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Una vita da secondo. Una vita senza mai poter dire «sono il più forte del mondo». Per uno che se fosse nato dieci anni prima o dieci anni dopo avrebbe fatto incetta di palloni d’oro, non è facile vivere così. Valanghe di gol, numeri da circo, colpi da fuoriclasse, ma sempre «il secondo miglior giocatore del mondo». Tutta colpa di quella Pulce, di quel piccoletto argentino di una razza più unica che rara, con un talento che prima di lui hanno avuto (forse) in un paio. Per Cristiano Ronaldo la vita, calcisticamente parlando, non è mai stata facile. Certo, si dirà, guadagna milioni e ha tutte le donne che vuole. Ma non ti basta. Quando hai la sua fame di gloria, quando possiedi certi numeri, vorresti essere il numero uno al mondo. Ma non è possibile. Con Messi in circolazione passerebbe in secondo piano chiunque. E da qualche anno è sempre così per CR7: segna a raffica, ma sempre un po’ di meno di Messi; vince trofei, ma non tanti quanti ne vince Messi; effettua dribbling ubriacanti, ma quelli di Messi hanno un tasso alcolico maggiore.

 

Ma ieri sera, per una notte, Cristiano ha ribaltato il destino. Per una notte, una sola notte, perché anche lui sa che, come fu per Cenerentola, tutto presto tornerà come prima. Sa che presto tutti torneranno a parlare di lui come di «un fenomeno, ma Messi è un’altra cosa». Però, per una notte, è stato il numero uno. Lo potrà raccontare a suo figlio tra qualche anno: di quando prese il Real per mano, di quando decise che era giunta l’ora che i complessi d’inferiorità nei confronti di una delle più grandi compagini della storia andassero a farsi fottere. E di come ammutolì il Camp Nou.

 

Quel pallone al bacio di Özil, quell’uscita di Valdes, e quel colpo da maestro con il destro. Tutto il mondo ai suoi piedi. Nella sfida del secolo. Perché se un Clasico è sempre un Clasico, quello di ieri sera era qualcosa di più. Era la sfida tra Mou e Guardiola, tra la cattiveria agonistica e il fair play dell’Unicef, tra i realisti e gli indipendentisti, tra gli arroganti e quelli che piacciono a tutti.

 

gol cr7Cristiano, in quell’istante in cui ha colpito il pallone, ha fregato il destino. Si è ribellato al fato che lo ha reso eterno secondo. È stato un sussulto troiano di fronte alle schiere degli Achei: la storia si ricorderà si loro, si ricorderà di Messi e di Guardiola, si ricorderà di Ulisse e del cavallo, perché così è scritto. Ma quel gol, quel «calma, calma» pronunciato al Camp Nou, rimarranno nell’epica pallonara.

 

Tutti quanti, in quel momento, ci siamo sentiti CR7. Tutti quanti ci siamo identificati in lui: come quando la donna che desideri ti dice «ti amo», e magari sai che non durerà, ma quel momento ha un respiro di eternità. Allo stesso modo non durerà per Cristiano, perché Messi riprenderà il suo posto e tornerà ad essere il numero uno. Ma quel pallone che si insacca, quel Camp Nou ammutolito, quel «calma, calma» strafottente, rieccheggeranno nell’eternità.

 

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Leggo Tex Willer e fumo Camel Light.

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