7 stagioni e che dovrà ripartire dalle serie inferiori per colpa degli stessi dirigenti che l’hanno portata fin là. Si capisce, dunque, che le due squadre si affronteranno con stati d’animo opposti: il peso di dover portare a casa il trofeo ad ogni costo contro la leggerezza d’animo di chi sa di non aver nulla da perdere perché, di fatto, non esiste più nulla da perdere.

Questa è la quarta finale in 6 anni, da quando Giorgio Armani ha acquistato la squadra dall’ex presidente Corbelli,  tra le due squadre; il bilancio è 3-0 Siena, con Milano che ha portato a casa una sola vittoria in 11 partite.  Praticamente una rivalità mai esistita per evidente superiorità tecnica. hackettMa già l’anno scorso i tempi  sembravano maturi per il passaggio di consegne: Siena in evidente disarmo, rispetto alle vacche grasse delle stagioni precedenti,  e Milano, in particolare con la coppia Fotsis-Bourossis sotto canestro e Scariolo in panchina, si affrontarono al primo turno di Playoff: 4-3 Siena che sbancò il Forum a Gara7 e si lanciò verso lo Scudetto numero 8 della sua storia. Quella gara fu, di fatto, la nascita della nuova Olimpia: via Scariolo, i due greci e il capitano Malik Hairston e dentro Banchi, Moss e Kangur) direttamente dai rivali. Presi inoltre Jerrells, Haynes, Samandro Samuels, CJ Wallace e Gani  Lawal. Una rivoluzione, l’ennesima. Ma la squadra non girava e allora via con lo scambio Hackett – Haynes con, di nuovo, Siena.  Da lì in avanti per l’Olimpia è un monologo in campionato e una splendida cavalcata in Europa, conclusasi solo contro il Maccabi Tel Aviv poi campione. Siena, invece, ha dovuto combattere contro i fantasmi delle inchieste, un roster nemmeno paragonabile a quello guidato da Pianigiani e una critica giornalistica che non la vedeva all’altezza di Milano o Sassari. Eppure ai playoff cambiano marcia: eliminano Reggio Emilia in una serie bellissima, battono nettamente Roma (altra squadra non accreditata a quei livelli) e volano in finale, approfittando anche dell’incrocio Milano-Sassari nell’altra semifinale, da molti indicata, ad inizio stagione, come la Finale Scudetto.

Ora, come sarà questa serie? Siena gioca un basket semplice, efficace e anche bello da vedere, con  Marquez Haynes lasciato libero dal coach Marco Crespi, al quale va riconosciuto il fatto che stia facendo un mezzo miracolo, di poter far il bello e cattivo tempo (diverse escursioni oltre quota 30 punti questa stagione), quando, nella sua mezza stagione a Milano,  non sembrava essere in grado di stare in campo a questi livelli. 791beda6f5279a336d7cc551dbf8901c_169_lHa un roster abituato a giocare per vincere (per info citofonare Tomas Ress, protagonista della giocata più spettacolare di quest’anno) e ha ex dal dente avvelenato come il già citato Haynes e Jeff Viggiano. Può bastare per portare a casa l’ottavo scudetto consecutivo? La logica direbbe di no: Milano conta su Alessandro Gentile, letteralmente esploso contro Sassari, Samandro Samuels, il centro più forte del campionato, e Keith Langford che, come realizzatore puro, non ha eguali in Italia (Drake Diener a parte); una difesa organizzata per essere asfissiante e  guidata da David Moss, tra i migliori difensore sugli esterni in Europa; una panchina lunghissima, che può permettersi  CJ Wallace come dodicesimo uomo. Proprio la panchina è stata fondamentale nelle due serie precedenti: Pistoia e Sassari sono arrivate stremate all’ultima gara, in cui i biancorossi hanno, non casualmente,  dilagato. Considerando che, nei playoff, hanno giocato più o meno lo stesso numero di partite (Milano una in più), più va avanti la serie  e meno chance hanno i toscani d’imporsi, anche in considerazione del vantaggio campo. Ecco, questo meriterebbe una riflessione: l’unica squadra italiana ad aver vinto al Forum, quest’anno, è stata Sassari. L’Olimpia, in tutta risposta, ha vinto 3 volte in Sardegna, dimostrando di poter vincere anche fuori. Le possibilità di Siena sono, dunque, tutte nella testa dei giocatori di Milano: se la paura di vincere s’impossessa di loro, come capitato più volte in stagione, vedere Gara-2 di semifinale,  i toscani possono tentare il miracolo, mettendo pressione soprattutto sui non eccelsi portatori di palla che Banchi ha nel roster, in particolare Curtis Jerrels, il play riserva di Hackett, non un grande costruttore di gioco (per usare un eufemismo) e cercando di limitare il trio Gentile-Langford-Samuels, da cui nasce gran parte dell’attacco di Milano.E Daniel Hackett? Lui sarà il grande osservato della serie. DH è l’equilibrio dell’quintetto biancorosso, senza il quale l’attacco gira meno e s’affida di più ai soliloqui dei Tre Tenori sopraccitati. Su come vivrà questa serie, come reagirà al trovarsi davanti la squadra che gli ha dato i primi titoli da professionista sono alcuni dei tanti motivi d’interesse di questa Finale.

imagesOvviamente di scontato non c’è nulla, le vittorie bisogna guadagnarle sul campo, non nelle quote delle agenzie  e scommettere contro il cuore di questa versione del Montepaschi Siena è sempre rischioso, considerando la pressione che il roster messo insieme da Proli e Portaluppi sta subendo.Da stasera sapremo la verità.

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