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Riceviamo e pubblichiamo una lettera riguardo al tema del Fair Play Finanziario affrontato ieri da Lorenzo Damiani nella sua rubrica.

Caro Direttore,

le scrivo in relazione all’ultimo delirio onirico che il suo collaboratore Lorenzo Damiani ha scritto in relazione alla polemica inglese recentemente sorta in relazione al tanto famigerato Fair Play Finanziario.

Premetto che per come è stato congegnato da LeRoi Michel Platini lo strumento del FPF deve essere migliorato in molti aspetti e profondamente rivoluzionato.

platini-ffp1Ciò che intendo criticare è l’impostazione culturale del “dio del calcio” che,  a mio modesto modo di vedere, prescinde completamente dal senso di questo sport e dal suo rapporto, controverso e travagliato, col mondo finanziario ed economico. Non possiamo considerare nel discorso relativo al fair play finanziario due questioni di primaria importanza. In primo luogo la differenza, che forse Damiani ignora, tra il talento dei dribbling di Cristiano Ronaldo, e i petroldollari arabi o le funamboliche dichiarazioni dei redditi e bilanci dei migliori Callisto Tanzi e Sergio Cragnotti. Attenzione non sto dicendo che il FPF avrebbe evitato i crac Parmalat e Cirio, assolutamente no. Ma un’attenta osservazione di questi fenomeni, e la loro collocazione temporale nel pieno dell’orgia finanziaria di fine anni ’90 non può che far riflettere sulle distorsioni che vi possono essere nel rapporto tra sport e dinero.

L’essenza del calcio, senza alcuna retorica, sono 22 persone e una palla che competono su un terreno di gioco. Certamente il calcio non è solo competizione sportiva ma anche business, merchandising, stadi di proprietà, sponsorizzazioni, cartelloni pubblicitari, tutto ciò che ci gira attorno e che ha costi e ricavi.

La finanza e il mondo dell’economia non sono quindi avulse dal calcio, assolutamente, sono state condizioni necessarie perché il calcio potesse diventare lo sport più seguito al mondo, il più emozionante, e quindi evidentemente quello più propenso alla speculazione.

Questo però ha dato vita, e non si può non riconoscerlo, a forti distorsioni nel mondo pallonaro, società che contraggono debiti enormi senza poterselo permettere (in Italia la fila è lunga…), costi dei cartellini e degli stipendi lievitati senza alcun freno, costringendo intere legislazioni nazionali tributarie a cambiare per permettere di accaparrarsi i migliori talenti sul mercato (vedi legge Beckham in Spagna).

Etihad Stadium 2012 middle (1)Per lo stesso motivo che il calcio è condizionato anche da scelte di livello economico non si può prescindere perciò da una regolamentazione di queste per evitare che tutto il sistema diventi schiavo esclusivamente del dio denaro. Non studio diritto né economia però mi sembra che le disfunzioni siano evidentemente sotto gli occhi di tutti. Soprattutto in periodo in cui gli istituti bancari che per 2 anni avevano garantito forti crediti alle società calcistiche hanno cominciato ad avere problemi di liquidità con la crisi economica. Avvenimento, la crisi, da cui non si può assolutamente prescindere, non con quel moralismo per cui i soldi con cui si paga Cristiano Ronaldo potremmo darli all’Unicef, ma perché i soldi se spesi bene e con regole chiare contribuiscono a far girare un sistema economico che dà lavoro, questo sì, a migliaia di persone.

Per questi motivi il FPF è stato concepito in maniera fortemente riduttiva teso solamente a creare un minor rischio dello strapotere di certe squadre, il che, scusate, è sostanzialmente inutile e non serve a nulla se poi tanto Etihad copre il disavanzo di bilancio del City con una sponsorizzazione ad hoc dello stadio di proprietà (voce tra gli attivi). Le regole devono essere più chiare e dure, non una semplice panacea.

Personalmente non so quali siano le misure migliori, queste considerazioni le lascio a coloro che di me sono più esperti in materia, ma di sicuro il rapporto tra calcio e soldi ha bisogno di regole chiare e precise. Avere i soldi e poterli spendere è un diritto sacrosanto ma non si può permettere che squadre come il Malaga possano essere ultrafinanziate per un anno per poi non pagare i giocatori l’anno successivo per le bizze di un giovane sceicco. Questo non può e non deve succedere.

Luigi “Gigio” Neggia

Un altro modo di raccontare lo sport.

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